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Il Papa invita il popolo del Meeting a vivere il Vangelo della misericordia verso tutto e tutti

Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, propone al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta”, resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”.

Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo.

L'amore che muove il mondo

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice il Papa dal palco, lasciando a chi lo ascolta un comando: l’Amore, quello che “move il sole e l’altre stelle” come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia che dà il titolo alla 47ª edizione dell’evento.

Più volte il Sommo Pontefice richiama il Sommo Poeta nel suo discorso in cui cita il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che già 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un simile appuntamento: “Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: Incontro! Incontro di amicizia”! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.

Le persone prima dei confini e delle istituzioni

Leone fa sue le parole del Papa polacco: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, sottolinea, esortando – sulla scia della Fratelli tutti - a “coltivare l’amicizia sociale” così da riconoscerci “nella dignità di figli di Dio” che accomuna tutti gli esseri umani, “al di là di ogni diversità, separazione o conflitto”.

Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone.

Il realismo della misericordia

È la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.

Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato

È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che domanda il Papa. Quanti sono seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse possono mettersi davvero al servizio e accompagnare l’umanità sulla strada giusta: non quella che “sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione”, bensì quella che “serve il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Un disegno che attraversa la storia

“In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”.

Appello ai giovani

Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.

Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!  Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore.

Risveglio della fede

Nessuno deve permettersi di sminuire la parola “amore” che, rimarca il Papa, “è il nome stesso di Dio: Dio è amore”. E “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

Questa stessa libertà è il motore del risveglio della fede di tanti giovani: “Oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa”, annota Leone. Ma non è “una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo”. “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”, afferma Leone XIV. E la Chiesa stessa, come diceva Benedetto XIV, “non fa proselitismo” ma “si sviluppa piuttosto per attrazione”.

"Amate sempre la Chiesa!"

“Amate sempre la Chiesa!”, aggiunge ancora il Papa, facendolo ripetere ancora una volta: “Amate sempre la Chiesa!”.

“Amate e preservate l’unità della compagnia attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”, dice, questa volta rivolgendosi agli aderenti a Comunione e Liberazione. “Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita”. L’invito è ad “imparare ad ascoltarci a vicenda”, perché dono dell’ascolto “spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”. Ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco, ascolto della saggezza in uomini e donne, membri della Chiesa e quanti sono alla ricerca della verità, indica il Papa.

Sinodalità

La via è, dunque, quella della “sinodalità”, che "non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo".

Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia

“Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi”, osserva il Papa. “Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile”.

fonte: vaticanmedia/redazionecatt

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