È morto oggi all’età di 96 anni Antonino Zichichi, fisico di fama mondiale e grande divulgatore scientifico. Con lui scompare una delle figure più originali del panorama culturale italiano ed europeo: uno scienziato capace di muoversi ai massimi livelli della ricerca internazionale senza mai rinunciare a un dialogo aperto con la fede, la spiritualità e le grandi domande di senso.
Esperto di fisica subnucleare, professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna, Zichichi ha dedicato la sua vita non solo allo studio delle leggi fondamentali della materia, ma anche alla diffusione della cultura scientifica, convinto che conoscenza e responsabilità morale dovessero procedere insieme.
Una vita nella scienza
Dopo la formazione universitaria, Zichichi si impose presto come uno dei protagonisti della fisica delle alte energie. Lavorò nei principali centri di ricerca internazionali, tra cui il CERN di Ginevra, dove guidò gruppi sperimentali di primissimo piano. Nel 1965 il suo team osservò per la prima volta l’antideutone, un risultato fondamentale nello studio dell’antimateria. Fu presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della European Physical Society, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’Europa nella ricerca scientifica mondiale. Al tempo stesso seppe mantenere uno sguardo attento alle ricadute etiche e sociali del progresso tecnologico, in particolare sui temi dell’energia, della pace e delle emergenze planetarie.
Nel 1963 fondò a Erice il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”, che sotto la sua direzione è diventato un luogo di incontro tra scienziati, premi Nobel, giovani ricercatori e studiosi di ogni parte del mondo. Un laboratorio non solo di ricerca, ma anche di dialogo tra saperi, culture e visioni del mondo.
Scienza e fede, senza contrapposizioni
Zichichi non ha mai nascosto la propria fede cattolica, anzi l’ha considerata parte integrante della sua ricerca. Nei suoi libri – tra cui L’Infinito, L’irresistibile fascino del Tempo, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo e Tra Fede e Scienza – ha sostenuto che la scienza, lungi dal negare Dio, può aiutare a riconoscere una logica profonda nell’universo.
«La scienza dà a tutti una grande dignità intellettuale», amava ripetere, «ed è lo strumento che ci fa capire di essere fatti a immagine e somiglianza del Creatore».
Una posizione che gli è valsa critiche e incomprensioni in parte della comunità scientifica, ma anche grande attenzione e affetto da parte del mondo cattolico e di chi cercava un dialogo non ideologico tra ragione e fede.
Il divulgatore, il volto televisivo ma anche di Instagram
Zichichi è stato anche un divulgatore straordinario. Il grande pubblico sui canali di lingua italiana lo ricorda per le sue apparizioni televisive, per quello sguardo intenso e gli occhi spalancati che sembravano voler andare oltre lo schermo, e per la capacità di spiegare concetti complessi con immagini semplici e parabole efficaci.
Negli ultimi anni, fedele alla sua missione di comunicatore, aveva scelto persino i social network: lo scorso anno era approdato su Instagram, dove parlava di scienza e spiritualità con parole pacate e profonde: «Auguro a tutti voi seguaci del sapere scientifico e della spiritualità — scriveva — un periodo di riflessione e gratitudine. E che ci ispiri a esplorare la meraviglia dell’universo con mente aperta e cuore grato».
Gli affetti, il dolore, la memoria
Alla fine del 2024 era morta Maria Ludovica, la compagna di una vita. Anche lei scienziata di grande valore, ricercatrice negli Stati Uniti e a Ginevra nel campo della biologia molecolare, figlia del fisico Gilberto Bernardini, protagonista della rinascita della fisica italiana ed europea nel dopoguerra.
Dopo la nascita del terzo figlio, nel 1962, Maria Ludovica aveva lasciato la ricerca. A tavola, come ricordava il figlio Fabrizio, scherzava spesso con il marito: «Se avessi continuato a fare ricerca e tu stavi a casa a gestire i figli, il Nobel lo prendevo io».
Nel ricordarla, un anno dopo la scomparsa, Zichichi aveva affidato ai social un pensiero denso di scienza e amore:
«La scienza insegna che nulla si perde davvero: ogni particella lascia un’impronta, ogni forma di energia continua il suo viaggio. Così anche l’amore – quello vero – non svanisce. Si trasforma, si trasmette, diventa parte della nostra struttura più profonda».
Gli ultimi anni
Pur continuando a viaggiare tra la Svizzera e Roma, negli ultimi anni Zichichi amava ritirarsi nel sole di San Vito Lo Capo, nell’estremo occidente della sua Sicilia. Spesso era accanto a lui il nipote Manfredi, una finestra aperta sul mondo dei giovani, a cui raccontava storie di scienza e di vita. «L’importante», aveva detto pochi mesi fa, «è divulgare, far conoscere con entusiasmo le straordinarie tappe che la scienza conquista perché riguardano la nostra vita, il nostro domani. Bisogna aprirsi senza paura». Amava camminare, seguire l’attualità con sguardo preoccupato per un mondo che vedeva sempre più chiuso nel conflitto e nella mancanza di dialogo, ma senza rinunciare alle cose leggere: il Festival di Sanremo, la televisione, i saggi scientifici letti la sera.
Un’eredità che resta
Con Antonino Zichichi se ne va non solo un grande fisico, ma un testimone culturale che ha creduto nella responsabilità morale della scienza e nella possibilità di un dialogo fecondo tra fede e ragione.
La sua eredità vive nei centri di ricerca, nei libri, negli studenti, ma anche in quella convinzione profonda che conoscere il mondo significhi, in fondo, prendersene cura.
fonte:famigliacristiana/red