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Natura umana e norma: il prof. Fabris presenta le due giornate alla Facoltà di teologia di Lugano

Il 28 e 29 agosto l’istituto «ReTe» della Facoltà di teologia di Lugano (FTL) propone un convegno che affronta la relazione tra natura umana e normatività nel dibattito filosofico contemporaneo. Ne parliamo con il prof. Adriano Fabris che dirige l’Istituto.

Intervista di Cristina Vonzun/catt.ch

Prof. Fabris, può introdurci al tema?

Nella filosofia morale contemporanea, il concetto di natura assume significati diversi e talvolta contrastanti. La natura viene talvolta invocata come quadro di riferimento per spiegare le azioni umane e i loro orientamenti valoriali. Tuttavia, l’influenza pervasiva delle moderne tecnologie, che rimodellano, potenziano e rendono artificiale ciò che un tempo era considerato invece «naturale», mette in discussione l’idea stessa di una natura stabile e autonoma. Il convegno si interroga proprio su tale situazione. Non intende proporre un approccio che considera la natura come una fonte diretta di obblighi normativi, e neppure che la concepisce come un mero dato empirico, da studiare e da applicare nelle sue strutture anche all’essere umano. Vuole interpretare invece la dimensione naturale come un campo di significato in cui le norme emergono attraverso mediazioni concettuali e pratiche relazionali. Da questa prospettiva, la normatività può fondarsi su forme di vita, strutture linguistiche, processi ermeneutici e condizioni condivise di vulnerabilità che possono essere approfondite anche nelle loro implicazioni etiche.

Il filosofo Hobbes asseriva che «l’uomo è lupo all’altro uomo». A guardare certa attualità si finisce quasi per dargli ragione. La normatività ha a che fare con la sopravvivenza o c’è altro?

Normatività significa introdurre e applicare regole specifiche, condivise, per la sopravvivenza e – soprattutto – per la fioritura degli esseri umani. Si tratta di norme sia giuridiche che etiche. La filosofia contemporanea non pensa che l’essere umano debba essere considerato buono oppure cattivo per natura. L’essere umano è costretto però a limitare il proprio agire uniformandosi a regole condivise. È ciò che, spesso, vediamo che non accade. A maggior ragione, per evitare i conflitti che attraversano il mondo in cui viviamo, una consapevolezza di chi siamo e di come è bene comportarsi è urgente acquisirla.

C’è un rapporto tra Natura – norma e trascendente?

La relazione è forte. Se l’essere umano comprende la necessità che la sua natura debba essere limitata da norme, comprende anche che è un soggetto finito, aperto ad altro. E l’esperienza religiosa è il modo in cui questa apertura a un’alterità si realizza più compiutamente.

Informazioni e iscrizioni: consultare qui il sito della FTL/USI

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