Un lungo elenco di Paesi in guerra, in preda alla devastazione provocata da armi sempre più complesse, in ginocchio per la violenza che non conosce pietà nemmeno davanti al pianto dei più piccoli, dove i diritti devono essere nuovamente riconquistati. Papa Leone, nell’udienza del 9 gennaio al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, si fa voce della sofferenza che si respira ormai in ogni angolo di mondo e chiede con forza la pace, da costruire di volta in volta, percorrendo la strada opposta a quell’idea “che la pace sia possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza”.
D’altronde, la guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari.
Germogli di pace
È un richiamo alla responsabilità, all’impegno, alla tutela del bene comune la lunga riflessione di Leone XIV in italiano e in inglese. Nelle sue parole c’è l’eco di omelie, angelus, preghiere che in 8 mesi di pontificato hanno disegnato le fondamenta del suo magistero. La denuncia del male ma anche “i germogli di pace che necessitano di essere coltivati” come gli accordi di Dayton che posero fine 30 anni fa alla guerra in Bosnia e la Dichiarazione congiunta di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian per “spianare la strada ad una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale”. Il Papa ricorda anche l’impegno delle autorità vietnamite “nel migliorare le relazioni con la Santa Sede e le condizioni in cui opera la Chiesa nel Paese”.
L’orgoglio, radice dei conflitti
Per il Pontefice c’è una ragione alla base delle guerre e per spiegarne i risvolti richiama i concetti espressi da sant’Agostino nella sua opera “De Civitate Dei. La città di Dio” in cui la realtà viene letta secondo il modello di due città: quella di Dio che è eterna e quella terrena, “luogo di dimora temporanea”. Ma se sant’Agostino evidenziava la coesistenza delle due realtà, “il nostro tempo – dice il Papa – sembra piuttosto incline a negare ‘diritto di cittadinanza’ alla città di Dio”. “Mancando un fondamento trascendente e oggettivo, - evidenzia - prevale solo l’amor di sé fino all’indifferenza per Dio che governa la città terrena”.
L’orgoglio offusca la realtà stessa e l’empatia verso il prossimo. Non a caso all’origine di ogni conflitto vi è sempre una radice di orgoglio. Come ho avuto modo di ricordare nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, «si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura», aprendo così la strada alla logica dello scontro, prodromo di ogni guerra.
Soluzioni pacifiche e durature per Ucraina e Terra Santa
Nei pensieri del Papa c’è l’Ucraina per la quale chiede con urgenza il cessate-il-fuoco e un dialogo sincero che porti alla pace. Leone XIV fa appello alla comunità internazionale per trovare “soluzioni giuste e durature a tutela dei più fragili e per ridare speranza alle popolazioni colpite”, ribadendo poi la disponibilità della Santa Sede ad accompagnare iniziative che favoriscano la concordia. Considera grave la crisi umanitaria in Terra Santa e rilancia la soluzione a due Stati che resta “la prospettiva istituzionale” in grado di venire incontro “alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli”.
La Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, così come all’intero popolo palestinese e all’intero popolo israeliano.
Un futuro stabile per il Venezuela
Preoccupazione viene espressa per le tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico, il Papa fa appello perché si tuteli il bene comune. Stesso avviso per il Venezuela con la preghiera di guardare alla vita di due nuovi santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, esempio “per costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni”.
Rinnovo, al riguardo, l’appello a rispettare la volontà del popolo venezuelano e ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia.
Perseguire il bene comune
Nel cuore del Papa c’è poi Haiti, scossa dalle violenze, dalla “tratta di esseri umani, esili forzati e sequestri”, l’invito è che si ristabilisca l’ordine democratico. Una soluzione giusta e duratura viene invocata dal Pontefice per la regione dei Grandi Laghi; stessa richiesta per Sudan, “trasformato in un esteso campo di battaglia”. Il pensiero corre anche verso la perdurante instabilità politica nel Sud Sudan, “il Paese più giovane in seno alla famiglia delle nazioni”.
Dialogo per arginare i segnali di tensione che arrivano dall’Asia orientale come in Myanmar dove persiste la crisi umanitaria. L’appello del Papa riguarda la scelta coraggiosa di vie di pace, di dialogo inclusivo “garantendo a tutti un accesso giusto e tempestivo agli aiuti umanitari”.
I percorsi democratici, per essere autentici, devono accompagnarsi alla volontà politica di perseguire il bene comune, di rafforzare la coesione sociale e di promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona.
IA, gestione etica
Leone XIV mette in guardia dalla corsa al riarmo, esprime l’auspicio che si rinnovi al Trattato New START, in scadenza a febbraio, e che l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nel produrre nuove armi sia considerato nella sua pericolosità.
Quest’ultima è uno strumento che necessita di una gestione adeguata ed etica, nonché di quadri normativi incentrati sulla tutela della libertà e sulla responsabilità umana.
La debolezza del multilateralismo
Papa Leone ricorda che si sta vivendo “un cambiamento d’epoca” come evidenziava Papa Francesco e si sta assistendo sul piano internazionale alla “debolezza del multilateralismo”, la diplomazia del dialogo è stata sostituita dalla “diplomazia della forza di singoli o di gruppi di alleati”.
La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé «nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini», ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile.
La violazione del diritto umanitario
L’attenzione del Papa si sposta poi sul diritto umanitario internazionale che “nelle piaghe della guerra” garantiva un minimo di umanità ma che oggi non viene rispettato, facendo emergere così “gli effetti devastanti” dei conflitti “anche in un’ottica di ricostruzione”.
Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale.
“La Santa Sede – afferma il Pontefice - ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari” da qui l’auspicio che la comunità internazionale ricordi che la sacralità della vita vale più degli interessi nazionali.
Il linguaggio, un’arma per colpire gli avversari
Sottolineando che le Nazioni Unite sono nate alla fine della Seconda guerra mondiale per prevenire altre catastrofi, il Vescovo di Roma invoca nuovi sforzi perché l’Onu sia sempre più orientata “nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli”. La riflessione del Papa si sposta dunque sulla necessità di “riscoprire il significato delle parole”, definendolo come “una delle prime sfide del nostro tempo”.
Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari.
La fluidità della parola
Necessario “che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe” perché solo così può rinascere “un dialogo autentico” nelle piazze come nei social media e nel multilaterismo perché nessuno prevarichi l’altro “con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare”. Si nota, mette in luce il Papa, la tendenza ad indebolire la parola” in nome della stessa libertà di espressione”. Un vero e proprio “paradosso” soprattutto in Occidente dove il linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, vorrebbe essere più inclusivo e invece si finisce per escludere.
La libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità.
La libertà di coscienza non è ribellione
“Da questa deriva – afferma Leone XIV - ne conseguono, purtroppo, altre che finiscono per comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza”. La libertà di coscienza, sottolinea, non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi e che in questo momento storico diventa “oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati” mentre questa libertà stabilisce “un equilibrio tra l’interesse collettivo e la dignità individuale”.
Una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale.
La persecuzione dei cristiani, una delle crisi di diritti umani più diffuse
Tra le libertà che rischiano di essere compromesse, afferma Papa Leone, c’è la libertà religiosa, “il primo dei diritti umani perché esprime la realtà più fondamentale della persona”, come evidenziava Benedetto XIV. I dati fotografano una realtà importante: il 64% della popolazione mondiale subisce violazioni gravi di questo diritto. “La Santa Sede lo domanda anche per tutte le altre comunità religiose”. La libertà religiosa non è un “privilegio” o una concessione ma un diritto umano fondamentale.
Non si può, tuttavia, tralasciare che la persecuzione dei cristiani rimane una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce oltre 380 milioni di credenti in tutto il mondo, i quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede. Il fenomeno interessa circa un cristiano su sette a livello globale e nel 2025 si è aggravato a causa dei conflitti in corso, dei regimi autoritari e dell’estremismo religioso.
Il Papa ricorda le violenze a connotazione religiosa in Bangladesh, nella regione del Sahel e in Nigeria, il grave attentato terroristico del giugno scorso alla parrocchia Sant’Elia di Damasco e le vittime della violenza jihadista a Cabo Delgado in Mozambico. Ma “una sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani”, dice Papa Leone, si registra in Europa e nelle Americhe per ragioni politiche ed ideologiche.
Migranti, famiglia, vita nascente
I migranti, la famiglia, la vita nascente e i detenuti sono le altre preoccupazioni del Pontefice. Per chi fugge dalle guerre e rischia di cadere nella rete dei trafficanti, il Papa invoca il rispetto della dignità della persona.
Rinnovo l’auspicio della Santa Sede che le azioni che gli Stati intraprendono contro l’illegalità e il traffico di esseri umani, non diventino il pretesto per ledere la dignità di migranti e rifugiati.
Il Papa chiede condizioni dignitose per i reclusi, di continuare nei gesti di clemenza nel Giubileo, e che non si dimentichi la sofferenza di chi è in prigione per motivi politici. Sulla famiglia ricorda il suo fondamentale ruolo sociale senza nascondere “la crescente e dolorosa realtà di famiglie fragili, disgregate e sofferenti, afflitte da difficoltà interne e da fenomeni inquietanti, inclusa la violenza domestica”.
Il rifiuto dell’aborto
Per i Paesi sconvolti dal drammatico calo del tasso di natalità, Leone XIV invoca misure per le famiglie, nate dall’unione di un uomo e una donna, per accogliere la vita nascente rifiutando categoricamente “pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo”, tra queste vi è l’aborto.
La Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie.
Non bisogna tralasciare anche la maternità surrogata, “che, trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a prodotto, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. Nei pensieri del Papa ci sono i malati e gli anziani, la necessità di promuovere le cure palliative senza incoraggiare “forme di illusoria compassione come l’eutanasia”. Uno sforzo congiunto viene invocato per le tossicodipendenze con la valorizzazione di politiche di recupero e nell’offrire opportunità di lavoro. “Una società è sana e progredita solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla”.
Il “corto circuito” dei diritti umani
In questo panorama di rischi e violazioni, Papa Leone evidenzia che i cosiddetti “nuovi diritti” rischiano di far perdere vigore all’impianto stesso dei diritti umani.
Le considerazioni che ho presentato inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita, subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione. Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità.
Un cuore umile
Infine ricordando le prossime celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, “un uomo di pace e di dialogo”, testimone “che un mondo pacifico si edifica a partire da un cuore umile, proteso alla città celeste”. Il Papa lancia un ultimo messaggio agli ambasciatori.
Un cuore umile e costruttore di pace è quanto auguro a ciascuno di noi e ad ognuno degli abitanti dei nostri Paesi all’inizio di questo nuovo anno.
fonte: vaticanmedia