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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (9 gennaio 2026)
  • La Veglia del 9 gennaio nella Cattedrale di Lugano per le vittime del dramma di Crans Montana

    Il vescovo Alain alla Veglia in Cattedrale: "L'amore di Cristo attraversa il buio più grande"

    di Cristina Vonzun

    Per la seconda volta in una settimana la Cattedrale di Lugano si riempie all’inverosimile di gente. Il tutto avviene in quella che si potrebbe definire una vera e propria “Settimana Santa” che la Svizzera, insieme al Ticino ma anche a tanti altri Paesi coinvolti nella tragedia di Crans Montana sta vivendo. La gente converge in questi momenti per condividere, per pregare, per stringersi insieme in quell’umano e cristiano bisogno di fraternità che è di tutti. Venerdì 9 gennaio alle 18 la Cattedrale di Lugano è strapiena e la folla invade nuovamente il sagrato, come è stato mercoledì, ai funerali di Sofia Prosperi, la ragazza di Castel San Pietro deceduta a Crans. Il Cero Pasquale è acceso. Il vescovo Alain e i membri della Chiese cristiane sorelle (CLCCT) entrano dalla navata centrale accompagnati da un sottofondo musicale. Questo è l’inizio di una cerimonia che ha i giovani come protagonisti: quelli che hanno animato insieme ad altri l’incontro di preghiera, quelli in Cielo, i ragazzi periti a Crans Montana, quelli feriti negli ospedali ma anche tanti altri, lontani, che soffrono nel mondo.

    Riguarda il video della veglia

    Il vescovo Alain saluta i membri delle Chiese sorelle presenti, il Care team Ticino e la polizia, il vescovo emerito Pier Giacomo che abita vicino alla famiglia di Sofia ed è accorso domenica a Castello a celebrare, i parroci di Castel san Pietro e Paradiso e il gruppo del Giubileo dei movimenti che anima con i canti la veglia.

    Poi vengono letti il messaggio di papa Leone e quello dei vescovi svizzeri. Il successore di Pietro, in ben due occasioni in questi giorni, ha avuto parole di solidarietà e conforto per le vittime del dramma; si dà quindi lettura delle parole dei vescovi svizzeri che invitano “tutte le chiese ad essere luoghi di sostegno, di conforto e di preghiera in questo momento terribile”. Ed in questi giorni questo è successo.

    Le parole introduttive di mons. Alain rievocano Sofia

    Una cerimonia “per non fermarci qui, ma per andare avanti”, come sottolinea in introduzione mons. de Raemy, trasmettendo il pensiero dei genitori di Sofia che mercoledì, in questa stessa cattedrale, hanno vissuto i funerali della figlia.

    “I genitori di Sofia — ha detto de Raemy - hanno voluto che il nostro pensiero andasse subito oltre. Non solo alla loro figlia e a tutte le altre vittime dell’incendio, con un pensiero particolare per chi soffre negli ospedali e chi è rimasto traumatizzato, ma hanno chiesto che il nostro pensiero andasse ancora oltre: anzi, a tutti i giovani in Ticino e nel mondo, colpiti nel loro corpo e nel loro cuore e senza suscitare grandi manifestazioni di sostegno”.

    Il segno della luce

    Dopo, un canto vengono portate tra la gente, da sette giovani, sette lanterne accese simboleggianti la Luce di Cristo Risorto, “luce che ha vinto le tenebre della morte e che continua a brillare anche nei momenti più bui della nostra storia” viene detto.

    Dopo il solenne momento dedicato alla Luce ecco l’ascolto della Parola di Dio e la parola di mons. de Raemy.

    Luce posta in Cattedrale alla veglia per la strage di Crans Montana
    Luce posta in Cattedrale alla veglia per la strage di Crans Montana

    “Niente ci separerà dall’amore di Dio”

    Evocando il buio di questi giorni di lutto, il niente che sembra prevalere, "quando Dio sembra assente" ed è la stessa esperienza "per chi perde la persona amata", "anche per chi ha aiutato, ma non ha potuto fare niente", davanti a questo “niente” che è vuoto, il vescovo sottolinea l'altro "niente", quello evocato da San Paolo: “Niente potrà mai separarci dall’amore di Dio,  che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.

    “In pochi secondi - aggiunge de Raemy - a Crans Montana, le fiamme ci hanno tolto tanto. Ad alcuni, tutto. Anche l’anima al corpo. Buio, vuoto, niente (...). Quando tutto viene distrutto, quando a noi sembra che non rimanga più niente: c’è… c’è ancora il più bel mistero, la realtà più profonda, c’è l’amore di Cristo che attraversa tutto, anche la morte, come sulla croce, per noi e con noi. Oggi sarai con me in Paradiso, lo dice Gesù a chi meno se lo aspettava…”.

    Poi de Raemy invita a guardare ai segni della presenza di questo amore nella tragedia: “Nello sguardo del soccorritore, c’è Cristo. Nei gesti del medico, c’è Cristo. Nel genitore che accompagna, c’è Cristo. Nel giovane morente che ringrazia, c’è Cristo”. “Tutti – ha proseguito de Raemy - andremo a finire nella Sua Luce, in quella Luce, nella quale non si finisce, ma si comincia davvero, in eterno”. Poi un ultimo pensiero, come invocazione, mons. Alain lo rivolge alla scena evangelica della croce di Cristo ai cui piedi è la madre, Maria:

    “Nel momento più orribile c’era Maria. Appena ci avviciniamo alla croce, Gesù ci dice: Ecco tua madre. Ecco vostra madre. Madre del Cielo, eccoci sotto la Croce con te. Prega per noi sulla terra, sì prega per chi soffre la croce di Gesù, prega per noi tutti, ora e nell’ora della nostra morte. Tu lo sai meglio di noi: neanche la morte ci separa dall’Amore di Gesù. Niente ci separa pure da te, Maria”. 

     Le luci su Lugano

    Al termine della Veglia, il vescovo ha ancora un’ultima parola, ricordando nella preghiera anche le persone che in qualche modo sono sotto indagine in questo momento. Una giovane introduce al gesto successivo: tutti i presenti, accompagnati da un canto mariano escono da San Lorenzo in silenzio, compiendo un breve cammino introdotti dalle 7 lanterne, segno di Cristo, luce del mondo, per raggiungere la balconata del Palazzo vescovile e porre le lanterne in vista su Lugano.

    Un momento raccolto e di popolo, nel quale tutti hanno potuto affidare questi ragazzi e queste ragazze vittime innocenti a Crans, al cuore di Dio, dove sicuramente ora sono e vivono per l’eternità!

    Alcune immagini della veglia

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