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Mons. De Raemy in eurovisione dalla Madonna d'Ongero: «Il destino di Maria è il nostro»

Nella solennità dell’Assunta, celebrata al Santuario della Madonna d’Ongero e trasmessa in eurovisione su RSI La1, mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, ha richiamato i fedeli alla speranza cristiana nella risurrezione. Un destino che, ha sottolineato, non riguarda soltanto Maria, ma ogni uomo e ogni donna.

CARONA – L’Assunzione di Maria non è soltanto la celebrazione di un privilegio eccezionale della Vergine, ma l’annuncio del destino che attende ogni cristiano. È questo il cuore dell’omelia pronunciata da mons. Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, durante la Santa Messa celebrata il 15 agosto al Santuario della Madonna d’Ongero, a Carona.

«Oggi ci viene detto chi è Maria, chi è davvero la Vergine Maria per noi», ha esordito de Raemy, ponendo subito una domanda: che cosa può avere in comune l’umanità con colei che la tradizione cristiana riconosce come Immacolata e Madre di Dio? Se l’Immacolata Concezione e l’Annunciazione rendono Maria una figura unica – «Non c’è un'altra Immacolata, non c’è un'altra “Annunciata”» –, con l’Assunzione la prospettiva cambia.

«Una particolarità stavolta che non è più solo sua. Non è un privilegio esclusivo o eccezionale», ha affermato il vescovo. E ancora, con una formula particolarmente incisiva: «Maria è l’Assunta che anche noi saremo!». Riprendendo le parole del predicatore Ermes Ronchi, de Raemy ha ricordato che

«Maria è la sorella che è andata avanti, il suo destino è il nostro, e già da ora».

«Il nostro corpo ha dunque un futuro, un avvenire, una prospettiva eterna e trascendente», ha sottolineato de Raemy, richiamandosi alle parole di san Paolo. Una certezza che può apparire difficile soprattutto di fronte all’esperienza concreta della morte, «quando ci troviamo davanti a una salma o alle ceneri di un defunto».

Il cristianesimo, ha precisato, non annuncia semplicemente la sopravvivenza dell’anima: «Qui non stiamo parlando della sopravvivenza dell’anima, ma della risurrezione, cioè la rianimazione e trasfigurazione della nostra componente fisica, corporea». E ha aggiunto: «La parola “risurrezione” si riferisce sempre al corpo».
Una prospettiva che porta de Raemy a soffermarsi sulla dignità del corpo umano, con le sue fragilità, ma anche con la sua capacità di custodire gioia e dolore.

«Questo nostro corpo in cui sentiamo la densità della gioia, in cui soffriamo la profondità del dolore, diventerà, nell'ultimo giorno, un gioiello di umana bellezza!».

Un messaggio di responsabilità

La speranza dell’Assunzione, tuttavia, non invita a distogliere lo sguardo dalla vita presente. Al contrario. Citando ancora Ermes Ronchi – «L'Assunta è la festa della nostra comune migrazione verso la vita» –, de Raemy ha descritto l’umanità come «dolente, ma incamminata», «ferita, caduta, eppure incamminata». Proprio la certezza di un destino eterno diventa allora un invito ad assumersi responsabilità nel presente.

«Proprio questa speranza, che Maria vive già in pieno nel Cielo, ci spinge ad investire forze e carità in tutte le realtà di questo mondo», ha spiegato. Il modello è la stessa Maria del Vangelo, che «si alzò e andò in fretta da Elisabetta». Da qui l’esortazione: «Anche noi dobbiamo avere questa premura per tutto e tutti in questo mondo. Perché è qui e non altrove che si prepara il nostro eterno avvenire».

L’Assunzione diventa così, nell’omelia da Carona, non una fuga dal mondo ma una ragione per abitarlo più intensamente: «La risurrezione finale non cancellerà ma trasfigurerà». Una speranza che, contemplata in Maria, conduce infine alle parole del Magnificat e alla lode: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore».

Hanno concelebrato la Santa Messa don Thomas Fabrice N'Semi Mboungou, parroco di Carona e Padre Marcelo José Da Silva Sampaio assistiti dal cerimoniere vescovile don Davide Santini. La celebrazione era animata dal coro "Duc in Altum Cantores" e dall'organista Nicola Gandolfo.

Alla celebrazione erano anche presenti molti brancardier, infermiere, scout, volontari e partecipanti del pellegrinaggio diocesano a Lourdes dal 16 al 22 agosto 2026.

catt.ch

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