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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (21 gennaio 2026)
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  • Papa Leone all'Angelus

    Il Papa all'Angelus: diffidiamo dei “surrogati di felicità”, la gioia sta nell'essere amati da Dio

    Nonostante l’importanza “eccessiva” spesso data “all’approvazione, al consenso, alla visibilità”, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità” ma di sentirci amati da Dio. Lo ha assicurato Leone XIV all’Angelus di stamani, domenica 18 gennaio, nella riflessione rivolta dalla finestra dello studio privato del Palazzo apostolico ai fedeli presenti in piazza San Pietro nonostante la fredda giornata invernale e a quanti lo seguivano attraverso i media.

    LEGGI QUI LA CATECHESI INTEGRALE DI LEONE XIV

    Farsi da parte con gioia e umiltà

    Come esempio da seguire in tal senso, il Papa indica Giovanni Battista, che nel Vangelo del giorno, quello di Giovanni, riconosce in Gesù il Messia, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi, “esaurito il proprio compito”, “si fa da parte”.

    Per Giovanni, uomo così “amato dalle folle” da essere persino temuto dalle autorità di Gerusalemme, sarebbe stato facile “sfruttare questa fama”, invece “non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità” e davanti a Gesù “riconosce la propria piccolezza” facendo “spazio alla grandezza di Lui”. Consapevole del proprio ruolo di preparatore della via al Signore, quando questi viene, lui “con gioia e umiltà ne riconosce la presenza e si ritira dalla scena”.

    La delusione dell'effimero

    Una testimonianza, quella del Battista, che il Pontefice definisce “importante per noi”.

    All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti.

    Eppure, garantisce il Papa:

    Non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli.

    Gesù parla dell'amore di un Dio che ancora oggi – rimarca il vescovo di Roma – “viene tra noi” non a stupire “con effetti speciali”, ma a “condividere la nostra fatica” e a prendere su di sé i “pesi” rivelando “chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi”.

    Non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza.

    Cose semplici e parole sincere

    Dal Papa dunque l’invito a imparare da Giovanni il Battista a mantenere “vigile” lo spirito, amando “le cose semplici e le parole sincere”, vivendo con “sobrietà e profondità di mente e di cuore”, accontentandosi del necessario e trovando “possibilmente ogni giorno un momento speciale”, in cui fermarsi “in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare”, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui. Infine, l’affidamento alla Vergine Maria, modello di semplicità, saggezza e umiltà.

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