di Dennis Pellegrini
«La vita della Chiesa precede sempre la norma, ma il diritto ha il compito di dare forma, stabilità e garanzia a ciò che nasce nella vita ecclesiale». È attorno a questa prospettiva che si è sviluppata, il 12 maggio nell’aula multiuso della Facoltà di Teologia di Lugano, la presentazione del volume Cristianesimo e sinodalità, curato dalla decana e professoressa di Diritto Canonico Gabriela Eisenring e dalla giurista Elisabetta Fiocchi Malaspina. L’incontro, introdotto dal rettore René Roux e moderato dal professor Andrea Stabellini, ha messo in dialogo diritto canonico, storia e teologia.
Sinodalità: un tema tra rischi e promesse
Nel suo intervento, Stabellini ha definito la sinodalità un tema «polisemico e promettente». Polisemico, perché attraversato da sensibilità e interpretazioni diverse; promettente, perché capace di ridestare nuove dinamiche di comunione ecclesiale. Il termine, ha osservato, richiede però attenzione critica: il largo utilizzo non deve trasformarsi in abuso o svuotamento di significato.
Prospettive canonistiche e partecipazione dei laici
Montserrat Gas Aixendri, docente alla Universitat Internacional de Catalunya di Barcellona, ha sottolineato come il metodo stesso del volume sia già espressione di sinodalità, poiché fondato sul dialogo tra discipline. Da una prospettiva canonistica, la studiosa ha posto una domanda decisiva: quali forme giuridiche deve assumere la sinodalità per radicarsi stabilmente nella vita della Chiesa? La sinodalità, ha ricordato, si colloca nel solco del Concilio Vaticano II e della visione della Chiesa come comunione, nella quale tutti i fedeli partecipano, in modo differente, alla medesima missione ecclesiale. In questo orizzonte trovano spazio anche una maggiore corresponsabilità dei laici e una partecipazione più attiva delle donne.
L'impulso di Papa Francesco
Un riferimento particolare è stato dedicato alla Costituzione Apostolica Episcopalis Communio, promulgata da Papa Francesco nel 2018, che valorizza il coinvolgimento dell’intero popolo di Dio nei processi ecclesiali. Il Sinodo sulla sinodalità, avviato nel 2021, rappresenta un laboratorio aperto, nel quale la Chiesa cerca nuove modalità di ascolto, discernimento e partecipazione.
Oltre la democrazia: un'unità guidata dallo Spirito
Annunziatina Boccia, dell’Istituto Teologico Interdiocesano “San Pietro” di Viterbo, ha definito il volume «un cantiere per l’interdisciplinarità». La sinodalità, ha osservato, non coincide con una forma di democrazia ecclesiastica, ma con la ricerca di un’unità guidata dallo Spirito.
Nel corso della serata è emersa più volte la necessità di evitare contrapposizioni tra diritto e vita ecclesiale. Se la vita precede la norma, il diritto rimane infatti chiamato a custodire, ordinare e accompagnare ciò che nasce nel cammino concreto della Chiesa, offrendo stabilità e garanzia ai processi sinodali che oggi stanno prendendo forma. La serata si è conclusa con un dibattito aperto al pubblico e con un momento conviviale tra relatori, studenti, partecipanti ed i numerosi ospiti convenuti, tra i quali il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa.