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L'arcivescovo di Milano: "Rabbia inspiegabile. Stabilire rapporti per tendere una mano ai giovani"

Una città smarrita, impreparata di fonte a una protesta tanto improvvisa quanto violenta. Che ha lasciato strascichi di paura, soprattutto in previsione dei prossimi appuntamenti annunciati. L’arcivescovo Mario Delpini, che guida la diocesi ambrosiana dal 2017, offre alcune piste di riflessione per cercare almeno di non arrendersi di fronte a tanta rabbia.

Eccellenza, a Milano sabato e domenica si sono viste scene di violenza e devastazione come non accadeva da decenni. Sorpresa e paura tra molti: lei come spiega questa esplosione di rabbia?
Da quali deserti dell’anima può venire quell’aridità che non soffre nel far soffrire? Da quale mondo virtuale può venire il far paura senza provare paura? Da quale indifferenza può venire l’aggredire senza timore di essere aggrediti, cioè senza pensare né temere le conseguenze? Io non so spiegarmi questa esplosione di rabbia. Io non so attribuire colpe e indicare colpevoli. Forse altri sapranno farlo.

Che cosa si sente di dire a una città sotto choc? 
La società, i negozianti, i cittadini devono cercare di difendersi e non so come si possa fare per contenere minorenni incontenibili. Le forze dell’ordine hanno regole che i teppisti minorenni non osservano. Si dovranno quindi definire strategie legali ed efficaci. Io di questo non so niente. A me piacerebbe azzardarmi a stabilire rapporti, a condividere ore di scuola, partite di calcio, passeggiate in montagna. Ecco, per capire o almeno per tendere una mano.

Leggi l’intervista completa di Davide Parozzi sul sito di Avvenire

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