“Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso”: questo il proposito della Sacrosanctum Concilium, il primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II, convocato per “far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli”, “adattare alle esigenze” del “tempo” le istituzioni “soggette a mutamenti”, “favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo” e “rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”. Leone XIV lo spiega all’udienza generale, nella seconda catechesi dedicata alla Costituzione sulla sacra liturgia, nell’ambito del ciclo sui documenti dell’assise conciliare.
Tendere sempre alla comunione ecclesiale
È un progresso, quello evocato dalla Sacrosanctum Concilium che “non compromette affatto la comunione ecclesiale”, sottolinea il Papa ai 25.mila fedeli e pellegrini radunati in piazza San Pietro, semmai vuole “confermarla e favorirla”. Da qui l’invito ad osservare le disposizioni e le norme liturgiche.
Esorto pertanto tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale.
Tradizione e progresso
Sviluppando il tema “La riforma della liturgia: tradizione e sviluppo”, il Papa premette che negli anni Sessanta, durante i quali si è svolto il Vaticano II, “si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali” e che “grazie al Movimento liturgico era maturata la convinzione” dello stretto “legame” tra “rinnovamento della liturgia” e “rinnovamento di tutta la vita della Chiesa”. Cosa già evidenziata da Pio XII nell’Enciclica Mediator Dei, dove si legge che “la Chiesa è un organismo vivente”, dunque, “anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze” del tempo. Come ha chiarito Benedetto XVI, sebbene “tradizione e progresso” vengano contrapposti, “in realtà, i due concetti si integrano”. E in effetti i padri conciliari nella Sacrosanctum Concilium hanno specificato che il progresso “è radicato nell’autentica Tradizione”, ricorda Leone, ma “distinguendo all’interno della liturgia ‘una parte immutabile, perché di istituzione divina’ e “parti suscettibili di cambiamento” se vi “si insinuassero elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia”, o se divenissero “meno opportune”.
Un culto incarnato
Per permettere “ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo”, che è “fondamento della fede cristiana”, dunque, ci sono stati “mutamenti” nella liturgia “lungo i secoli”
Il culto della Chiesa si è dunque “incarnato” nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle. La liturgia è stata così, per secoli, un motore di evangelizzazione. Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità.
Evitare il disorientamento dei fedeli
Lo stretto legame fra tradizione liturgica e progresso emerge anche nella raccomandazione dei padri conciliari ad una “revisione dei riti”, lì dove vi fosse “una vera e accertata utilità della Chiesa”, fatta in modo che “le nuove forme” nascano “organicamente da quelle esistenti”, precisa il Pontefice, che raccomanda riforme ponderate e ben studiate nel rispetto della tradizione.
Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre “preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale”. Il Magistero conciliare, in questo modo, invita a evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa.
Le ultime drammatiche notizie dall’Ucraina
Il pensiero e il cuore di Papa Leone XIV sono sempre rivolti ai Paesi feriti dalla guerra, e questo mercoledì, in particolare, al termine dell’udienza generale, tornano con preoccupazione al conflitto in Ucraina, “che conosce in questi giorni una forte intensificazione”.
Desidero esprimere la mia vicinanza a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi compiuti anche contro civili. La guerra non risolve i problemi ma li aggrava. Non costruisce sicurezza ma moltiplica la sofferenza e l’odio. Dove cadono missili e droni cadono anche le speranze, si distruggono case e i luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti. Affido tutti i popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, Regina della pace.
Le ultime notizie riferiscono di sei morti nella notte del 26 maggio nella regione di Donetsk, per attacchi russi. Nella notte tra sabato 23 maggio e domenica 24, una serie di bombardamenti russi con missili e droni ha colpito la capitale Kyiv e le zone circostanti, uccidendo almeno 4 persone e ferendone oltre 50 in uno dei più grandi attacchi sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra. La Russia ha utilizzato 600 droni e 90 missili, secondo l’aeronautica ucraina, di cui 549 e 55 intercettati. Nei giorni scorsi, un attacco di droni ucraini contro un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione occupata di Luhansk, in Donbass, ha causato 21 morti e 44 feriti. Secondo l’esercito ucraino si trattava di un obiettivo militare.
fonte: vaticannews