Un amore che non è egoista, ma condivide tutto. Un amore che ha il volto di Gesù. È quello riflesso nel miracolo dei pani e dei pesci quando, grazie alla generosità e al coraggio di un ragazzo che aveva messo a disposizione ciò che aveva, il Signore riesce a sfamare tutti a sazietà.
Il Papa all’Angelus, rivolto ai fedeli presenti in un'assolata Piazza San Pietro nonostante il caldo estivo, si sofferma sul Vangelo offerto dalla liturgia odierna e invita a riflettere su come i testimoni di quel miracolo non ne abbiano colto la reale portata. “Non hanno capito: hanno scambiato Gesù per una specie di prestigiatore, e sono tornati a cercarlo sperando che ripetesse il prodigio come fosse una magia”. “La loro attenzione si è concentrata solo sui pani e sui pesci, sul cibo materiale, che è finito subito lasciandoli ancora affamati!.
Quel miracolo, spiega il vescovo di Roma, rimandava ad altro:
Non si sono accorti che quello era solo uno strumento, attraverso cui il Padre, mentre saziava la loro fame, rivelava loro qualcosa di molto più importante: la via della vita che dura per sempre e il gusto del pane che sazia oltre ogni misura.
“Vero pane è Gesù, Figlio amato di Dio fatto uomo, venuto a condividere la nostra povertà per guidarci, attraverso di essa alla gioia della comunione piena con Dio e con i fratelli nel dono”.
Le cose materiali non riempiono la vita: solo l’amore lo può fare. E perché ciò accada la strada da imboccare è quella della carità che non tiene nulla per sé, ma condivide tutto.
Così fanno i genitori, osserva Papa Francesco: faticano tutta la vita per crescere bene i figli e lasciare qualcosa per il loro futuro. Ed è una gioia quando questi ultimi colgono con gratitudine questo mesaggio:
Che bello quando questo messaggio è compreso, e i figli sono grati e a loro volta diventano solidali tra loro come fratelli! E che triste, invece, quando litigano per l’eredità, e magari non si parlano più per anni! Il messaggio del papà e della mamma, il loro lascito più prezioso, non sono i soldi, ma l’amore con cui donano ai figli tutto ciò che hanno, proprio come fa Dio con noi, e così ci insegnano ad amare.
Dal Pontefice l’invito ad un esame di coscienza, ad interrogarsi sul rapporto che ciascuno di noi ha con le cose materiali: “Ne sono schiavo, oppure le uso con libertà, come strumenti per donare e ricevere amore? So dire “grazie” a Dio e ai fratelli per i doni ricevuti e condividerli con gioia?”
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