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Mar 31 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    L'arcivescovo di Algeri nel duomo di Milano: "I martiri di Algeria sono testimoni di fraternità"

    di Cristina Uguccioni

    Uno degli ospiti più attesi della terza edizione di Soul – il Festival di spiritualità promosso dall’Università Cattolica e dalla Diocesi di Milano – è stato il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Nella sua  riflessione ha voluto raccontare la vita della Chiesa d’Algeria attraverso la testimonianza dei diciannove martiri di Algeria: sei religiose e tredici religiosi, fra cui un vescovo, Pierre Claviere, e i sette monaci di Tibhirine, che sono stati beatificati insieme a Orano nel 2018. La visita che papa Leone XIV compirà in Algeria il 13 e 14 aprile  si lega anche alla memoria di questi martiri, assassinati tra il 1994 e il 1996. Per un decennio, tra il 1990 e il 2000, l’Algeria è stata infatti ferita dalla violenza islamista che è costata la vita a quasi duecentomila persone.

    La Chiesa insieme al popolo algerino

    La Chiesa cattolica ha attraversato questa prova insieme al popolo al quale si sapeva inviata e diciannove persone hanno perso la vita in modo violento. La morte di questi martiri e la loro beatificazione ci può istruire, ha affermato il cardinale Vesco: anzitutto  attraverso la beatificazione viene messa in luce la testimonianza di tutta una Chiesa locale, in un momento preciso della storia. «I diciannove martiri hanno donato la loro vita, ma tutti l’hanno rischiata. In un certo senso, la Chiesa che mi ha accolto al mio arrivo in Algeria era una Chiesa di beati vivi e vegeti su questa terra! Fa una strana impressione vivere con dei beati. I beati non hanno solo delle qualità. La nostra Chiesa era una Chiesa normale, con le sue piccolezze, le sue gelosie, i suoi conflitti tra persone… Ed era lo stesso per i beati che hanno dato la loro vita. Tra di loro c’erano giganti della spiritualità, ma anche religiose molto semplici. C’erano  “santi in terra” e anche persone dal carattere più difficile. Tutti hanno saputo rimanere fedeli alla loro missione». La Buona Novella – ha sottolineato il cardinale indicando un secondo insegnamento – è che il Signore chiama ciascuno di noi alla santità ma non ci chiede di essere perfetti. «Ci vuole così come siamo. Aspetta semplicemente una risposta fedele alla sua chiamata, e ci sono così tante maniere di essere fedeli a un comandamento di vita evangelica! Siamo tutti chiamati alla santità qualunque sia il nostro stato di vita, le nostre qualità e i nostri limiti. E questa chiamata fonda la Chiesa».

    Uccisi “con” dei musulmani

    Vi è poi un altro aspetto sul quale il cardinale ha richiamato l’attenzione: il fatto che i martiri d’Algeria «sono stati uccisi con dei musulmani. Hanno condiviso un rischio, al quale erano di certo particolarmente esposti in quanto cristiani e stranieri. Se si rimane legati all’immagine tradizionale del martirio dei cristiani uccisi in odio alla fede da musulmani, si perde il senso della testimonianza dei martiri d’Algeria. Non sono stati uccisi in odio alla loro fede, ma per aver scelto di rimanere, in nome della loro fede in Cristo, accanto a un popolo musulmano travolto dalla spirale della violenza. Questa testimonianza di fraternità non è stata data solo dai membri della Chiesa, ma dagli amici, dai vicini, da fratelli e sorelle musulmani. Mai sapremo quanti sono stati protetti dai loro vicini durante tutti quegli anni: sicuramente molti». 

    Vivere nella Chiesa d’Algeria  ha rafforzato nel cardinale «l’evidenza della forza evangelica della fraternità» e ha plasmato in lui la convinzione profonda «che la fraternità culmini nell’amicizia, che è il punto più alto dell’amore umano. Durante l’ultima cena con gli apostoli, suoi fratelli, Gesù dirà: “Non vi chiamo più servi ma amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. Ed anche: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Spingere l’amore fino a rifiutarsi di vedere in qualsiasi fratello in umanità un nemico, cercarvi sempre l’amico, è il culmine della fraternità. Fin lì è giunto uno dei martiri, padre Christian de Chergé, che nel suo testamento spirituale chiamò “amico dell’ultimo istante” lo sconosciuto che poi lo avrebbe ucciso».

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