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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (14 febbraio 2026)
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  • Loredana Odone di Agno in compagnia del suo cane

    La scienza non bastava: Loredana e il “senso di tutto” ritrovato nel Vangelo

    di Federico Anzini

    C’è un silenzio che non è assenza, ma attesa. È il silenzio di chi, dopo aver cercato risposte nei libri, nella scienza e nei meandri della mente umana, si ferma sulla soglia di una cattedrale e decide di entrare. Domenica prossima, 15 febbraio, alle ore 10.00, la Cattedrale di Lugano si farà grembo per un momento di rara intensità: la Santa Messa presieduta da mons. Alain de Raemy per l’accoglienza di cinque adulti che chiedono di essere battezzati.

    L’inquietudine che si fa cammino

    Tra i volti che incroceranno lo sguardo del Vescovo c’è quello di Loredana Odone, della parrocchia di Agno. La sua storia non somiglia a una folgorazione sulla via di Damasco, ma a un mosaico composto con pazienza. «Non c'è stato un momento preciso, nessuna improvvisa rivelazione», confida Loredana. «Si è trattato piuttosto di un percorso, sviluppatosi da una mancanza, da un senso di inquietudine che mi ha portato da sempre a cercare risposte». Prima la ragione, poi la scienza — in cui Loredana crede fermamente — e infine lo studio della mente, il suo mestiere. Ma, nonostante i successi, «restava un vuoto». La svolta è arrivata per vie «più o meno tortuose», attraverso letture che l’hanno condotta al Vangelo: «Lì ho trovato un senso, un significato e molta pace».

    Il Vangelo come "terapia" dell’anima

    Per una psichiatra, l’incontro con Cristo non poteva che passare attraverso una rilettura profonda dell’umano. Durante il catecumenato, Loredana ha fatto una scoperta che definisce affascinante: il valore "terapeutico" del messaggio cristiano. «Ho ritrovato molti dei temi che ricorrono in terapia, rivisitati in una chiave diversa, ma con punti di unione interessanti: in parole povere, ho scoperto che seguire le parole di Gesù fa stare bene. E questo, per me che mi occupo di salute, è molto bello».

    Questa consapevolezza si traduce in una libertà nuova, quasi rivoluzionaria per chi è abituato a gestire il peso delle fragilità altrui e proprie: «Su me stessa, scopro qualcosa di inaspettato ogni domenica a Messa; forse la cosa più importante è che posso ammettere i miei errori senza vergogna». È la forza della Grazia che supera il giudizio, riassunta in un comando che Loredana sente come bussola: «Ama il tuo prossimo come te stesso. C’è tutto: l’amore per gli altri, l’amore per se stessi, l’amore, in definitiva».

    Il coraggio dell’appartenenza

    Passare dalla ricerca individuale all'appartenenza ecclesiale non è stato scontato. Loredana ammette con onestà di aver dovuto "lavorare parecchio" sulla sua concezione della Chiesa. A convincerla è stata la scoperta della fraternità: «Una cosa bellissima del Cristianesimo è la condivisione, l’essere Chiesa appunto. Fa parte del mio percorso imparare ad “appartenere”».

    Con lucidità ha superato anche lo scoglio degli scandali e delle debolezze umane dei membri della Chiesa: «Il fatto che alcune persone non si comportino bene non caratterizza necessariamente l’istituzione. Molti psichiatri hanno fatto cose orribili, ma io continuo ad avere fiducia nella psichiatria».

    La gioia del pastore

    Ad accompagnare Loredana in questo viaggio è stato don Massimo Braguglia, parroco di Agno. «Per la prima volta nella mia vita sacerdotale ho accompagnato un adulto ai sacramenti», ci dice emozionato il parroco. Per don Massimo, la sfida è stata parlare al cuore più che alla testa: «Gesù non ha mai fatto catechesi, ma evangelizzazione. Nessuno può innamorarsi di una persona solo perché viene descritta bene; ci si innamora perché la si incontra. Negli adulti c’è una maturità maggiore: non si accostano ai sacramenti perché lo fa l'amico, ma perché sono affascinati da Gesù».

    Un gesto rivoluzionario

    L’ingresso di Loredana e degli altri catecumeni non è solo un fatto privato, ma un dono per la comunità. «Sarà un momento per interrogarci sulla nostra missione di testimoni credibili», sottolinea don Massimo. E a chi, oggi, sente la stessa inquietudine ma esita, Loredana rivolge un invito disarmante nella sua semplicità: «Andate a Messa. È un gesto potente, rivoluzionario, tanto più oggi. È un raro momento comunitario di ascolto, silenzio e quiete. Un ottimo punto di partenza».

    Una luce di speranza

    La notizia di questi cinque adulti che bussano alla porta della Chiesa luganese è una ventata di aria fresca. La loro presenza domenica in Cattedrale ci dice che la fede è una sorgente viva capace di dissetare l’uomo di oggi. La storia di Loredana ci ricorda che la ricerca spirituale è un cammino personale e comunitario. In un mondo che corre, fermarsi davanti all'altare per "appartenere" a qualcuno di più grande è, forse, la forma più alta di libertà e di cura che l'essere umano possa concedersi.

    Gli Appuntamenti con il Vescovo Alain per l'inizio della Quaresima

    Domenica a Lugano

    • Domenica 15 febbraio, alle 10, mons. Alain de Raemy celebrerà la S. Messa nella Cattedrale di Lugano con l’accoglienza dei catecumeni all’inizio del loro percorso di iniziazione cristiana.

    Le «Ceneri» col Vescovo

    • Mercoledì 18 febbraio, alle 18, nella chiesa di Sant’Antonio a Lugano, il vescovo Alain celebrerà la S. Messa con l’imposizione delle Ceneri penitenziali, per l’inizio della Quaresima (rito romano).

    • Lunedì 23 febbraio, alle 20 , Santa Messa vicariale nella chiesa di San Carlo a Biasca in occasione dell’inizio della Quaresima ambrosiana, con imposizione del rito delle Ceneri.

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