di don Emanuele Di Marco
“L’educazione è cosa di cuore”, diceva Giovanni Bosco. La sintesi dell’avventura educativa si confronta strettamente con i valori più alti che una persona, o un gruppo di persona, o ancora una società possono porsi. Il dibattito, mai risolto, di quale strada debba prendere l’educazione non troverà mai soluzione definitiva. E questo… fa dell’educazione un mondo strettamente appassionante. Proprio perché, sebbene si tenti in molti modi, essa sfugge a modelli fissi. Perché? Ha a che fare con delle persone, non con dei materiali o con dei numeri. Troverà sempre percorsi nuovi, alternativi e complementari. È questo che rende il compito dell’educatore (catechista, docente,…) estremamente affascinante. Il medesimo percorso didattico, la stessa scheda, la lettura uguale… non sono garanzia di riuscita educativa. I protagonisti primi del processo educativo (docente – allievo, catechista – giovane,…) sono persone e come tali uniche. Il tempo attuale vede diverse fatiche dovute ai numerosi disorientamenti di una società complessa. La tecnologia accelerata e il consumismo imperante portano ad un’erosione costante dei grandi valori dell’umanità: la giustizia, l’accoglienza, il perdono, la condivisione. Questi grandi temi si allontanano sempre più dall’orizzonte esperienziale dell’individuo. Il risultato di questa tendenza vede sempre maggiori strumenti, tanto più efficienti nell’elaborazione, nella produzione, ma anche nell’eliminazione. Tutto diventa più immediato ma anche più effimero. Nella corsa determinata all’ultimo modello di un prodotto (non si dimentichi che in latino novum significa proprio ultimo) spesso si confonde il mezzo con il fine. Ciò annebbia il cammino, contrae nel presente e preclude lo sguardo verso quei valori che sono così lontani da divenire… inaccessbili. Chiaramente questa insidiosa tendenza raggiunge il mondo educativo che vive di membri di una società. Quanto spesso si identifica con gli strumenti didattici all’avanguardia il successo nell’apprendimento. Una scheda ben fatta, un’uscita ben preparata, il libro giusto… sono mezzi, non fini. Aiutano, senz’altro, alla buona riuscita della lezione o dell’incontro. Ma non potranno mai sostituire un apprendimento attivo e coinvolgente. Non è facendo vedere film o utilizzando l’ultima LIM (lavagna interattiva multimediale) che gli allievi raggiungeranno la migliore esperienza scolastica. Sono mezzi, utili, necessari. Ma devono rimanere tali. Già troppo spesso le nuove generazioni si devono incontrare con il limite delle proposte della società. Quanto sovente il desiderio viene deviato su strumenti, più che sul fine. Una scuola, un corso, una lezione avrà raggiunto il suo obiettivo se avrà fatto un piccolo tratto di quel cammino in direzione dei valori più alti. Se la scuola saprà distinguere tra fini e mezzi, allora sarà sempre protagonista efficace della costruzione di un mondo migliore. Fini chiari, mezzi buoni. È il tempo nel quale bisogna essere chiari. Confondere i mezzi coi fini, o giustificare ogni mezzo, o perseguire qualunque fine non va bene. Non fa più bene.
Sabato "Strada Regina" su RSI LA1, domenica "Chiese in diretta" su RSI Rete Uno e la Santa Messa su RSI Rete Due.
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