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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Il Papa saluta i fedeli nel cortile Patriano dopo aver tenuto l'udienza nell'aula Paolo VI

    Nuovo appello del Papa per la Terra Santa: "Tutelare i civili; no allo spostamento forzato di gente"

    Un forte appello “sia alle parti implicate, sia alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa che tanto terrore, distruzione e morte ha causato. Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga interamente rispettato il diritto umanitario”. Lo ha lanciato papa Leone XIV, al termine dell’udienza generale del 27 agosto nell’Aula Paolo VI in Vaticano. In particolare, il Papa ha rimarcato “l’obbligo di tutelare i civili e il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”. Si è unito quindi alla dichiarazione congiunta dei patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme “che ieri hanno chiesto di porre fine a questa spirale di violenza, di guerra e di dare priorità bene comune delle persone” e chiesto l’intercessione di Maria per “la riconciliazione e la pace in quella terra a tutti tanto cara”.

    Leggi anche: l’appello dei patriarchi per Gaza

    “La speranza cristiana non è evasione, ma decisione”.

    Durante la catechesi sul tema “La consegna. ‘Chi cercate?’” (Gv 18,4) il Papa si è soffermato in particolare sul momento dell’arresto di Gesù nell’orto degli Ulivi, che “non ci presenta un Gesù spaventato, che fugge o si nasconde. Al contrario, ci mostra un uomo libero, che si fa avanti e prende la parola, affrontando a viso aperto l’ora in cui si può manifestare la luce dell’amore più grande”. “Gesù sa. Tuttavia, decide di non indietreggiare – ha osservato il Papa -. Si consegna. Non per debolezza, ma per amore. Un amore così pieno, così maturo, da non temere il rifiuto. Gesù non viene preso: si lascia prendere. Non è vittima di un arresto, ma autore di un dono. In questo gesto si incarna una speranza di salvezza per la nostra umanità: sapere che, anche nell’ora più buia, si può restare liberi di amare fino in fondo”. Papa Leone XIV ha messo in evidenza anche il passaggio di quando Gesù risponde ‘sono io’ e i soldati cadono a terra. “Si tratta di un passaggio misterioso, dal momento che questa espressione, nella rivelazione biblica, richiama il nome stesso di Dio: «Io sono». Gesù rivela che la presenza di Dio si manifesta proprio dove l’umanità sperimenta l’ingiustizia, la paura, la solitudine. Proprio lì, la luce vera è disposta a brillare senza timore di essere sopraffatta dall’avanzare delle tenebre”.“Nel cuore della notte, quando tutto sembra crollare, Gesù mostra che la speranza cristiana non è evasione, ma decisione – ha sottolineato -. Questo atteggiamento è il frutto di una preghiera profonda in cui non si chiede a Dio di essere risparmiati dalla sofferenza, ma di avere la forza di perseverare nell’amore, consapevoli che la vita liberamente offerta per amore non ci può essere tolta da nessuno”.

    “Anche nelle sofferenze più ingiuste c’è il germe di una vita nuova”.

    “La vera speranza” non è “nel cercare di evitare il dolore, ma nel credere che, anche nel cuore delle sofferenze più ingiuste, si nasconde il germe di una vita nuova”, ha sottolineato Papa Leone XIV, commentando il momento dell’arresto di Gesù. “Gesù non si preoccupa di salvare sé stesso: desidera soltanto che i suoi amici possano andarsene liberi – ha osservato -. Questo dimostra che il suo sacrificio è un vero atto d’amore. Gesù si lascia prendere e imprigionare dalle guardie solo per poter lasciare in libertà i suoi discepoli”. Gesù, ha proseguito, “ha vissuto ogni giorno della sua vita come preparazione a quest’ora drammatica e sublime. Per questo, quando essa arriva, ha la forza di non cercare una via di fuga.

    Il suo cuore sa bene che perdere la vita per amore non è un fallimento, ma possiede una misteriosa fecondità.

    Come il chicco di grano che proprio cadendo a terra non rimane solo, ma muore e diventa fruttuoso. Anche Gesù prova turbamento di fronte a un cammino che sembra condurre solo alla morte e alla fine. Ma è ugualmente persuaso che solo una vita perduta per amore, alla fine, si ritrova”.

    “Nella vita non serve avere tutto sotto controllo. Basta scegliere ogni giorno di amare con libertà.

    È questa la vera speranza: sapere che, anche nel buio della prova, l’amore di Dio ci sostiene e fa maturare in noi il frutto della vita eterna”. È il consiglio di Papa Leone XIV, espresso durante l’udienza. “E noi?”, si è chiesto, “quante volte difendiamo la nostra vita, i nostri progetti, le nostre sicurezze, senza accorgerci che, così facendo, restiamo soli”. Ma “la logica del Vangelo è diversa: solo ciò che si dona fiorisce – ha precisato -, solo l’amore che diventa gratuito può riportare fiducia anche là dove tutto sembra perduto”. Il Papa ha commentato anche il passaggio del Vangelo di Marco del giovane che, quando Gesù viene arrestato, scappa via nudo (Mc 14,51). “È un’immagine enigmatica, ma profondamente evocativa – ha osservato -. Anche noi, nel tentativo di seguire Gesù, viviamo momenti in cui siamo colti alla sprovvista e restiamo spogliati delle nostre certezze. Sono i momenti più difficili, nei quali siamo tentati di abbandonare la via del Vangelo perché l’amore ci sembra un viaggio impossibile”. Eppure, ha proseguito, “sarà proprio un giovane, alla fine del Vangelo, ad annunciare la risurrezione alle donne, non più nudo, ma rivestito di una veste bianca. Questa è la speranza della nostra fede: i nostri peccati e le nostre esitazioni non impediscono a Dio di perdonarci e di restituirci il desiderio di riprendere la nostra sequela, per renderci capaci di donare la vita per gli altri”. “Cari fratelli e sorelle – ha concluso -, impariamo anche noi a consegnarci alla volontà buona del Padre, lasciando che la nostra vita sia una risposta al bene ricevuto”.

    sir/red

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