“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. L’affermazione di Gesù durante l’Ultima Cena spiazza i discepoli e i fedeli di oggi, perché solleva da una relazione vittima di dubbi o ricatti. È limpida nel suo donarsi senza riserve, senza pretendere un ritorno. È un dono di amore perché promette un sostegno nelle prove della vita, quel Paraclito che “il mondo non può ricevere” ostinandosi nell’oppressione dei poveri, nell’esclusione dei deboli, nell’uccisione degli innocenti. Sono queste le riflessioni che Papa Leone XIV offre ai circa 25mila fedeli raccolti in Piazza San Pietro il, 10 maggio, per la recita del Regina Caeli.
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Liberi dagli equivoci
La catechesi del Pontefice si fonda sul brano del Vangelo di Giovanni, e sulle parole pronunciate da Gesù mentre “fa del pane e del vino il segno vivo del suo amore”. Indicando l’osservanza dei comandamenti come diretta conseguenza di ciò, il Signore “ci libera da un equivoco”, osserva il vescovo di Roma:
Dall’idea che siamo amati se osserviamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è condizione per la nostra giustizia.
Amore da cui scaturisce amore
Assolvere ai comandamenti secondo la volontà di Dio, afferma il Papa, significa quindi riconoscere il suo amore per noi, “così come Cristo lo rivela al mondo”, invitando alla relazione e non a “un ricatto o una sospensione dubbiosa”.
Ecco perché il Signore ci comanda di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amato: è l’amore di Gesù a far nascere in noi l’amore.
Legami che generano altri legami e che in Cristo trovano la loro espressione più chiara: un amore “fedele per sempre, puro e incondizionato”, che non conosce “ma” e “forse”, e si dona “senza voler possedere”, dando vita “senza prendere nulla in cambio”.
Poiché Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo davvero Dio, ci amiamo davvero tra di noi.
Ordine di vita che risana dai falsi amori
Tutto ciò, evidenzia ancora Leone XIV, riguarda concretamente la vita stessa: “solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così solo chi è stato amato può amare”.
I comandamenti del Signore sono perciò un ordine di vita che ci risana da falsi amori; sono uno stile spirituale, che è via alla salvezza.
Segno dell’amore di Dio per l’uomo, afferma il Pontefice, è anche la promessa del Paraclito, dono che “non ci lascia soli nelle prove della vita”. “Avvocato difensore” e “Spirito della verità” che tuttavia “il mondo non può ricevere” perché ostinato nel male. Corrispondere all’amore universale di Gesù significa allora trovare nello Spirito Santo un alleato incrollabile.
Sempre e dovunque possiamo allora testimoniare Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte.
Uniti come popolo
Attraverso l’offerta di un amore vero ed eterno, Gesù condivide la sua identità di “Figlio amato”. Un’affermazione che smentisce “l’Accusatore, cioè l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore”.
Infatti, mentre lo Spirito Santo è forza di verità, questo Accusatore è padre della menzogna, che vuole contrapporre l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio l’opposto di quel che fa Gesù, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa.
Appelli, ringraziamenti e auguri
Dopo il Regina Cæli, Leone XIV lancia un appello per Ciad e Mali colpiti da duri attacchi e assicura vicinanza alle vittime e incoraggia "ogni sforzo" per pace e sviluppo.
Il Pontefice ringrazia poi le Canarie per aver accolto la nave Hondius, al centro del focolaio di hantavirus, e si dice contento di incontrare la popolazione nel viaggio di giugno in Spagna.
Infine, un saluto all'"amata" Chiesa copta. Un "pensiero speciale" a tutte le mamme, in particolare a quelle in situazioni difficili. Leone le affida tutte alla “intercessione di Maria, la madre di Gesù e nostra”.
fonte: Vatican News