Riprendiamo dall'agenziasir la riflessione natalizia di fratel Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose.
“Nascesse pure Gesù mille volte a Betlemme, a nulla mi vale se non nasce in me”! Questa frase del mistico Angelo Silesio ci interpella oggi più che mai, in una stagione in cui sembra perfino che quanto celebriamo a Natale abbia ben poco a che fare con il mistero dell’Incarnazione. Eppure, per i cristiani il Natale significa proprio questo: la venuta di Dio in mezzo a noi in un povero, debole, fragile bambino di Betlemme. È il grande mistero della fede cristiana: Dio fatto uomo, Dio in mezzo a noi! Ma è anche un grande annuncio: Dio ci ha amati a tal punto da diventare ciò che noi siamo perché noi diventiamo ciò che Lui è.
Il cristiano, cosciente della sua qualità di figlio di Dio, intensifica nel giorno di Natale la preghiera e la festa. Ma questo rinnovato fervore religioso resta vano se il cristiano non giunge a vivere e a pregare il Natale e se si limita a celebrarlo in forza dell’abitudine o come una verità dogmatica che non lo coinvolge personalmente.
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