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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
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  • Leone XIV e Bartolomeo, Dichiarazione congiunta: "Mai usare il nome di Dio per giustificare guerre e violenze"

    Il Papa e il patriarca, Leone XIV e Bartolomeo I, il successore di Pietro e il successore di Andrea, insieme ieri sul lungolago di Iznik per i 1700 anni del Concilio; insieme, di nuovo questa mattina, alla tavola rotonda con i leader delle Chiese e comunità nella chiesa siriaca di Mor Ephrem; insieme, ancora, nel pomeriggio nella chiesa patriarcale di San Giorgio per la Doxologia scandita da canti e litanie in varie lingue e caratterizzata dal profumo d’incenso e cera che brucia. Insieme, infine, al Fanar, l’affascinante sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, cornice – verso la conclusione della terza giornata a Istanbul - di uno dei momenti culminanti dell’intero viaggio, la firma di una Dichiarazione congiunta.

    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

    Un documento programmatico in cui il Pontefice e il patriarca di Costantinopoli ribadiscono l’impegno per «giungere a una celebrazione comune» della Pasqua e il desiderio del «ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani», e – come già ieri a Nicea – rilanciano l’appello a rifiutare «qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza», chiedendo a quanti hanno responsabilità civili e politiche di fare «tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente».

    Sul cammino della fraternità

    Leone e Bartolomeo siglano la Dichiarazione alla vigilia della festa patronale di Sant’Andrea, fratello dell’apostolo Pietro e patrono del Patriarcato Ecumenico, seduti l’uno accanto all’altro su una scrivania in velluto rosso della Sala del Trono. Presenti i cardinali al seguito del Papa e alti dignitari del Patriarcato di Costantinopoli che salutano con un applauso la firma della Dichiarazione e lo scambio dei doni: da Bartolomeo una stola liturgica, subito indossata da Leone, e, da parte di quest’ultimo, un’icona di Cristo pantocratore.

    È un nuovo tassello nel mosaico ancora in costruzione del cammino di fraternità inaugurato oltre sessant’anni fa da Athenagora e Paolo VI, rinvigorito da Francesco e lo stesso Bartolomeo, con l’uno che definiva l’altro «fratello». Fraternità espressa da gesti compiuti per la prima volta, al di là di ogni formalità protocollare o rituale, avvenuti proprio dieci anni fa in questa stessa sala.

    Leone XIV procede dunque sul sentiero tracciato dai predecessori, guardando alla meta finale dell’unità. La piena unità tra i cristiani, nella prospettiva – come detto stamane ai capi e rappresentanti delle chiese e comunità cristiane incontrate a Mor Ephrem – di un «viaggio spirituale» verso il Giubileo della Redenzione del 2033 e «un ritorno» a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Cristo e della Pentecoste.

    La fede che unisce

    «Continuiamo a camminare con ferma determinazione sulla via del dialogo, nell'amore e nella verità, verso l’auspicato ripristino della piena comunione tra le nostre Chiese sorelle», si legge tra le prime righe della Dichiarazione congiunta. Il Papa e Bartolomeo invitano «tutti i membri delle nostre Chiese – clero, monaci, persone consacrate e fedeli laici – a cercare con fervore il compimento della preghiera che Gesù Cristo ha rivolto al Padre: “Perché tutti siano una sola cosa...”». Bisogna riconoscere gli «ostacoli che impediscono il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani», affermano, e sono ancora in esame questioni storicamente considerate fonte di divisione da parte della Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, verso la quale viene riaffermato il completo sostegno. Ma, prima di tutto, bisogna riconoscere «ciò che ci unisce» che è proprio la fede del Credo di Nicea.

    Una data comune della Pasqua

    «Dotati di questa comune confessione», possiamo «lavorare insieme verso soluzioni concrete con sincera speranza», sottolineano Leone XIV e il patriarca Bartolomeo. I quali auspicano che l’anniversario conciliare possa «ispirare nuovi e coraggiosi passi», come quello di una data comune della Pasqua per tutti i cristiani. Sulla questione vi è, da una parte, la gratitudine alla provvidenziale coincidenza, lo scorso anno, della celebrazione della Pasqua lo stesso giorno per tutto il mondo cristiano; d’altra parte, c’è il «comune» desiderio di «proseguire il processo di esplorazione di una possibile soluzione per celebrare insieme la Festa delle Feste ogni anno». «Speriamo e preghiamo che tutti i cristiani, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, si impegnino nel processo volto a giungere a una celebrazione comune della gloriosa Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo», recita la Dichiarazione. In cui vi è incisa anche l’esortazione a «quanti sono ancora titubanti verso qualsiasi forma di dialogo, ad ascoltare ciò che lo Spirito dice alle Chiese, spingendoci, nelle attuali circostanze della storia, a presentare al mondo una rinnovata testimonianza di pace, riconciliazione e unità».

    No alla guerra

    «Pace», ripetono più volte Papa e patriarca nel documento, dono divino che invocano per il mondo alzando «fervidamente» le loro voci. «Tragicamente, in molte sue regioni, conflitti e violenza continuano a distruggere la vita di tante persone. Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica».

    In particolare, nella Dichiarazione congiunta viene ribadito il rifiuto di «qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza». «Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse», scrivono i firmatari. Memori del 60° anniversario della Nostra Aetate, esortano infine uomini e donne di buona volontà «a lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato». «Solo così la famiglia umana potrà superare l'indifferenza, il desiderio di dominio, l'avidità di profitto e la xenofobia».

    L’allarme è profondo per l’attuale situazione internazionale, ma per Leone XIV e Bartolomeo I è più forte la speranza: «Dio non abbandonerà l'umanità».

    Vaticannews

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