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Dom 12 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Il Papa al Regina Caeli: la fede nasce dall’incontro, riscoprire l’Eucaristia domenicale

    Un invito a rinnovare la fede a partire dall’incontro personale con Cristo Risorto, vissuto nella comunità e nutrito dall’Eucaristia. È questo il cuore delle parole pronunciate da Leone XIV durante il Regina Coeli in piazza San Pietro oggi, 12 aprile, nella seconda Domenica di Pasqua, dedicata alla Divina Misericordia.

    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL REGINA COELI DI LEONE XIV

    Riconoscere il Risorto

    Richiamando il Vangelo di Giovanni sull’apparizione di Gesù all’apostolo Tommaso, il Papa, affacciato dal Palazzo Apostolico vaticano, sottolinea, rivolgendosi ai circa 18mila fedeli presenti in piazza nonostante il tempo incerto e a quanti lo seguono attraverso i media, come il discepolo incontri il Signore “otto giorni dopo”, nel contesto della comunità riunita. Un dettaglio che diventa indicazione per ogni credente: proprio nella comunità e nei segni della Pasqua è possibile riconoscere il Risorto.

    Ed è lì che Tommaso incontra il Maestro, che lo invita a guardare i segni dei chiodi, a mettere la mano nella ferita del suo costato e a credere.

    Una scena che, prosegue il Pontefice, ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto, sui luoghi per trovarlo, su come riconoscerlo e credere in lui. In merito, nell’episodio evangelico sono presenti “indicazioni precise":

    Tommaso incontra Gesù l’ottavo giorno, nella comunità riunita e lo riconosce nei segni del suo sacrificio.

    Nutrire e sostenere la fede

    Da quella esperienza scaturisce la sua professione di fede, “la più alta di tutto il quarto Vangelo” anche se “non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi”, riconosce Leone XIV evidenziando come le fede abbia bisogno di essere continuamente “nutrita e sostenuta”. È in questo contesto che il Papa ribadisce il valore centrale della domenica. L’ “ottavo giorno”, diventa infatti il tempo privilegiato per l’incontro con Cristo nella celebrazione dell’Eucaristia, che è “indispensabile” per la vita cristiana.

    In essa ascoltiamo le parole di Gesù, preghiamo, professiamo la nostra fede, condividiamo i doni di Dio nella carità, offriamo la nostra vita in unione al Sacrificio di Cristo, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, per poi essere a nostra volta testimoni della sua Resurrezione, come indica il termine “Messa”, cioè “invio”, “missione”.

    Sulle orme dei martiri africani di Abitene

    Dal Papa poi una riflessione sull’ormai imminente viaggio apostolico in Africa, la cui partenza è prevista per domattina, e in particolare sulla “bellissima testimonianza” resa nella Chiesa africana dei primi secoli dai Martiri di Abitene, che “di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore”.

    È lì che si nutre e cresce la nostra fede. È lì che i nostri sforzi, pur limitati, per grazia di Dio si fondono come azioni delle membra di un unico corpo – il Corpo di Cristo – nella realizzazione di un unico grande progetto di salvezza che abbraccia tutto il genere umano.

    Mani capaci di sofferenza e tenerezza

    Attraverso l’incontro eucaristico anche le mani dei fedeli si tramutano in “mani del Risorto”: diventano “testimoni della sua presenza, della sua misericordia, della sua pace” nei segni scolpiti da lavoro, sacrifici, malattia, sofferenza e tempo, così come “nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità”.

    Testimoniare carità e portare riconciliazione

    Infine, l’appello, “in un mondo che ha tanto bisogno di pace”, ad essere “assidui e fedeli” all’incontro eucaristico con il Risorto, per ripartire da lì come “testimoni di carità e portatori di riconciliazione”.

    A guidare questo cammino, lo sguardo alla Vergine Maria, “beata perché, per prima, ha creduto senza vedere”.

    Dopo il Regina Caeli

    Costante attenzione al dramma della guerra in Ucraina

    Il Pontefice rivolge il suo augurio di pace "in comunione di fede nel Signore Risorto" alle Chiese orientali che oggi celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano. La sua preghiera si fa più intensa per quanti soffrono a causa dei conflitti, in special modo "per il caro popolo ucraino". 

    La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra!

    Dolore, paura e speranza in Libano

    Dall'Europa al Medio Oriente, Leone XIV riflette sui "giorni di dolore, di paura", ma anche "di invincibile speranza in Dio" vissuti dall'"amato" popolo libanese.

    Faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica.

    "Quanto soffre il popolo sudanese"

    Proseguendo nell'ideale giro del mondo, il Papa volge poi il suo sguardo all'Africa, ricordando come mercoledì 15 aprile si compiranno tre anni dall’inizio del "sanguinoso" conflitto in Sudan.

    Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano!

    Il vescovo di Roma rinnova l'invito alle parti belligeranti affinché tacciano le armi e inizino, "senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida".

    La preghiera nel viaggio apostolico

    Dopo avere salutato i gruppi di pellegrini presenti in Piazza San Pietro, il Papa chiede un accompagnamento nella preghiera per il viaggio apostolico che inizierà domani, 13 aprile, e che toccherà quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.

    Vatican News

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