Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia
Il viaggio apostolico del Papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre 2026) tocca le città di Parigi, Lourdes e Metz. Tra gli eventi all'Unesco, allo Stade de France e sugli Champs-Élysées, la visita si focalizza sui temi di pace, riconciliazione europea, dialogo e risveglio della fede tra i giovani.
Papa Leone in Francia, ecco il programma: viaggio tra le sfide d’Oltralpe e il dialogo con l’Europa
Papa in Francia: il motto del viaggio è “affinché il mondo abbia la vita”
Papa Leone XIV in Francia: le tappe di Parigi, Lourdes e Metz
Papa Leone XIV è in Francia: il no al riarmo nel primo discorso, poi la visita all'Unesco
Papa Leone XIV in Francia: Maison Bakhita, Concorde e la Grotta di Lourdes
Leone XIV definisce Lourdes: "Santuario della sacralità della vita"
Leone XIV in Francia: dai malati di Lourdes al dialogo interreligioso di Metz
Vittime di abusi a Lourdes: quasi due ore di colloquio con Leone XIV
Leone XIV a Metz: l'ultima Messa in Francia nel segno del perdono
Leone XIV e i quattro giorni in Francia, «quasi dei miracoli»
Papa Leone sul volo di ritorno dalla Francia: "Guerre senza senso, i leader si siedano a dialogare"
Leone XIV: la rinascita della fede in Francia speranza per tutta la Chiesa
Dopo il viaggio del Papa nella Francia che torna a cercare Dio
Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia
Il viaggio apostolico del Papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre 2026) tocca le città di Parigi, Lourdes e Metz. Tra gli eventi all'Unesco, allo Stade de France e sugli Champs-Élysées, la visita si focalizza sui temi di pace, riconciliazione europea, dialogo e risveglio della fede tra i giovani.
Papa Leone in Francia, ecco il programma: viaggio tra le sfide d’Oltralpe e il dialogo con l’Europa
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, presenta il quinto viaggio apostolico del 25-28 settembre. Quattro giorni durante i quali Leone XIV incontrerà tutte le realtà di un Paese che oggi interroga sé stesso e dove si assiste a una crescita della fede.
Papa in Francia: il motto del viaggio è “affinché il mondo abbia la vita”
Da venerdì 25 a lunedì 28 settembre il Pontifice sarà in Francia: prima tappa a Parigi, poi Lourdes e Metz. Numerosi gli appuntamenti con le diverse realtà, previsto anche un incontro riservato con le vittime di abusi.
Papa Leone XIV in Francia: le tappe di Parigi, Lourdes e Metz
Dal 25 al 28 settembre Leone sarà nella capitale transalpina, al santuario mariano nei Pirenei e a Metz. Ne parla in intervista monsignor Francesco Follo, per 20 anni Osservatore Permanente della Santa Sede all’UNESCO a Parigi, l’agenzia che il Papa visiterà il 25 settembre.
Papa Leone XIV è in Francia: il no al riarmo nel primo discorso, poi la visita all'Unesco
Diciotto anni dopo il viaggio di Benedetto XVI, un Papa torna a visitare l'intera Francia. Sul volo da Roma, Leone si intrattiene con i giornalisti. Nei discorsi del primo giorno di viaggio, il richiamo alla pace e al dialogo. In serata la grande veglia di preghiera con 80mila giovani.
Papa Leone XIV in Francia: Maison Bakhita, Concorde e la Grotta di Lourdes
Seconda giornata del viaggio apostolico: al mattino l'incontro con esuli, catecumeni e neofiti parigini, nel pomeriggio la Messa davanti a circa 800'000 fedeli, in serata la preghiera ai piedi dei Pirenei per una nazione capace di armonia fraterna. Domenica l'incontro con i vescovi e la celebrazione nella Prairie.
Leone XIV definisce Lourdes: "Santuario della sacralità della vita"
Nella Messa il Papa esalta Lourdes per l'alto valore dell'esistenza umana che vi è celebrato: "davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana", qui "nessuna fragilità è respinta". In pomeriggio l'incontro con i malati e i volontari, in serata la processione.
Leone XIV in Francia: dai malati di Lourdes al dialogo interreligioso di Metz
Il Pontefice all'Accueil Notre-Dame respinge la morte procurata e chiede più cure palliative; la sera cammina nella processione aux flambeaux tra cinquantamila fedeli. Poi la Lorena di Robert Schuman: con i leader religiosi condanna chi invoca Dio per giustificare la violenza. Nel pomeriggio, Messa nella cattedrale.
Vittime di abusi a Lourdes: quasi due ore di colloquio con Leone XIV
Sette persone ferite da membri del clero francese ricevute dal Papa nella Casa vescovile del santuario mariano: faccia a faccia individuali, richieste concrete e un abbraccio inatteso. Al mattino l'appello ai vescovi per la massima vigilanza, sulla scia del Rapporto Ciase e dell'incontro madrileno di giugno.
Leone XIV a Metz: l'ultima Messa in Francia nel segno del perdono
Nella cattedrale di Santo Stefano si chiude il viaggio apostolico del Pontefice: un'omelia sulla riconciliazione come via per il continente, il richiamo alle radici cristiane e all'armonia delle differenze, il colloquio con Macron prima del decollo verso Roma. Al mattino, il monito contro l'illusione del riarmo.
Leone XIV e i quattro giorni in Francia, «quasi dei miracoli»
Dall'Eliseo allo stadio di Saint-Denis, il pontefice chiede dialogo al posto delle armi, dice ai malati che non sono un peso, affida ai giovani una sola parola. Sull'aereo di ritorno parla di abusi, fine vita, intelligenza artificiale. Sullo sfondo, un carmelitano vissuto nel Seicento, suo maestro spirituale.
Papa Leone sul volo di ritorno dalla Francia: "Guerre senza senso, i leader si siedano a dialogare"
Nel volo da Metz a Roma, con i giornalisti, Leone parla dei conflitti e degli interessi che li sostengono: “In pochi si stanno arricchendo grazie all'industria bellica". Riguardo alla crescita dell'estrema destra in Germania ha detto: "I valori del Vangelo non riguardano l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento"
Leone XIV: la rinascita della fede in Francia speranza per tutta la Chiesa
All'udienza generale Leone XIV parla del suo recente viaggio apostolico Oltralpe, si dice "colpito dal fervore e dall’entusiasmo" con i quali è stato accolto e ricorda i momenti vissuti con i fedeli e l'"indimenticabile" Veglia dei giovani. Da Metz l'insegnamento che l'Europa può rinnovarsi come progetto di pace.
Dopo il viaggio del Papa nella Francia che torna a cercare Dio
Se le folle sono la cifra più evidente di questo viaggio, il tema di una Chiesa chiamata a chinarsi sui numerosi giovani che ad essa tornano è la consegna pastorale di Leone alla comunità ecclesiale transalpina. Lourdes - epicentro della cura alla vita - dove le "radici cristiane" sono testimonianza.
Papa Leone in Francia, ecco il programma: viaggio tra le sfide d’Oltralpe e il dialogo con l’Europa
Tra le sfide d’Oltralpe e il dialogo con l’Europa, la devozione mariana e la centralità dell’educazione e dell’arte, l’urgenza della pace, le ferite sociali, le istanze politiche. È un viaggio dalle mille sfaccettature quello in Francia di Papa Leone XIV dal 25 al 28 settembre prossimi. Un viaggio, il quinto internazionale, in cui si incroceranno storia e attualità, memoria e futuro, con lo sfondo di scenari maestosi (Notre-Dame, Place de la Concorde, l’Eliseo a Parigi) oppure intrisi di spiritualità (Lourdes) o crocevia geografici (Metz).
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, presenta ai giornalisti dettagli e sfumature della trasferta transalpina del Pontefice statunitense che, in questi quattro giorni, parlerà alle varie realtà di un Paese, talvolta dimentico delle sue radici ma dove si assiste a un risveglio spirituale, soprattutto da parte dei giovani.
Incontro con la nazione e con il popolo
Tra Eliseo, Unesco, Notre-Dame e lo Stade de France alla periferia povera di Saint-Denis, il Successore di Pietro incontrerà già dal primo giorno «la nazione francese, il suo popolo, la sua storia e la sua cultura dalle radici antiche, profondamente cristiane che hanno trovato espressione nella società», sottolinea Bruni. Ma le prime ventiquattr’ore parigine di Leone saranno anche occasione per toccare con mano la «fede» di questo Paese «con la sua storia di passione per i figli più fragili, i più poveri» e anche la «storia di legami» col mondo, in particolare il Medio Oriente cristiano. Non mancherà in questo senso, nei 15 discorsi del Papa (tutti in francese, ad eccezione di quelli all’Unesco e a Metz in inglese) «un riferimento alle situazioni di conflitto» come pure alla «solidarietà» di cui la nazione nei secoli ha dato prova.
La tappa all'Unesco, tra arte, educazione e IA
Il messaggio generale del Papa, alla Chiesa e attraverso di essa alla società, è quello della «ricerca dell’unità», sottolinea poi il portavoce vaticano. Messaggio che vibrerà anche nella sede Unesco, dove, nel 75.mo anniversario dei rapporti con la Santa Sede, verrà firmato un accordo-quadro: «L’incontro si allarga all’arte, all’educazione e al loro ruolo nel mondo», opposto a «una visione utilitaristica della vita e dell’uomo, come protezione della vita umana, di ogni vita, proprio nei momenti di maggiore fragilità». «Potrà – anticipa Matteo Bruni - essere occasione anche per un cenno al tema dell’ambiente». E non mancherà un riferimento sulla Intelligenza Artificiale, con «corposi» riferimenti all’enciclica Magnifica humanitas.
Pellegrinaggio a Lourdes
Quanto alla tappa a Lourdes, Matteo Bruni spiega che il messaggio proveniente dalla cittadina ai piedi dei Pirenei si confronta con il nostro tempo. Lì il Papa incontrerà i vescovi e anche un gruppo di vittime di abusi, appuntamento riservato di cui per ora non sono stati forniti dettagli.
fonte: vaticannews
Il programma del viaggio di Papa Leone in Francia:
Venerdì, 25 settembre 2026
ROMA - PARIGI - SAINT-DENIS - PARIGI
07:50 | Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Roma/Fiumicino per Parigi |
10:00 | Arrivo all’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly CERIMONIA DI BENVENUTO |
11:00 | VISITA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA nel Palazzo dell’Eliseo |
11:45 | INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO nel Palazzo dell’Eliseo |
15:00 | VISITA ALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L’EDUCAZIONE, LA SCIENZA E LA CULTURA (UNESCO) presso la Sede dell’UNESCO |
17:15 | CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI, I CONSACRATI, LE CONSACRATE E I SEMINARISTI presso la Cattedrale di Notre-Dame de Paris |
21:00 | VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI nello “Stade de France” di Saint-Denis |
Sabato, 26 settembre 2026
PARIGI - LOURDES
09:00 | VISITA AL CENTRO DI ACCOMPAGNAMENTO E INTEGRAZIONE SOCIALE MAISON BAKHITA |
10:15 | INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA SINODALE PROVINCIALE, I CATECUMENI E I NEOFITI presso l’Istituto cattolico di Parigi |
15:00 | SANTA MESSA in “Place de la Concorde” |
17:45 | Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di Parigi/Orly per Lourdes |
19:05 | Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyrénées” |
19:40 | PREGHIERA ALLA GROTTA DELLE APPARIZIONI DI MASSABIELLE presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes |
Domenica, 27 settembre 2026
LOURDES
09:00 | INCONTRO CON I VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI FRANCIA presso l’emiciclo “Sainte-Bernadette” del Santuario di Nostra Signora di Lourdes |
11:00 | SANTA MESSA nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes |
15:30 | INCONTRO CON GLI OPERATORI E GLI ASSISTITI DELL’ACCUEIL NOTRE-DAME presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes |
16:45 | INCONTRO PRIVATO CON LE RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA presso il Monastero del Carmelo di Lourdes |
21:00 | PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO E PROCESSIONE AUX FLAMBEAUX presso il Santuario di Nostra Signora di Lourdes |
Lunedì, 28 settembre 2026
LOURDES – METZ – ROMA
07:40 | Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Tarbes-Lourdes-Pyrénées” per Metz |
09:20 | Arrivo all’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine” |
10:00 | INCONTRO INTERRELIGIOSO presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz |
11:00 | INCONTRO “ALLE RADICI DELL’EUROPA PER LA PACE E L’UNITÀ” presso il Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz |
16:00 | SANTA MESSA presso la Cattedrale di Santo Stefano |
18:30 | CERIMONIA DI CONGEDO presso l’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine” |
19:00 | Partenza in aereo dall’Aeroporto internazionale di “Metz-Nancy-Lorraine” |
20:50 | Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino |
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Papa in Francia: il motto del viaggio è “affinché il mondo abbia la vita”
“Affinché il mondo abbia la vita”. È il motto scelto per il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia, dal 25 al 28 settembre, tratto dal Vangelo di Giovanni. Le parole di Gesù, spiega la Santa Sede nella descrizione ufficiale di logo e motto, sono “un invito a riconoscere il più grande dono portatoci da Cristo salvatore” e “un richiamo alla speranza e alla comunione”, che incoraggia “a superare le divisioni per condividere pace, riconciliazione e fraternità, segni di vita nuova nel mondo”. Esprimono anche l’atteggiamento con cui la Chiesa in Francia accoglie la visita del Papa: “con gioia, apertura e intenso desiderio di testimoniare a tutti la vita che viene da Dio”. Anche il logo, una vetrata circolare che richiama i rosoni delle cattedrali gotiche, “simboleggia la bellezza della comunione e dell’unità nella Chiesa”: al centro, l’arco a sesto acuto e la croce ne esprimono “la dimensione apostolica e liturgica”, mentre la colomba che si libra nella composizione “evoca lo Spirito Santo” e reca “un ramoscello d’ulivo, segno di pace per tutta l’umanità”. I colori scelti, blu, bianco e rosso della Francia intrecciati con quelli vaticani, “evidenziano al contempo la dimensione spirituale della visita”.
Il programma
Il viaggio apostolico in Francia si aprirà a Parigi. Venerdì 25 settembre il Pontefice sarà accolto all’aeroporto di Parigi-Orly, per poi recarsi in visita al presidente della Repubblica all’Eliseo. Seguirà l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, sempre all’Eliseo, e nel pomeriggio la visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), entrambi con discorso del Papa. La giornata si chiuderà con la celebrazione dei vespri nella cattedrale di Notre-Dame, insieme a vescovi, sacerdoti, diaconi, consacrati e seminaristi, e con la veglia di preghiera con i giovani allo Stade de France di Saint-Denis. Sabato 26 settembre il Papa visiterà il centro Maison Bakhita, dedicato all’accompagnamento e all’integrazione sociale, incontrerà i membri dell’assemblea sinodale provinciale, i catecumeni e i neofiti presso l’Istituto cattolico di Parigi, quindi presiederà la messa in Place de la Concorde. Nel pomeriggio è previsto il trasferimento a Lourdes.
Sabato 26 settembre, appena atterrato, il Papa pregherà alla grotta delle apparizioni di Massabielle, nel santuario di Nostra Signora di Lourdes. Domenica 27 settembre incontrerà i vescovi della Conferenza episcopale di Francia, presiederà la messa nella Prairie del santuario, seguita dall’Angelus, e nel pomeriggio incontrerà gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame; è previsto anche un incontro privato con le religiose di vita contemplativa del Carmelo di Lourdes, prima della preghiera del rosario e della processione aux flambeaux. Lunedì 28 settembre il Pontefice si trasferirà a Metz, dove parteciperà a un incontro interreligioso e all’appuntamento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” presso il Centro congressi Robert Schuman, per poi presiedere la messa nella cattedrale di Santo Stefano. Il viaggio si concluderà con la cerimonia di congedo in aeroporto e il rientro a Roma-Fiumicino in serata.
Fonte: AgenSIR/red
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Papa Leone XIV in Francia: le tappe di Parigi, Lourdes e Metz
di Cristina Uguccioni
Dal 25 al 28 settembre papa Leone XIV compirà il suo quinto viaggio internazionale: si recherà in Francia, un Paese che negli ultimi anni ha visto crescere in modo significativo il numero di giovani e adulti che trovano o ritrovano la fede e chiedono di essere battezzati e ricevere i sacramenti dell’Eucaristia e della Confermazione: nel 2025 sono stati oltre 20.000, nell’anno precedente oltre 15.000. Il Papa sarà dapprima a Parigi, successivamente sosterà a Lourdes, cuore mariano della Francia, e infine a Metz, cittadina cui fu profondamente legato Robert Shuman, uno dei padri fondatori, insieme ad Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, dell’Unione Europea. Su questo viaggio – il cui motto è “Affinché il mondo abbia la vita” (Giovanni 6,51) – riflette in questa conversazione un fine conoscitore della società francese, monsignor Francesco Follo: per 20 anni a Parigi è stato Osservatore Permanente della Santa Sede all’UNESCO, (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la Scienza e la Cultura), che il Papa visiterà il 25 settembre.
In Francia coglie attesa ed entusiasmo per l’arrivo di Leone XIV?
«Sì, entusiasmo e attesa sono palpabili. Basti pensare che a Parigi le iscrizioni alla messa che sarà celebrata in Place de la Concorde non fanno che crescere di giorno in giorno: gli organizzatori attendono oltre 500.000 persone. Del resto la Francia di questi ultimi anni è caratterizzata da un fenomeno particolare: il risveglio della fede, con migliaia di giovani e adulti che diventano catecumeni. Per costoro e per tutti i credenti quella del Papa in terra francese è la visita molto attesa di un padre che vuole guidare, sostenere e confermare i propri figli nella fede. Ma l’attesa è grande anche tra i non credenti e questo dimostra che quella del Papa non è solo la visita di un capo di Stato, ma di un uomo cui si riconosce autorevolezza morale, un uomo che richiama l’intera famiglia umana ad aprirsi a Dio e guida una religione capace di offrire un contributo importante all’edificazione della civiltà».
Si è interrogato sulle cause di questo risveglio della fede?
«Sì: penso che la causa principale sia la domanda di senso che abita – mai sopita – nel cuore degli esseri umani. Per “senso” intendo: la direzione, il significato, il gusto della vita. La domanda di senso (così inteso) è ineliminabile e si fa strada nelle nostre società che a mio giudizio non sono secolarizzate ma idolatre. Il celebre scrittore russo Aleksandr Isaevič Solženicyn, dopo l’uscita dal gulag, emigrò negli Stati Uniti, nel Vermont, e lì, un giorno, fu condotto a visitare un grande supermercato colmo di migliaia di prodotti. Genialmente commentò dicendo che al desiderio di infinito si era risposto con un’infinità di cose. Ecco, le nostre società rispondono alla domanda di senso con migliaia di prodotti: e questa risposta non riesce a soddisfare il cuore umano. L’idolatria – grande peccato di cui si legge nella Bibbia – nasce quando l’uomo confonde la parte per il tutto: e la parte può essere di volta in volta, lungo i secoli, la tribù, il potere, il denaro, il consumo, il benessere e così via».
Il vitello d’oro ha molti volti.
«Proprio così. E quando l’essere umano risponde alla domanda di senso con un idolo si condanna all’insoddisfazione e all’infelicità. A questa domanda di senso il cristianesimo risponde proponendo la figura di Gesù, il Figlio di Dio, Colui che offre la vita piena alle sue creature. Questa risposta oggi affascina e coinvolge non solo un numero crescente di francesi ma anche un numero crescente di persone che abitano nei Paesi del nord Europa. Ne gioisco».
Leone XIV si recherà anche a Lourdes e Metz: vuole illustrare l’importanza di queste due tappe?
«A Lourdes il Papa, che si farà pellegrino tra i pellegrini partecipando anche alla processione aux flambeaux, porrà l’intera Francia sotto la protezione della Madonna. Recandosi in questa cittadina il Papa vuole celebrare Maria, l’Immacolata Concezione, colei che conduce a Cristo, la giovane forte e coraggiosa che, pronunciando liberamente il suo «sì» a Dio, ha reso possibile l’incarnazione. A Metz, presso il centro congresso “Robert Schuman”, Leone XIV terrà l’ultimo discorso del viaggio intervenendo all’incontro intitolato “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”. Il Papa mostrerà di avere a cuore e prestare cura all’Europa. Lungo i secoli, sul piano culturale il cristianesimo ha offerto il suo contributo, che si è sempre rivelato significativo. Oggi, a mio parere, noi cristiani d’Europa dovremmo essere più propositivi sul piano culturale: abbiamo semi buoni da gettare».
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Dal 25 al 28 settembre Leone sarà nella capitale transalpina, al santuario mariano nei Pirenei e a Metz. Ne parla in intervista monsignor Francesco Follo, per 20 anni Osservatore Permanente della Santa Sede all’UNESCO a Parigi, l’agenzia che il Papa visiterà il 25 settembre.
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Papa Leone XIV è in Francia: il no al riarmo nel primo discorso, poi la visita all'Unesco
“Buongiorno a tutti! Bonjour! Good morning!”. Il saluto è quello di sempre all’inizio di ogni volo papale, con l’aggiunta del francese, la lingua che parlerà in questo tour de force di quattro giorni in Francia. Leone XIV, in piedi e col microfono in mano, un’ora dopo il decollo dall’aeroporto di Roma/Fiumicino avvenuto alle 7.58 di venerdì 25 settembre, passa a salutare i circa 80 giornalisti da dieci nazioni (oltre 20 sono francesi) che lo seguono nel suo quinto viaggio apostolico. Li ringrazia anticipatamente per il lavoro di copertura che verrà svolto tra tv, radio, web, carta stampata, social, e – come già nei precedenti voli – durante il giro di saluti, non si tira indietro davanti a battute o domande con riferimenti alla stringente attualità.
L’incontro con i giornalisti
Come l’Intelligenza Artificiale, dopo l’annuncio delle Big Tech di un “rallentamento” del progresso tecnologico. “Forse stanno iniziando a leggere la sua enciclica?”. “La nostra Commissione vaticana è in contatto con molti dei leader del mondo dell’IA e stiamo continuando il dialogo che spero di aver avviato con l’enciclica. Penso che molti di loro – aggiunge Leone – siano aperti a cercare modi per garantire che l’IA non soppianti o distrugga l’umanità ma piuttosto che sia uno strumento a favore degli esseri umani. Stanno iniziando cose positive”. Con i colleghi spagnoli Leone XIV ricorda la crisi migratoria della scorsa estate a Ceuta, che assicura di aver seguito “dal primo giorno”: “È una crisi che ha cause di differenti tipologie dietro. Bisogna capire come rispondere per evitare questo genere di emergenza. È stata veramente una crisi umanitaria”.
“Prima di tutto viaggio in Francia, così come in ogni altra parte del mondo, come seguace di Gesù Cristo per annunciare la pace, la pace di Cristo in tutto il mondo. È un messaggio che, come tutti sappiamo, è importante in questo momento”, ha ricordato.
Tanti anche i doni ricevuti durante il passaggio tra i sedili dell’AirBus di Ita Airways. Due regali spiccano in particolare, due libri. Il primo è quello che lo storico quotidiano francese ‘La Croix’ ha composto con i messaggi di 340 lettori da tutto il Paese. Cher Pape León è il titolo del volume che raccoglie preoccupazioni geopolitiche, richieste di riforme nella Chiesa e confidenze intime al Papa, figura che, come emerge dalle pagine del libro, molti vedono come autorità morale ascoltata e rispettata in un mondo che è “sull’orlo del baratro”. Cartas para el Papa è invece il titolo dell’altro libro posto nelle mani del Papa. Anch’esso raccoglie delle lettere, 74 per l’esattezza, con le testimonianze di persone colpite dai terremoti del 24 giugno in Venezuela, oltre a fotografie del fotogiornalista Miguel Gutiérrez che documentano le conseguenze del sisma a La Guaira. Dalla Spagna, e sempre a testimonianza di un disastro naturale, l’altro dono al Pontefice portato in aereo dalla giornalista di Radio Cope, Eva Fernández: una croce realizzata con il legno di quercia recuperato dagli incendi della scorsa estate in Spagna che ha bruciato interi ettari di aree forestali. All’interno della croce, un oculo contenente i resti carbonizzati raccolti nei pressi della cappella di Nostra Signora della Nuova a Getafe (Madrid), tra le poche chiese risparmiate dalle fiamme. Il Papa ha osservato attentamente il dono, poi ha affermato: “Davanti alle catastrofi naturali, dobbiamo avere responsabilità e cura della Casa comune”. Soprattutto dobbiamo “pregare”. Lui, ha assicurato, è la prima cosa che fa davanti a questo tipo di tragedie.
Nel dialogo con la stampa, Papa Leone ha anche confidato di essere un Pontefice «felice a parte le difficoltà».
Il Papa è atterrato all’aeroporto di Parigi-Orly, alle ore 9.56 , dove è stato accolto dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e da sua moglie Brigitte, che nell’attesa del Pontefice hanno salutato e ringraziato il folto gruppo di bambini, tutti con la maglietta bianca e la scritta azzurra del motto del viaggio papale – “Pur que le monde ait la vie” (“Perché il mondo abbia la vita”) – che già da qualche minuto intonavano canti di benvenuto a Papa Leone XIV. Inizia così il quinto viaggio apostolico internazionale di Papa Leone XIV, che è proseguito con l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.
Il primo discorso pubblico
Il primo discorso di Leone XIV in Francia è un forte appello al Paese perché ritrovi le proprie radici cristiane e riaffermi una sana laicità, intesa non come esclusione della religione dalla vita pubblica, ma come dialogo fecondo tra Stato e istituzioni religiose, uniti al servizio del bene comune . Pur senza nominare esplicitamente l’eutanasia, il Papa denuncia la logica delle “morti programmate”, ribadendo la centralità del diritto alla vita e mettendo in guardia dalle derive tecnocratiche che trasformano la persona in oggetto di cui disporre . Nel suo intervento, Leone XIV richiama la Francia alla grandezza della propria storia: dalle radici cristiane antiche, al ruolo culturale e spirituale che ha illuminato l’Europa attraverso scuole, cattedrali, università e figure di pensatori cattolici che hanno contribuito alla ricerca del vero, del bene e del bello . Celebra inoltre la rinascita di Notre-Dame, simbolo di speranza e di unità nazionale dopo la ricostruzione condivisa . Il Papa insiste sulla necessità di un discernimento etico capace di orientare scienza e tecnologia, che rischiano altrimenti di diventare strumenti di profitto e manipolazione: cita esplicitamente le derive legate a manipolazioni genetiche, maternità surrogata, commercio di organi e morte programmata . Rivolge poi un invito alla fraternità operosa, ricordando l’esempio di San Vincenzo de’ Paoli e l’impegno della Chiesa per i più fragili, modello di accoglienza della vita senza condizioni e di difesa di chi non ha voce . La cooperazione tra Francia e Chiesa, sottolinea, si manifesta anche nel sostegno ai cristiani d’Oriente e nell’impegno educativo, con il Fondo per le scuole d’Oriente che sostiene centinaia di istituti nel Medio Oriente . Questo porta il Papa a guardare al Medio Oriente, dove si vive “il flagello della guerra” di fronte il quale non si deve essere indifferenti, poiché “la gravità di queste situazioni deve interpellarci e chiama ciascuno, là dove si trova, a una vera conversione del cuore e a un cambiamento di atteggiamento”. Leone XIV sottolinea che “la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”. Conclude: “Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”. Ed esorta la Francia, fedele ai propri valori, a tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace.
Leone XIV non nasconde la gioia di essere in Francia, “Paese dal vasto patrimonio culturale e religioso”, abitato da un popolo con origini diverse, una peculiarità che arricchisce la convivenza e la vita democratica. Una sottolineatura, quella del Papa, che nasce dalle sue radici, i genitori della nonna materna infatti erano nati in Normandia.
La visita all’UNESCO
Si presenta come “testimone di pace”, Leone XIV, nella sede dell’Unesco di Parigi, tempio laico in cui “linguaggi e culture si incontrano” per contribuire alla pace attraverso educazione, scienze, cultura. È la seconda tappa del viaggio in Francia; la prima visita di un Pontefice nel nuovo millennio dopo l’ultima e unica di Giovanni Paolo II il 2 giugno del 1980. Quarantasei anni e un mondo sconvolto da squilibri, indigenza, forme di dispotismo o di barbarie che “fomentano rivalità e conflitti”, una “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione lasciata invece alla “intelligenza” di macchine e computer. Per questo il Papa, in un monumentale discorso – l’unico in inglese del viaggio – rilancia il progetto di “costruire insieme un mondo giusto”, quale “spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace”.
Siamo fratelli e sorelle perché siamo anzitutto “figli”, puntualizza il Papa. Essere umani significa “essere figli”: “Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità”. In secondo luogo, “tutti nasciamo nudi e bisognosi”, tutti “siamo poveri per nascita”, “indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto”, rileva il Papa. Da adulti rischiamo di dimenticarcene e delle “conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata”.
Il discorso ha poi toccato molti dei temi che più stanno a cuore al Pontefice: ancora la ricerca della pace; la necessità di governare lo sviluppo tecnologico in una dimensione non disumanizzante - con particolare riferimento all’Intelligenza Artificiale; il bisogno di difendersi dalle fake news e dalla “miseria spirituale”; infine la necessità di giustizia, con particolare riferimento alla tutela dei più piccoli.
Bagno di folla per le strade, poi i vespri a Notre-Dame
Dopo il bagno di folla tra le strade della Capitale - 300mila persone distribuite dalla sede dell'Unesco fino a Notre-Dame, secondo le autorità locali - attraversate in papamobile salutando e benedicendo, il Papa giunge davanti al sagrato di questo miracolo dell'architettura, patrimonio Unesco dell’umanità dal 1991. Attraversa in papamobile settori transennati con circa 5.000 fedeli: il Pontefice premia le tante ore di attesa e gira più volte tra le geometrie di folla del sagrato per salutare proprio tutti.
Nell’omelia durante la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e i seminaristi, nella cattedrale di Parigi, il Papa elogia la ricostruzione della chiesa, il cui tetto fu distrutto da un incendio nell’aprile del 2019, come un’occasione di incontro “al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”. Dal Pontefice l’invito a “smascherare” i “rapporti di potere ingiusti” e custodire “giustizia e pace”
La veglia con 80 mila giovani
Nella serata di venerdì 25 settembre, Papa Leone presiederà una grande veglia di preghiera nello Stadio di Saint-Denis, a Parigi, dove sono attesi circa 80mila giovani.
fonte: agenzie/vaticannews/catt.ch
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Papa Leone XIV in Francia: Maison Bakhita, Concorde e la Grotta di Lourdes
Da una casa per esuli nel XVIII arrondissement alla roccia di Massabielle, passando per la piazza più grande di Parigi. Sabato 26 settembre, seconda giornata del viaggio apostolico in Francia, Papa Leone XIV ha celebrato la Messa in Place de la Concorde davanti a una folla che Vatican News stima in 800'000 persone, poi ha lasciato la capitale e in serata si è inginocchiato davanti alla Grotta delle Apparizioni di Lourdes. La giornata era cominciata di fatto la sera prima, allo Stade de France di Saint-Denis, dove circa 80'000 giovani avevano partecipato alla veglia di preghiera. A loro il Pontefice aveva lasciato una frase da portarsi a casa: «Non basta evitare il male: bisogna scegliere il bene».
Alla Maison Bakhita, chi non si vede
Il primo appuntamento, alle 9, era anche il più raccolto. La Maison Bakhita, inaugurata nel settembre 2021, è il centro di accompagnamento e integrazione sociale della diocesi di Parigi. Non offre posti letto: offre corsi di francese, un atelier di cucito, una cucina per imparare. Ci passano circa 150 persone al giorno, e all'ingresso, racconta la presidente dell'associazione diocesana Valérie Moniod, si chiedono soltanto un nome, il Paese d'origine e un numero di telefono.
Dopo aver ascoltato alcune testimonianze, il Papa è partito dalla santa che dà il nome alla casa. Ha parlato del ruolo delle donne nel costruire una civiltà dell'amore, contro la cultura che disgrega le comunità e lascia le città sole. E ha aggiunto che santa Bakhita «ci impegna a vedere chi non è visto».
Catecumeni, la sorpresa di un Paese secolarizzato
Alle 10.15, all'Institut Catholique de Paris, lo aspettavano i membri dell'Assemblea sinodale provinciale con catecumeni e neofiti. Ringraziando l'arcivescovo di Parigi, monsignor Laurent Ulrich, Leone XIV ha ricordato Frate Lorenzo della Risurrezione, che ha segnato il suo percorso di fede.
Poi ha ascoltato Josué, Marielle e Sophie. E non ha nascosto lo stupore per il numero di adulti che, dentro una cultura fortemente secolarizzata, chiedono i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Un segno della grazia che va oltre le statistiche, ha detto, da accogliere con responsabilità e senza ingenuità.
La proposta riprende un'espressione dei vescovi francesi: occorre «immaginare e incarnare una Chiesa in "stato di iniziazione"». In pratica: padrini e madrine preparati, operatori pastorali formati anche sul piano umano, una liturgia che non arriva dopo la catechesi ma ne fa parte. E una domanda, posta da Marielle, che il Papa ha fatto sua: come evitare il vuoto dopo il battesimo.
Place de la Concorde, la sete e la fonte
Nel pomeriggio, tre chilometri di papamobile tra la folla degli Champs-Élysées, poi la Messa alle 15. L'omelia ha preso le mosse dall'invito di Gesù agli assetati nel Vangelo di Giovanni. La sete di cui ha parlato il Papa è di senso, di verità, di compimento: quella che i beni materiali e le soddisfazioni immediate promettono di placare e poi lasciano intatta. Davanti a Cristo, ha detto, ciascuno è una persona unica: «nessuno di noi è un numero su una carta d'identità».
Il Pontefice ha passato in rassegna una lunga fila di santi di Francia, dai primi martiri Blandina, Potino e Ireneo fino a Vincenzo de' Paoli, Federico Ozanam e Giovanna Jugan. Poi si è rivolto alle famiglie, ai giovani, che ha definito la Chiesa del presente, e di nuovo ai catecumeni, chiedendo a tutti di non tenere la fede per sé.
Lourdes, la sera dei malati
Arrivato alle 19, il Papa ha inaugurato il ponte che da oggi porta il suo nome: una struttura del 1930, danneggiata dalle piene del fiume e riaperta lo scorso marzo dopo il restauro. Poi, alla Grotta, i gesti di ogni pellegrino. In ginocchio, la mano sulla roccia, un bicchiere d'acqua della sorgente offerto dal rettore del santuario, padre Michel Daubanes, accanto al vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas. Un cero sul candelabro, la consegna di una Rosa d'Oro. Davanti a lui, soprattutto malati in carrozzina.
La preghiera, recitata in francese, affida alla Vergine le famiglie, i più poveri, i giovani in cerca di una società giusta. E chiede per il Paese «governanti saggi e generosi, pronti al sacrificio di sé», capaci di far sentire la voce della Francia per i diritti umani e la pace, respingendo le logiche di guerra.
Domattina si riparte presto. Alle 9 l'incontro con i vescovi della Conferenza episcopale di Francia nell'emiciclo Sainte-Bernadette, alle 11 la Messa nella Prairie del santuario, seguita dall'Angelus; sono attesi circa 150'000 pellegrini.
La domanda di Marielle, intanto, ha viaggiato con il Papa fino ai Pirenei. Domani mattina finirà sul tavolo dei vescovi francesi. Ed è una domanda che molte diocesi d'Europa vorrebbero potersi porre: non come riempire le chiese, ma come fare posto a chi ci sta già entrando.
fonte: agenzie/catt.ch
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Leone XIV definisce Lourdes: "Santuario della sacralità della vita"
Dopo essere arrivato il 26 settembre in serata a Lourdes e aver pregato davanti alla grotta, domenica 27 settembre Leone ha incontrato i vescovi della Conferenza Episcopale Francese e presieduto la Messa oltre il Gave nell’area da cui si vede dall’altra parte del fiume la Grotta delle apparizioni. Prima della celebrazione, in papamobile, ha salutato le tante migliaia di fedeli all’esterno del Santuario. 150mila i fedeli che hanno partecipato alla Messa. Dopo la Messa, Leone ha recitato l’Angelus, con una invocazione speciale per la pace affidata all’intercessione di Maria.
L’omelia a Lourdes
Qui – ha esordito il Papa nell’omelia della Messa al Santuario di Lourdes – “vedo il volto universale della Chiesa. Che gioia essere insieme, un solo cuore, un’unica famiglia”.
Commentando le letture odierne, il Pontefice ha sottolineato che gli appelli alla penitenza “assumono un’importanza salutare per manifestarne l’urgenza e la necessità:
è oggi – non domani – che bisogna convertirsi;
è oggi il momento favorevole, il giorno della salvezza. Dio desidera che l’uomo viva, che apra gli occhi e torni a Lui. Convertirsi significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo così il nostro cuore all’unica Gioia che non passa”.
“Gesù stesso -ha aggiunto Leone XIV - non usa mezzi termini quando esorta alla penitenza. Ma Egli allarga l’orizzonte della vita terrena a quello della vita eterna. Mentre la felicità quaggiù è una realtà effimera, relativa, a volte purtroppo inaccessibile per alcuni, la vera felicità è promessa a tutti, nella speranza, e dovrebbe essere l’oggetto principale della nostra ricerca, dei nostri sforzi e delle nostre scelte”.
Da Lourdes Leone XIV ha ricordato che “la Vergine Maria non disse forse a Santa Bernadette: «Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro»? Questa promessa, proclamata proprio qui, risuona con particolare forza in questa terra di Francia e scuote le nostre mentalità contemporanee.
In questo momento storico, all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale, ma talvolta tentata di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna”.
A Massabielle, “nessuna fragilità umana è respinta”
“Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia – ha ammonito Papa Leone - la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta.
Le vostre stampelle, le vostre sedie a rotelle, le vostre lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio.
Lourdes è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre”.
“La vita eterna – ha detto ancora - è una promessa solida e certa che il Signore ci fa. Ce l’ha già ottenuta con la sua morte sulla croce e la sua risurrezione, e la realizza ogni giorno in noi attraverso la grazia del battesimo. È alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla liberamente, afferrarla, non ostacolarla; ma l’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore, è il peccato, il ripiegamento su sé stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre”.
E qui – ha sottolineato il Papa – entra in ballo “la nostra responsabilità personale, ed è grande. Dio ci ha voluti liberi, perché la libertà è una condizione dell’amore; non si può amare per costrizione. Questa libertà che ci è donata, dobbiamo impegnarla in un «sì» a Cristo e, con l’aiuto della sua grazia, sulle orme di Maria”.
A Lourdes Maria invita incessantemente alla penitenza: “La Vergine ci chiede di fare penitenza, non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche «per i peccatori», per un mondo che va male. Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile. Sono i cuori degli uomini che bisogna cambiare, a cominciare dal nostro. La penitenza è un’opera suscitata dall’amore nella solidarietà con il genere umano.
“Questa esigenza di conversione – ha ribadito Papa Leone XIV - coinvolge la Chiesa stessa nel suo pellegrinaggio terreno. Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore. Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale”.
Concludendo, il Papa si è rivolto ai tanti ammalati che si trovano quotidianamente a Lourdes.
“Cari malati che conoscete la sofferenza, così numerosi a Lourdes, avete la possibilità di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo è insostituibile.
Pellegrini, fratelli e sorelle, non ripartirete da Lourdes come siete arrivati: ripartirete come missionari della speranza. È il miracolo di questo luogo: suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore. La Vergine Maria risana i nostri sguardi e trasfigura i nostri cuori donando loro la pace. Non temete le tempeste del mondo”.
L’appello in ottobre a pregare il Rosario per la pace
Prima della recita dell’Angelus, Leona ha lanciato un appello. “È qui – ha scandito il Papa - che la Vergine Maria è apparsa a santa Bernadette con il Rosario e ha, per così dire, guidato la sua preghiera:
invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a recitare il Santo Rosario durante il prossimo mese di ottobre, con l'intenzione particolare che cessino le guerre e che si instauri la pace tra i popoli in conflitto”.
“Accompagniamo questa preghiera – ha concluso - con atti concreti di penitenza e di misericordia, impegnandoci a favorire sempre il dialogo e la riconciliazione”.
L’incontro con i malati all’Accueil Nôtre-Dame
In pomeriggio Leone si recato all’Accueil Nôtre- Dame dove ha incontrato i malati e i volontari. Nessuno è invisibile agli occhi di Dio: ogni persona è guardata e amata da Dio in modo unico e personale. Questo uno dei punti del messaggio del papa che ha insistito sul fatto che fragilità e la sofferenza non tolgono dignità alla persona, ma possono diventare luogo di incontro con Dio e con gli altri. Il Papa ha sottolineato che ogni essere umano è chiamato all’amore e ha un valore infinito semplicemente per il fatto di esistere ed ha invitato tutti a servire e accompagnare i malati con tenerezza, promuovendo cure, ricerca e cure palliative. Un incontro commovente, al termine del quale il Pontefice ha voluto personalmente salutare tutti i malati presenti.
In serata la processione dei Flambeaux e il Rosario
In serata la preghiera del Santo Rosario con la processione dei Flambeaux (alle 21). Dirette su TV2000.
Domani il Papa si recherà a Metz per visitare il centro congressi Robert Schuman e altri appuntamenti.
fonte: agenzie/catt.ch
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Leone XIV in Francia: dai malati di Lourdes al dialogo interreligioso di Metz
Una carrozzina, una fiaccola, una sala congressi in una città di frontiera. In meno di ventiquattro ore Papa Leone XIV è passato dalla Lourdes dei malati alla Metz di Robert Schuman, ultima tappa del viaggio apostolico in Francia iniziato venerdì a Parigi. Domenica 27 settembre, nel pomeriggio, ha difeso a Lourdes davanti ai pellegrini sofferenti la dignità di ogni vita. La sera ha camminato nella processione aux flambeaux. Stamattina, lunedì 28, ha incontrato in Lorena i responsabili delle religioni presenti nel Paese. Il filo è il motto della visita: affinché il mondo abbia la vita.
Lourdes, la dignità di chi soffre
Al mattino, dopo l'incontro con i vescovi francesi, la Messa sulla Prairie del Santuario aveva dato il tono alla giornata. Davanti alle correnti che vorrebbero ridefinire il valore della vita, ha detto il Papa, «la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana. Qui, nessuna fragilità viene respinta».
Nel pomeriggio quelle parole hanno trovato dei volti. Dal palco allestito davanti all'Accueil Notre-Dame, la struttura che ospita i pellegrini malati di fronte alla Grotta, Leone XIV si è rivolto anzitutto a loro: «Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Poi, in un Paese dove il fine vita è al centro del dibattito, le frasi più attese: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. [...] È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
A medici, infermieri, barellieri e cappellani ha chiesto di sviluppare «senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca» e di accompagnare «con tenerezza i malati». E ancora: «Sì, cari amici, siate servitori appassionati della vita! [...] La medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata!». All'Accueil ha lasciato in dono una riproduzione in ceramica invetriata dell'Annunciazione di Andrea della Robbia. Poi un incontro privato con le monache del Carmelo.
Pellegrino tra cinquantamila fiaccole
In serata, in forma riservata, il Papa ha ascoltato per due ore sette vittime di abusi commessi da membri del clero, quattro uomini e tre donne. All'incontro dedichiamo un articolo a parte.
28/09/2026
Vittime di abusi a Lourdes: quasi due ore di colloquio con Leone XIV
Sette persone ferite da membri del clero francese ricevute dal Papa nella Casa vescovile del santuario mariano: faccia a faccia individuali, richieste concrete e un abbraccio inatteso. Al mattino l'appello ai vescovi per la massima vigilanza, sulla scia del Rapporto Ciase e dell'incontro madrileno di giugno.
Alle 21 le campane hanno aperto il Rosario. Sull'esplanade circa 50'000 persone, e tra loro Leone XIV con la fiaccola nella destra e il rosario nella sinistra. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano presieduto la processione da una terrazza. Lui ha preferito camminare dietro la statua della Vergine, in mezzo alla gente: «Rendo grazie al Signore di poter, a mia volta, rispondere questa sera all'appello della nostra Madre facendomi pellegrino tra i pellegrini». Ancora un pensiero per i malati: «Bisogna venire qui a fare questa processione con voi, cari malati, per percepirne pienamente la realtà».
Metz, dove le fratture diventano ponti
Stamattina il decollo da Lourdes alle 7.40, con due caccia francesi di scorta, e verso le 9 l'arrivo in Lorena. Metz, a lungo contesa tra Francia e Germania, è tornata definitivamente francese nel 1945. Qui Schuman, nato tedesco in Lussemburgo e francese dal 1919, aveva iniziato la carriera di avvocato.
Al Centro Congressi che porta il suo nome sedevano accanto al Papa il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, il Gran Rabbino di Francia Haïm Korsia, Chems-Eddine Hafiz della Grande Moschea di Parigi, Christian Krieger della Federazione protestante e Anthony Boussemart dell'Unione buddista. Schuman, ha detto Leone XIV, «seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l'Europa». Per chi guida una comunità di fede ne discende un compito: «testimoniare che, al di là dei confini, è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace».
Il passaggio più severo riguarda la violenza religiosa: «[...] invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l'oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un'autentica ispirazione divina». Il dialogo, ha precisato, non chiede di rinunciare a sé stessi: «Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell'altro».
A quarant'anni dall'incontro di Assisi, la CRCF, l'organismo che dal 2010 riunisce buddisti, cristiani, musulmani ed ebrei di Francia, ha letto un appello con tre impegni: proseguire il dialogo, educare i giovani alla conoscenza reciproca, restare uniti per la giustizia e la pace. Il Papa ha riannodato il filo con Lourdes: «La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana. [...] Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine».
L'Europa, poi la Lanterna del Buon Dio
Alle 11, sempre al Centro Schuman, in programma il discorso Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità. Alle 16 l'ultima Messa, nella cattedrale gotica di Saint-Étienne: una navata alta oltre 41 metri e 6'500 metri quadrati di vetrate, che le hanno valso il soprannome di Lanterne du Bon Dieu. Il volo di rientro a Roma è previsto alle 19.
Ieri sera, sull'esplanade, Leone XIV aveva pregato la Vergine perché la luce delle fiaccole «non si spenga mai nelle nostre vite, ma che illumini il futuro». Oggi pomeriggio quella luce passerà dalle vetrate di una cattedrale di confine, sulle voci di ragazzi che hanno fatto della pace il motto del loro coro. Ultima tappa del viaggio del Pontefice in Francia.
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Vittime di abusi a Lourdes: quasi due ore di colloquio con Leone XIV
Dovevano essere due o tre minuti a testa, cronometrati in anticipo. Sono diventati quasi due ore. Domenica sera, nella Casa vescovile di Lourdes, a pochi passi dal santuario, papa Leone XIV ha incontrato sette vittime di abusi commessi da membri del clero in Francia: quattro uomini e tre donne, colpiti in parrocchie, collegi, congregazioni e movimenti. Il colloquio, dalle 17.30 alle 19.30, si è svolto nella terza giornata del viaggio apostolico in Francia, l'unica trascorsa interamente nella città mariana dei Pirenei, tra la tappa di Parigi e quella conclusiva di Metz. Era presente monsignor Gérard Le Stang, vescovo di Amiens e presidente del Consiglio per la prevenzione e la lotta contro la pedofilia della Conferenza episcopale di Francia.
Prima a tu per tu, poi insieme
Il formato l'hanno costruito le vittime insieme al Papa. «Abbiamo lavorato per un mese per definire il format di questo incontro», ha raccontato alla stampa internazionale Olivier Mardi, cofondatore del collettivo Voix Libérées de Touraine. Il gruppo aveva proposto un momento comune seguito da colloqui individuali. La risposta, arrivata sabato sera, ha invertito l'ordine: prima i faccia a faccia, circa quindici minuti ciascuno, poi tutti in una sala. Anche il numero ridotto era stato chiesto da Leone XIV. «Inizialmente cinque, poi siamo arrivati a sette», ha spiegato Jérôme Guillement, aggredito da ragazzo da un sacerdote.
A individuare i partecipanti sono state la Conferenza episcopale e la Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, dopo contatti con una quarantina di gruppi e singole persone. Al Papa sono state consegnate anche le lettere di altri interlocutori.
Sette storie, una a pochi chilometri
Cinque identità sono note. Jean-Marie Delbos, ottant'anni, è tra i testimoni chiave del caso del collegio Notre-Dame de Bétharram, a poca distanza da Lourdes. Un'indagine dell'Istituto Louis Joinet, commissionata dalla stessa congregazione e pubblicata a giugno, stima che tra 700 e 1'500 allievi possano aver subito abusi sessuali, fisici o psicologici dal 1950 alla fine degli anni Novanta. Véronique Garnier, del collettivo Foi & Résilience, ha raccontato in due libri gli abusi del suo parroco a Nancy. Mardi e il fratello Frédéric sono stati vittime dell'abate Bernard Tartu nel coro dei Petits Chanteurs de Touraine. Bertrand Virieux, cardiologo, tra i fondatori dell'associazione lionese La Parole Libérée, subì da ragazzo le violenze di padre Bernard Preynat. Due partecipanti hanno scelto l'anonimato; tra loro una persona vittima dell'Abbé Pierre.
«Un uomo autenticamente in ascolto»
Usciti dalla Casa vescovile, i cinque si sono presi un'ora prima di incontrare i giornalisti. «Raramente ho incontrato qualcuno che avesse un ascolto così profondo», ha detto Guillement. Secondo Mardi il Papa si è detto colpito e ferito dai racconti: «Ha parlato di piaghe aperte, ancora aperte dopo aver incontrato le vittime spagnole». Il riferimento è a Madrid, dove l'8 giugno Leone XIV aveva ricevuto in nunziatura sei vittime per quasi un'ora.
Delbos, che si dice ateo, domenica mattina è tornato a Messa dopo sessant'anni. Poi il colloquio. «Gli ho chiesto di benedire mia madre. E lì, quando lui ha visto in che stato mi trovavo, mi ha preso con entrambe le braccia». Garnier alla celebrazione del mattino si era sentita «francamente a terra»; nel pomeriggio, sollievo. Il Papa, racconta, li ha invitati a servirsi dei dolci.
Guillement insiste su un altro tratto. Leone XIV conosceva la sua storia e faceva domande precise, da giurista. «Non è ingenuo, sa che i fatti continueranno, e che bisogna rimanere vigili».
Vigilanza, la parola del mattino
Lo stesso vocabolario il Papa l'aveva usato alle 9, nell'emiciclo Sainte-Bernadette, parlando ai vescovi francesi del «doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiale». Ha riconosciuto che la Conferenza episcopale ha «adottato misure coraggiose per rispondere» alle vittime, «ascoltando, cercando la verità, la giustizia, il perdono, la riparazione e un impegno deciso a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro tali crimini». Poi, più personale: «So che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza». La consegna: «proseguire lungo la strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza».
Il cammino francese parte dal Rapporto Ciase del 2021: oltre 210'000 minori vittime di quasi 3'000 sacerdoti e religiosi tra il 1950 e il 2020. La parola «sistematicità» è tornata anche nel colloquio serale. Per Mardi il problema è proprio «la dimensione sistemica che esiste nell'istituzione, che è esistita, ma che esiste ancora».
Le richieste presentate sono state molte e concrete. Nel congedo, riferisce la Sala Stampa della Santa Sede, Leone XIV ha ribadito «il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri» e ha chiesto ai sette di pregare per lui. Loro hanno risposto con una promessa: «Resteremo vigili». La parola che il Papa aveva consegnato ai vescovi al mattino.
fonte: agenzie/catt.ch
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Leone XIV a Metz: l'ultima Messa in Francia nel segno del perdono
Il viaggio di Papa Leone XIV in Francia si è chiuso a Metz, sotto le vetrate della cattedrale di Santo Stefano, detta Lanterne du Bon Dieu. Lunedì 28 settembre, nel pomeriggio, il Pontefice vi ha celebrato l'ultima Messa pubblica della visita. Secondo le autorità locali l'hanno seguita circa 35'000 fedeli, tra la navata, il sagrato e le strade del centro. Alla celebrazione ha partecipato anche il presidente francese Emmanuel Macron, che in un primo tempo non aveva previsto di prendere parte alle celebrazioni del Papa. Alle 19.33 l'aereo è decollato dall'aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine verso Roma.
Il viaggio è durato quattro giorni, dal 25 al 28 settembre, con tre tappe. A Parigi il Papa è stato all'Unesco, a Notre-Dame restaurata e alla veglia con i giovani allo Stade de France. A Lourdes, all'Angelus, ha chiesto di pregare il Rosario per la pace durante tutto il mese di ottobre. L'ultima tappa è stata Metz, la città di Robert Schuman, uno dei padri dell'Europa unita. Per Leone XIV era il quinto viaggio apostolico internazionale.
Al mattino, l'Europa di Schuman
La giornata era cominciata al Centro Congressi Robert Schuman con l'incontro interreligioso. Qui il Papa ha definito una profanazione invocare il nome di Dio per legittimare la violenza. Poco dopo, all'evento Alle radici dell'Europa per la pace e l'unità, ha tenuto un lungo discorso in francese ispirato alla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950. Prima una diagnosi: «oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare». Poi un avvertimento: «bisogna guardarsi dall'illusione del riarmo». Infine una strada: «È necessario impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace».
Una racchetta di legno sul sagrato
Verso le 15.30 Leone XIV è arrivato in papamobile a Saint-Étienne, dopo un ultimo giro tra la folla. Lo ha accolto il sindaco François Grosdidier. Sul sagrato gli hanno fatto un regalo poco protocollare: una racchetta da tennis in legno, per un Papa che non ha mai nascosto la sua passione per questo sport. L'ha studiata divertito, poi ha firmato il Libro d'Onore: «Possa la pace di Dio regnare sempre nella città di Metz e nei cuori di tutte le persone. Con la mia benedizione».
Lungo la navata si è fermato a salutare alcuni fedeli con disabilità. In sagrestia lo aspettavano i ministranti. Uno di loro, Louis, aveva spiegato ai media vaticani che la sua città porta i segni di tre guerre: quella franco-prussiana e i due conflitti mondiali. Porta anche, aveva aggiunto, «una storia legata alla riconciliazione».
Il perdono non è una resa
L'omelia è partita dalle tre immagini del profeta Isaia: il deserto, il giardino, la casa. Nelle prime due agisce Dio. La terza chiede mani e fatica. «Così la pace, che è dono di Dio, richiede una risposta da parte degli uomini, in uno sforzo condiviso».
Poi il Vangelo di Matteo, con l'invito a porgere l'altra guancia. Il Papa ha riconosciuto che queste parole possono sembrare debolezza. Poi si è rivolto direttamente ai fedeli: «Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione». Né è più forte chi se ne va «sbattendo la porta».
La storia di Metz, per Leone XIV, ne è la prova. Dopo il 1871 la città fu annessa alla Germania, nel 1918 tornò francese e nel 1940 fu di nuovo annessa dal regime nazista, fino alla liberazione nel novembre 1944. «Metz e la Mosella testimoniano al mondo intero che la riconciliazione è possibile solo quando si ha il coraggio di spezzare la catena del risentimento. Ci vogliono forza e grande equilibrio per non lasciarsi sopraffare dal male, soprattutto quando le ferite subite sono profonde».
Le vetrate e le radici
Il Papa ha poi guardato alle origini: al monachesimo e a san Crodegango, pastore di Metz e autore della Regola dei canonici. Da lì l'Europa ha ereditato principi come «il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza». Con essi, la centralità della famiglia, la cura dei poveri e l'accoglienza dello straniero.
La diocesi di Metz è una delle due in Francia, con Strasburgo, ancora sottoposte al regime concordatario nato dal Concordato del 1801. A questa Chiesa il Papa ha chiesto di custodire «l'eredità unica di un dialogo fecondo tra società civile e fede» e di essere un «laboratorio vivente di questa fedeltà».
L'ultima immagine gliel'ha offerta la cattedrale, con i suoi 6'500 metri quadrati di vetrate. Tra queste ci sono quelle di Marc Chagall, che il Pontefice ha indicato come simbolo di dialogo ecumenico e interreligioso. «Contemplando queste vetrate, impariamo che il futuro dell'Europa non risiede nell'uniformità, ma nell'armonia delle differenze, dove la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce».
Mezz'ora con Macron, poi Roma
Al termine della celebrazione l'arcivescovo-vescovo di Metz, monsignor Philippe Ballot, ha salutato il Papa con un augurio che nasce dalla storia della città: «Là dove, oggi, ci sono conflitti, la speranza di vedere i nemici parlarsi e diventare amici non è un'illusione perché si è concretizzata qui». Tra i doni c'erano una riproduzione di Schuman e un modellino in metallo della cattedrale, realizzati da studenti di istituti professionali. Al vescovo il Papa ha lasciato un calice.
Poi il ringraziamento finale: «Cari amici, continuiamo a camminare insieme, uniti nella Santa Madre Chiesa, per la gloria di Dio e al servizio del suo Regno di amore, giustizia e pace». All'aeroporto, fuori programma, un colloquio privato di circa trenta minuti con Macron ha fatto slittare il decollo. Sul volo, con arrivo a Fiumicino previsto verso le 21.20, era in programma la tradizionale conferenza stampa con i giornalisti al seguito.
In cattedrale il Papa aveva ricevuto anche una candela, prodotta da un laboratorio cittadino, «affinché la luce della lanterna possa giungere fino in Vaticano», come ha detto monsignor Ballot. Quella luce può arrivare anche più vicino a noi. Giovedì comincia ottobre, il mese che Leone XIV ha chiesto di dedicare al Rosario per la pace, e l'invito raggiunge anche le nostre parrocchie ticinesi. Metz dimostra che i nemici di ieri possono diventare amici. Spesso tutto comincia da un gesto piccolo, ripetuto con fiducia.
fonte: agenzie/catt.ch
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Leone XIV e i quattro giorni in Francia, «quasi dei miracoli»
di Federico Anzini
«Quasi dei miracoli, direi». Così papa Leone XIV ha descritto i quattro giorni appena trascorsi in Francia, parlando lunedì sera ai giornalisti sul volo che lo riportava da Metz a Roma. Dal 25 al 28 settembre, sotto il motto Affinché il mondo abbia vita, il pontefice ha attraversato il Paese da Parigi a Lourdes fino alla Lorena: l'Eliseo e la sede dell'Unesco, la veglia allo Stade de France, la preghiera alla grotta di Massabielle, l'omaggio a Robert Schuman, padre fondatore dell'Europa, nella sua Mosella. Quinto viaggio del pontificato. Lo scopo, ha spiegato, era anzitutto annunciare il Vangelo e incoraggiare i giovani «che, ovviamente, sono alla ricerca di qualcosa», o meglio di Qualcuno.
DOSSIERS
Viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia
Il viaggio apostolico del Papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre 2026) tocca le città di Parigi, Lourdes e Metz. Tra gli eventi all'Unesco, allo Stade de France e sugli Champs-Élysées, la visita si focalizza sui temi di pace, riconciliazione europea, dialogo e risveglio della fede tra i giovani.
«Non siete un peso»
A Lourdes il papa ha trascorso l'intera domenica. Nel pomeriggio, all'incontro con gli operatori e gli assistiti dell'Accueil Notre-Dame, ha pronunciato le parole più dirette del viaggio: «Cari fratelli e sorelle malati, ci tengo a dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa. [...] Il mio pensiero va a tutti coloro che non possono essere qui e che, dalle loro case o dalle loro camere d'ospedale, sono uniti al nostro incontro».
Sullo sfondo c'è la legge sul diritto all'aiuto a morire, approvata in via definitiva dall'Assemblea nazionale il 15 luglio. In volo un giornalista gli ha chiesto se, tornando così spesso sul fine vita, avesse varcato il confine della laicità. Il papa ha risposto che «quando la Chiesa parla della difesa della vita o di questioni di Dottrina Sociale, non sta facendo politica, bensì applicando il Vangelo alla vita delle persone». E poco dopo: «Quindi direi che, se questo è fare politica, l'ho fatto; ma non intendevo certo immischiarmi nella politica francese. Volevo semplicemente insegnare ciò in cui la Chiesa crede realmente».
LEGGI ANCHE: Incontro con gli operatori e gli assistiti dell’Accueil Notre-Dame (Santuario di Nostra Signora di Lourdes, domenica 27 settembre)
Ottantamila giovani allo stadio
Venerdì sera, Saint-Denis. Allo Stade de France, ha ricordato il papa, «si sono riuniti 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia». A loro ha chiesto poco, e di molto concreto: «Cari giovani, mentre ricercate la vostra vocazione, siate certi che il Signore non vi parla in modo confuso, ma si rivolge a ciascuno chiamandovi per nome [...]. Per vincere l'ansia e l'incertezza, abbiate il coraggio di dire una sola parola, semplice e bellissima: grazie. Grazie, Gesù, per il tuo amore».
Tre giorni dopo, a Metz, l'invito si è allargato al continente: «Ai giovani dico: abbiate il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel vostro cuore, [...] nella vita delle vostre città, dei vostri paesi e di tutta l'Europa. Non sottomettetevi alla logica della violenza e dell'oppressione. Amate la vita in ogni momento e non abbiate paura del futuro!».
LEGGI ANCHE: Veglia di preghiera con i giovani (Stade de France di Saint-Denis, venerdì 25 settembre)
La pace senza l'illusione delle armi
Il primo giorno, all'Eliseo, il papa ha parlato davanti alle autorità e al corpo diplomatico: «La pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia. Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola "inevitabile", ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia [...]». Alla Francia il papa ha riconosciuto «la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all'interno della nostra cara Europa».
A Metz, nel centro congressi intitolato a Schuman, il discorso è tornato sulla guerra riapparsa in Europa. Leone XIV ha chiesto coraggio nel negoziare e disponibilità a cedere su alcune posizioni pur di arrivare alla pace, mettendo in guardia dall'«illusione del riarmo». Sull'aereo gli è stato chiesto come si possa trattare con uno Stato che aggredisce. «Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso». Sulle spese militari ha detto: «con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, le situazioni di disoccupazione».
LEGGI ANCHE: L’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico (Palazzo dell’Eliseo, Parigi venerdì 25 settembre)
LEGGI ANCHE: Incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” (Centro Congressi Robert Schuman, Metz, lunedì 28 settembre)
In volo: abusi e intelligenza artificiale
Durante il viaggio il papa ha incontrato sette vittime di abusi. In una conferenza stampa le vittime hanno poi raccontato che il papa aveva riconosciuto la natura sistemica del fenomeno. Sull'aereo la domanda è arrivata diretta. Leone XIV ha premesso di non voler contraddire nessuno e ha ricordato il senso di quell'incontro: chiedere a quelle persone di aiutarlo a far sapere alle altre vittime che lui e la Chiesa sono pronti ad ascoltarle e ad accompagnarle verso la guarigione. Poi è arrivata la precisazione: «Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all'interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema». Il carattere sistemico non viene attribuito alla Chiesa nel suo insieme, ma riconosciuto in singole realtà al suo interno. E l'accento si sposta sulla ferita di chi ha subito: «L'abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, quando si verifica all'interno della Chiesa, assume in realtà un'altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell'accompagnarle e nell'aiutarle a cercare la guarigione».
L'intelligenza artificiale è il tema della sua prima enciclica, Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio. Un cronista americano ha citato gli attacchi informatici condotti da agenti di IA e gli ha chiesto se fosse nel panico. «No, non lo sono, la notte dormo. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti e specialisti dell'IA debbano essere prese sul serio». Il papa ha poi citato il capo di Nvidia, che dice di aver trovato il modo di porre limiti all'IA e nello stesso tempo respinge ogni regolamentazione pubblica: «Questo è un problema su cui penso che dobbiamo sederci e discutere». E ha aggiunto: «Dire semplicemente: "Oh, non succederà", e chiudere gli occhi davanti a questo, non credo sia il modo più responsabile di affrontare la questione». Dopo l'enciclica, ha raccontato, molte persone si sono rivolte alla Santa Sede per proseguire il confronto. Da qui la sua fiducia: «Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo e disposte a considerarlo al di fuori delle questioni di potere, di chi arriva primo [...]».
Il frate della cucina
Il momento più riservato è rimasto lontano dalle telecamere come ha notato il federalista.ch. Sabato, all'Institut Catholique di Parigi, Leone XIV ha percorso il corridoio che dalla sacrestia porta alla cucina dell'antico convento dei Carmelitani. Qui nel Seicento lavorava frate Lorenzo della Resurrezione, al secolo Nicolas Herman (1614-1691): lorenese, ferito nella guerra dei Trent'anni, cuoco e calzolaio della comunità. Di lui restano alcune lettere e 34 massime, raccolte nel libretto La pratica della presenza di Dio. In Francia il libro è quasi sconosciuto; negli Stati Uniti si è diffuso grazie al metodista John Wesley, come ricostruisce Jean-Marie Guénois, caporedattore e vaticanista di Le Figaro.
Per Robert Prevost quel libretto non ha mai lasciato il comodino. Nel dicembre 2025, rientrando dal Libano, lo aveva consigliato ai giornalisti: «Se volete saperne di più su di me, questa è la mia spiritualità da molti anni». L'11 dicembre ha firmato la prefazione per un'edizione delle Éditions du Cerf, dove colloca il libro accanto al suo primo maestro: «Insieme agli scritti di sant'Agostino e ad alcuni altri libri, è uno dei testi che hanno maggiormente segnato la mia vita spirituale e mi hanno guidato sulla via della conoscenza e dell'amore del Signore». Poi ne dà la chiave: «Il cammino che ci indica frate Lorenzo è al tempo stesso semplice e arduo: semplice, perché non richiede altro che un ricordo costante di Dio, attraverso piccoli atti continui di lode, di preghiera, di supplica e di adorazione, in ogni azione e in ogni pensiero, avendo Dio solo come orizzonte, fonte e fine. Arduo, perché esige un percorso di purificazione, di ascesi, di rinuncia e di conversione del nostro essere più intimo, del nostro spirito e dei nostri pensieri, ben più che delle nostre azioni».
Il papa descrive un'unione con Dio vissuta da persona a persona, tra incontri, conversazioni e sorprese. E alla portata di chiunque: «È un cammino accessibile a tutti, proprio perché è semplice e quotidiano». Il frutto è la gioia: «Nella misura in cui la presenza di Dio diventa poco a poco familiare e occupa il nostro spazio interiore, la gioia di stare con Lui cresce, le grazie e le ricchezze spirituali fioriscono, e persino i compiti quotidiani diventano facili e leggeri».
La prefazione si chiude con queste parole: «Tutta l'etica cristiana può davvero riassumersi in questo costante richiamo alla presenza di Dio: Egli è qui. Questa memoria, che è qualcosa di più di un semplice ricordo, poiché tocca i nostri sentimenti e i nostri affetti, supera ogni moralismo e ogni riduzione del Vangelo a un semplice insieme di regole [...]. Affidarsi alla presenza di Dio significa assaporare un'anticipazione del paradiso».
Uno sguardo al futuro
Il viaggio si è chiuso in Lorena, la terra di frate Lorenzo. Sull'aereo un giornalista tedesco ha ricordato il declino della Chiesa in Germania. Leone XIV ha risposto con la Francia ancora negli occhi: «in passato si è detto lo stesso della Francia, eppure abbiamo visto cosa è successo negli ultimi quattro giorni». La prossima partenza è fissata al 6 novembre: dodici giorni tra Uruguay, Argentina e Perù. Per il 2027 in agenda c'è già la Giornata mondiale della gioventù di Seul, dal 3 all'8 agosto. La parola da portare in Corea il papa l'ha già consegnata a Saint-Denis: grazie.
fonti: agenzie/ilfederalista.ch/catt.ch
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Papa Leone sul volo di ritorno dalla Francia: "Guerre senza senso, i leader si siedano a dialogare"
“Questi quattro giorni sono stati letteralmente ricchi di tante benedizioni. Quasi dei miracoli, direi, specialmente il tempo trascorso a Lourdes, camminando e accompagnando tante persone malate e sofferenti e vedendo come la grazia della presenza di Dio, manifestatasi in tanti modi diversi, tocchi il cuore delle persone, trasformi le loro vite e restituisca dignità ai malati, agli anziani, a coloro che in alcune parti della società vengono emarginati”. Papa Leone XIV commenta con entusiasmo il viaggio apostolico in Francia concluso lunedì 28 settembre. Sul volo di ritorno da Metz a Roma, il Pontefice saluta e ringrazia gli 80 giornalisti che lo hanno accompagnato in questa trasferta Oltralpe: “Ancora una volta grazie a voi per il lavoro svolto. Penso che siete parecchio stanchi per questi ultimi quattro giorni. In un certo senso, è stato un programma molto intenso…”.
“Personalmente – dice il Pontefice - mi sono sentito molto benedetto per aver avuto il privilegio di visitare la Francia per incoraggiare soprattutto i giovani che, ovviamente, sono alla ricerca di qualcosa. Era evidente allo stadio, quella sera in cui si sono riuniti 80 mila giovani provenienti da tutta la Francia, con il loro entusiasmo, la loro gioia e il senso di speranza che hanno trasmesso, ma soprattutto, credo, che hanno ricevuto e che saranno in grado di condividere con gli altri”. Leone XIV risponde quindi – in inglese e spagnolo – ad alcune domande. La piaga degli abusi sessuali e la tematica della laicité tra i temi affrontati, in risposta alle domande dei giornalisti francesi. Poi questioni internazionali come la guerra in Europa e il coraggio dei negoziati, il timore per una crescita degli estremismi in Germania e nel Continente, l’IA e la minaccia delle Big Tech, l’emergenza abitativa, i possibili futuri viaggi.
Cyriac Zeller (I.Media) Ieri, durante una conferenza stampa, le vittime che lei ha incontrato ci hanno detto che lei ha riconosciuto la natura sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa. È così? Potrebbe spiegarci la sua posizione su questo? Lei crede che gli abusi sessuali nella Chiesa siano sistemici?
Senza voler contraddire nessuno, poiché ritengo che sia molto importante, innanzitutto vorrei precisare che, nell’incontro con quelle sette vittime, avevo chiesto loro di aiutarmi anche a esprimere alle altre vittime la disponibilità, mia e della Chiesa, ad ascoltarle e accompagnarle nel loro cammino verso la guarigione, riconoscendo il dolore che è stato causato nelle loro vite a causa di situazioni di abuso.
Molti di loro hanno parlato di abuso sistemico. Personalmente preferisco esprimerlo in modo diverso, anche se ho parlato di alcune organizzazioni all’interno della Chiesa che, a volte, per così dire, hanno agito in modo abusante come sistema. Ma penso sia importante fare questa distinzione. L’abuso sessuale è innanzitutto un problema umano, quando si verifica all’interno della Chiesa, assume in realtà un’altra dimensione, perché la vita di fede delle persone viene profondamente ferita e talvolta persino distrutta. La Chiesa ha quindi una responsabilità particolare nell’accompagnarle e nell’aiutarle a cercare la guarigione. In questi termini ho parlato con loro di come la Chiesa sia stata vista come responsabile, ma allo stesso tempo ritengo che la Chiesa abbia una parte importante nell’aiutarle a trovare la guarigione.
Xavier Le Normand (Le Pèlerin) Il motto del suo viaggio apostolico è stato Affinché il mondo abbia vita. Il tema del fine vita è emerso ripetutamente nei suoi discorsi; credo, anzi, che lei lo abbia menzionato in più della metà dei discorsi tenuti in Francia. Penso in particolare a quanto detto all'Eliseo e ieri a Lourdes, quando ha affermato che ciò che è legale non è necessariamente morale; un chiaro riferimento alla recente legalizzazione dell'eutanasia in Francia. In Francia vige anche il principio della "laicità", ovvero la separazione tra religione e politica. Ritiene che, nei momenti cruciali o quando la posta in gioco è alta, tale confine debba essere oltrepassato in nome del primato della coscienza? E, se sì, lei ha oltrepassato quel confine?
Grazie per la domanda. Direi che, secondo la concezione che la Chiesa ha della separazione tra Chiesa e politica - o tra Chiesa e Stato - io non ho oltrepassato quel confine. Le suggerirei di leggere o rileggere Magnifica humanitas: nella prima parte, nei primi capitoli dedicati alla Dottrina Sociale della Chiesa, spiego che quando la Chiesa parla della difesa della vita o di questioni di Dottrina Sociale, non sta facendo politica, bensì applicando il Vangelo alla vita delle persone. E queste persone possono essere politici - di sinistra o di destra, a seconda dei casi - che sostengono che la religione debba rimanere confinata alla sfera privata. E possono essere politici, se vogliamo di sinistra o di destra, che sostengono che la religione debba rimanere esclusivamente nella sfera privata: ognuno faccia ciò che vuole per conto proprio, ma lo Stato debba restare separato. Il fatto è che, quando mi sono recato in Francia, l'ho fatto principalmente per predicare il Vangelo, per annunciare la Buona Novella, per riaffermare ciò che Gesù Cristo stesso dice: "Io sono la via, la verità e la vita". E quindi per proclamare la verità che Gesù ci offre. La difesa della vita è un principio che, come tutti sapete, la Chiesa insegna e in cui crede profondamente. Da un lato, ovviamente, sono consapevole che in Francia è stata recentemente approvata una legge in materia e che anche in altri Paesi europei, così come nel resto del mondo, è in corso un ampio dibattito sulle questioni legate al fine vita. Tuttavia, trovarsi in un luogo come Lourdes, dove le persone cercano qualcosa di molto più profondo e comprendono che la loro vita, anche in mezzo alla malattia, alla disabilità o a sofferenze di vario genere, ha un senso, è significativo. La Chiesa, nel nome di Gesù, vuole essere vicina a queste persone e riaffermare i valori che la vita stessa, a mio avviso, racchiude per tutti noi. Quindi direi che, se questo è fare politica, l'ho fatto; ma non intendevo certo immischiarmi nella politica francese. Volevo semplicemente insegnare ciò in cui la Chiesa crede realmente.
Íñigo Domínguez (El País) Lei ha parlato molte volte, incluso in questo viaggio, della cultura dello scarto che ci circonda, della emarginazione di chi non è considerato produttivo, tra cui gli anziani, i disabili. In Spagna abbiamo in questi giorni un caso che rappresenta un po’ tutto questo, che ha causato grande indignazione nel Paese che è il caso di Maricarmen, una donna di 87 anni con disabilità alla quale hanno tolto la casa in cui viveva a Madrid perché non pagava l’affitto, glielo hanno alzato almeno cinque volte. Non so se conosce questa vicenda di Maricarmen, ma, in ogni caso, cosa pensa del problema della “vivienda” (emergenza abitativa, ndr) che esiste in tutta Europa, in tutto il mondo, dove la speculazione immobiliare espelle i vicini dalle città e i giovani non possono permettersi una casa. Cosa pensa di questo problema?
Credo che sia un buon esempio in cui la Chiesa, come comunità o esseri umani, anche persone che non hanno fede, debba trovare soluzioni più giuste perché non succedano questi casi. Non conosco il caso a cui si riferisce, però mi sembra che è una vicenda dove i vicini, la comunità, la parrocchia, la Diocesi e anche lo Stato debbano unirsi e dire: “Com’è possibile che una cosa del genere succeda? Qual è il problema nel sistema che permette che un’anziana, peraltro con disabilità, sia cacciata di casa?". La Chiesa parla molto di scarto e di giustizia, invita, promuove a cercare di svegliare in tutti la capacità di rispondere con un senso più di essere umano, sensibile al dolore, alla sofferenza degli altri. Il problema della casa esiste in molti Paesi, è un problema a cui non può trovare soluzione solo una parrocchia, solo una Diocesi o la Chiesa stessa. Però credo che abbiamo una sfida grande, per cui dobbiamo esigere che il leader politici e le autorità cerchino soluzioni, perché sta aumentando evidentemente. Molte volte reagiamo solo nel momento di emergenza, ma dovremmo capire in realtà qual è la causa sistemica di questo problema e come aiutare.
Manuela Tulli (Ansa) Santità, lei oggi e in tutto questo viaggio ha sottolineato la necessità del dialogo e, rivolgendosi all’Europa, ha parlato dell’illusione del riarmo. Ma allo stesso tempo ha detto di avere il coraggio di fare delle rinunce, dei sacrifici per il bene superiore alcune della pace. Il conflitto in Europa è quello tra Russia e Ucraina. Cosa intendeva quando parlava di questi sacrifici? E poi, lei crede nel negoziato perché ha i suoi inviati: è andato prima monsignor Gallagher e in questi giorni c’è il cardinal Zuppi. Ma come si può parlare con uno Stato che aggredisce, bombarda e minaccia non solo l’Ucraina ma anche altri stati europei?
La prima cosa è sottolineare i principi della Dottrina sociale della Chiesa dove cerchiamo di non promuovere la violenza, l'odio, gli armamenti, i pericoli che ci sono nel mondo di oggi, anche da alcuni leader e Paesi che di nuovo iniziano a parlare di armi nucleari, di guerre che sono sempre più e più distruttive, soprattutto per la questione della vita umana. Continuare ad armare, a investire in questa tremenda industria militare che è già da molti decenni - dall'anno passato sono cinque anni - che continua a promuovere l‘investimento militare. Alcuni popoli stanno crescendo moltissimo con un'industria che promuove la guerra. Quando con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi, le situazioni di disoccupazione, ecc. Tutti stanno cercando una voce che possa offrire un altro cammino, che non è quello di investire più sulle armi che solo promuove più e più la tensione che potrebbe risultare nell'esplosione di un'altra guerra, di un altro conflitto.
E vediamo che la violenza, che queste potenze cercano sempre di imporre con il potere, invece di dialogare e promuovere negoziazioni per le differenze che naturalmente possono esistere, andiamo sempre più e più vicino a una guerra, diverse guerre, a conflitti come ne vediamo mondo di oggi. Non è per essere politico o non politico, ma (serve) una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell'importanza della vita, della possibilità di spendere più sulla salute e l'educazione e meno sulle armi. Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso. In quest'ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che può sembrare inutile, ma continuiamo a parlare, continuiamo a invitare, continuiamo ad annunciare il Vangelo.
Justin McLellan (National Catholic Reporter) A Parigi, lei ha parlato dell'urgente necessità di un discernimento etico riguardo allo sviluppo dell'Intelligenza artificiale e, sulla scia di molteplici cyberattacchi perpetrati da agenti di IA, diversi leader del settore tecnologico hanno avvertito che questa tecnologia potrebbe distruggere il mondo. Quanto è preoccupato che l'IA possa rappresentare rischi catastrofici per l'umanità o addirittura spazzarla via del tutto, e cosa devono fare le nazioni, in particolare gli Stati Uniti e la Cina, per garantire che le loro tecnologie siano sicure per l'umanità? Lei è nel panico?
Se qualcuno mi chiedesse: "È nel panico?". No, non lo sono, la notte dormo. Ritengo tuttavia che le preoccupazioni sollevate da molti esperti e specialisti dell'IA debbano essere prese sul serio. Non penso che si tratti di fake news, come hanno detto alcuni, diffuse nel tentativo di ottenere un qualche tipo di beneficio economico o di altro genere. È interessante notare che proprio oggi ho letto che il capo di NVIDIA sostiene di aver trovato il modo di inserire nell'IA determinati paletti, per così dire, o limiti, affinché non escano dalle loro specifiche unità e non causino i danni di cui si parla. Si tratta dello stesso uomo, tuttavia, che afferma che non dovrebbero essere posti limiti e che non dovrebbe esserci alcuna regolamentazione governativa. Questo è un problema su cui penso che dobbiamo sederci e discutere. Dobbiamo continuare a invitare i leader politici, i leader dell'IA, le organizzazioni sociali e le associazioni a riunirsi per analizzare ciò che sta già accadendo e ciò che potrebbe accadere in futuro. Dire semplicemente: "Oh, non succederà", e chiudere gli occhi davanti a questo, non credo sia il modo più responsabile di affrontare la questione. Il Vaticano ha organizzato una propria Commissione sull'Intelligenza artificiale che è nata come un modo per coordinare ciò che noi stessi stiamo facendo nella Santa Sede, come stiamo usando l'IA, quali sono i rischi e quali i benefici. Ma da quando è stata pubblicata la Magnifica humanitas, siamo stati contattati da molte persone e quindi stiamo cercando di continuare a promuovere il dialogo, lo studio, l'indagine, per trovare modi per garantire che l'IA non arrivi al punto di poter distruggere l'umanità o di escludere l'umanità dal dibattito. Sono relativamente ottimista sul fatto che se ne possa riuscire. Penso che ci siano abbastanza persone seriamente interessate a questo e disposte a considerarlo al di fuori delle questioni di potere, di chi arriva primo, di cosa succede quando l'IA diventa quella che chiamano Intelligenza artificiale generale e via dicendo.
Ludwig Ring-Eifel (KNA) Oggi ci trovavamo a Metz, molto vicino al confine tedesco. Ma finora non è ancora andato in Germania. Quindi la mia domanda fondamentale è: quando possiamo aspettarci di vederla dall’altra parte del confine? Alla luce anche di due sviluppi che forse preoccupano lei stesso, ovvero il costante declino della Chiesa cattolica in Germania e l’incredibile ascesa dei partiti estremisti in Germania, che minacciano di mandare in frantumi l’enorme consenso a favore dell’Europa di cui lei ha parlato oggi...
Con tutta umiltà, posso dire che sono Papa solo da circa quindici mesi. Ci sono molti luoghi che non ho ancora visitato. Ho ricevuto un invito. Spero davvero di tornarci; cioè, ci sono già stato, ma non come Papa. Spero però di visitare la Germania, così come spero di visitare molti altri Paesi. Ma non ho ancora un programma, sto ancora lavorando al programma per il prossimo anno, e l’unico viaggio stabilito è per la Giornata Mondiale della Gioventù in Corea. Ma grazie per la vostra pazienza e per la domanda. Circa la frase che ha detto, cioè che la Chiesa è in declino in Germania o il calo dei fedeli, in passato si è detto lo stesso della Francia, eppure abbiamo visto cosa è successo negli ultimi quattro giorni. Credo che se ritroviamo il vero spirito missionario e il modo giusto di agire, ci siano ancora moltissime persone in Germania che vogliono vivere e celebrare la loro fede cristiana e cattolica. E quindi sono ottimista al riguardo, anche se riconosco i problemi, riconosco le diverse cause che hanno colpito duramente la Chiesa, ma che hanno colpito anche la Chiesa evangelica o protestante in modo molto duro, e hanno colpito la società più o meno allo stesso modo. Ma spero davvero di riuscire a raggiungere queste persone. Spero davvero di continuare a lavorare con i leader della Chiesa in Germania e di trovare il modo di rispondere alle loro esigenze. Sarebbe interessante studiare e analizzare se e in che modo possa esserci una correlazione, ad esempio, tra la crescita di questi gruppi di estrema destra e il fatto che anche l’estrema destra si stia frammentando. Ora, come si può vedere, quel particolare gruppo sta diventando ancora più estremista insieme ad altri cosiddetti gruppi di estrema destra. Allo stesso tempo, si assiste a una combinazione di questi punti di vista di estrema destra con un certo tipo di religione, che non solo secondo me, ma anche secondo quanto affermato dai leader della Chiesa cattolica e di quella protestante in Germania, non rappresenta un’autentica espressione del cristianesimo. E ancora una volta torniamo ai valori del Vangelo, che non riguardano l’odio e la divisione, ma la comprensione, la compassione e l’accompagnamento.
Spero profondamente – e spero che anche la Chiesa farlo – che riusciamo a trovare il modo di raggiungere la maggioranza delle persone di buona volontà, affinché comprendano quanto sia importante il loro impegno, anche in termini di partecipazione ai processi politici, per compiere scelte chiare a favore del bene comune e non a favore di idee estremiste che potrebbero causare danni ben più gravi di quanto ci rendiamo conto in questo momento. Penso, quindi, che saremo tutti di incoraggiamento in questo senso. Ancora una volta, la Chiesa, la Dottrina della Chiesa, parla, insegna e predica ciò che crediamo siano questi valori vivificanti e non la distruzione, la divisione.
Il Papa ha concluso il colloquio con i giornalisti aggiungendo alcune parole di ringraziamento:
Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le tantissime persone che lavorano dietro le quinte e che non ricevono gli applausi che il Papa riceve quando passa, ma che hanno contribuito in modo determinante all’organizzazione di questo viaggio: sia le persone della Santa Sede, sia quelle in Francia, i vescovi francesi, sia i tantissimi laici che hanno lavorato all’organizzazione delle diverse attività.
Fonte: Vatican News
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Leone XIV: la rinascita della fede in Francia speranza per tutta la Chiesa
La Cattedrale di Notre-Dame “ricostruita e più splendente che mai” dopo l’incendio di sette anni fa che l’aveva “ferita a morte”, gli 80mila giovani riuniti nello Stadio di Saint-Denis “desiderosi di verità e d’amore”, la Messa a Place de la Concorde con 800mila persone lungo l’Avenue des Champs Élysées fino all’Arco di Trionfo e il “momento della Comunione” in cui “tutti hanno potuto accostarsi all’Eucaristia, distribuita in ogni luogo”, Lourdes, il “santuario della civiltà dell’amore” dove sgorga la speranza, l’appello per il dialogo e la pace lanciato a Metz. C’è tutto questo è molto altro nel cuore di Leone XIV, che all’udienza generale, oggi, 30 settembre, condivide con i fedeli “i pensieri e le impressioni - ancora vivissime -” del suo viaggio apostolico in Francia conclusosi appena due giorni fa e iniziato il 25 settembre.
Notre- Dame e la rinascita francese
Per il Pontefice, che ritiene “un grande dono” le giornate Oltralpe e ringrazia “nuovamente” autorità civili, pastori della Chiesa e le numerosissime persone che hanno voluto incontrarlo o anche solo salutarlo per le strade, “come apostolo di Cristo e messaggero di pace”, la cattedrale parigina è da considerare un emblema nel contesto che lo ha accolto. Nel luogo di culto, nel pomeriggio della prima giornata, sono stati celebrati i Vespri della Beata Vergine Maria, “una liturgia solenne e al tempo stesso festosa, in cui la musica, il canto e la bellezza del tempio facevano vibrare i cuori uniti nella preghiera”.
Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico, offrendo una chiave di lettura che riassumerei in una parola: rinascita.
Sinergia per il bene comune
Il rogo che ha gravemente danneggiato la splendida chiesa gotica “ha provocato una reazione positiva a tutti i livelli, alcuni più visibili e pratici, altri più nascosti, di ordine spirituale”, fa notare il Papa, e il “restauro è stata una prova della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni pubbliche e società civile”. Tutto ciò “ha permesso di valorizzare al meglio la generosità dei benefattori” e “le competenze dei professionisti e delle maestranze”.
La sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche. È il messaggio che ho voluto consegnare alle autorità francesi, come pure ai membri dell’UNESCO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che ha sede a Parigi, indicando qual è il criterio fondamentale su cui basare tale collaborazione: la dignità della persona umana.
La Chiesa e le pietre vive
E ancora “Notre-Dame è immagine della Chiesa di pietre vive, del popolo santo di Dio”, sottolinea Leone, che mette in parallelo i due grandi avvenimenti della sua prima giornata a Parigi: la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale e la Veglia dei giovani allo Stade de France, definita “indimenticabile” nei saluti in lingua francese, nei quali, inoltre, il vescovo di Roma ribadisce di essere "rimasto colpito dal fervore e dall’entusiasmo" dell'accoglienza ricevuta in Francia. Nei “due luoghi completamente diversi” si sono svolti “due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente”; ad unirli “la Chiesa, che non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Gesù Cristo perché sono state amate da Lui.
A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: “Voi siete i santi di Francia!”.
I segni di speranza
“Un grande segno di speranza”: così vede la Veglia dei giovani il Papa, che ugualmente vede speranza – “nella piccolezza che Dio predilige” – nella Maison Bakhita, casa di accoglienza per diverse persone in difficoltà e fra i “tanti luoghi, frutti del Vangelo, in cui ci si impegna quotidianamente a servire con amore la dignità della persona umana”.
Il restauro della Chiesa che solo Dio può fare
Rinascita, poi, è quanto sta vivendo la Chiesa francese, che “da alcuni anni” registra un “notevole e crescente numero di giovani e adulti che chiedono il Battesimo”. Da qui l’organizzazione a Parigi di un’Assemblea sinodale provinciale, alla quale è stato invitato il Pontefice. Sabato scorso il suo intervento che ha incoraggiato “il cammino dei catecumeni e dei neofiti, insieme alle comunità a cui appartengono”. E “segno della rinascita”, “apparso in modo sorprendente”, per Leone è stata l’assemblea liturgica della celebrazione che ha concluso la tappa nella capitale, la quale ha radunato “i sacerdoti, il coro e una notevole moltitudine”, una “vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria”.
Ogni vita umana merita cure e compassione
Successivamente pellegrino a Lourdes per venerare la Vergine, il Papa spiega che nella cittadina ai piedi dei Pirenei Dio, “attraverso la materna premura” di Maria, “comunica a tutti, pellegrini e specialmente malati nel corpo e nello spirito” proprio “un messaggio di speranza e di rinascita”.
Un messaggio che ho voluto apertamente rilanciare: ogni vita umana, in qualunque condizione, anche di più grave fragilità, conserva la propria inviolabile dignità e merita di essere curata, accompagnata, sollevata dalla sofferenza con umana compassione e con l’ausilio dei mezzi offerti dalla scienza.
L’incontro con alcune vittime di abusi
E a Lourdes, che accogliendo innumerevoli persone “rappresenta per tutto il mondo un santuario della civiltà dell’amore”, il Pontefice ha incontrato “alcune persone vittime di abusi”. Un momento lontano dai riflettori, di ascolto, dialogo e preghiera. “Ho chiesto loro di aiutarmi a esprimere anche ad altre vittime la volontà mia e di tutta la Chiesa di ascoltarle - racconta Leone - e camminare con loro mentre cercano la guarigione, riconoscendo il dolore causato nelle loro vite e lavorando per la prevenzione degli abusi”.
L’Europa un progetto di pace
E ancora il Papa parla di Metz, la terza e ultima tappa del suo Viaggio apostolico, città in cui “ha operato Robert Schuman, uno dei principali ispiratori del processo di unificazione europea”.
L’Europa contemporanea è nata proprio come progetto di pace dopo la distruzione della guerra. Possiamo dire che ciò che è accaduto a Notre-Dame di Parigi con l’incendio, era avvenuto in Europa con la Seconda Guerra Mondiale. E l’Europa è rinata, sulla base di quei principi di democrazia, solidarietà e fraternità tra i popoli che molto devono alle sue radici cristiane.
Guardando all’oggi Leone XIV indica proprio tali principi e le radici cristiane come “fondamenta” e “‘linfa’ vitale” perché il progetto-Europa possa “rinnovarsi, in un mondo molto più globalizzato, dove il dialogo interreligioso riveste un ruolo di primaria importanza”. E per alimentare tale dialogo il Papa a Metz ha preso parte ad un incontro con i rappresentanti delle diverse tradizioni religiose.
Non nascondere la fede
Terminando la sua catechesi, il Pontefice, infine, rammenta che tutti gli impegni del suo viaggio apostolico in Francia sono stati accompagnati dal motto “Perché il mondo abbia la vita”, le “parole di Gesù, che riassumono tutta la sua missione di salvezza”. Proprio tali parole devono ispirare la preghiera a Dio affinchè dai giorni a Parigi, Lourdes e Metz scaturiscano “frutti abbondanti e duraturi”, conclude Leone, che nei saluti ai pellegrini di lingua portoghese invita l’intera Chiesa a lasciarsi ispirare dalla “testimonianza pubblica dell’amore per Gesù Cristo” che si è vista in Francia ed esorta tutti a non nascondere la fede.
fonte: vaticannews
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COMMENTO
Dopo il viaggio del Papa nella Francia che torna a cercare Dio
di Cristina Vonzun
Le folle sono la cifra più evidente del viaggio di Leone in Francia: centinaia di migliaia di persone per le strade e piazze di Parigi, Lourdes e Metz e soprattutto i giovani. Lo Stade de France pieno per la veglia di preghiera dice qualcosa che va oltre la cronaca di una visita papale: mostra che, nella Francia della secolarizzazione, esiste una generazione che torna a farsi domande sulla fede.
I neo battezzati
Nel 2026 sono oltre 13 mila gli adulti battezzati in Francia: 13.234, il 28 per cento in più rispetto all'anno precedente. Dieci anni fa erano poco più di 4 mila. E tra questi nuovi battezzati la fascia più numerosa è quella dei giovani tra i 18 e i 25 anni. È un fenomeno sorprendente perché avviene in un Paese che da decenni viene considerato uno dei simboli della secolarizzazione europea. Ma è sbagliato leggerlo semplicemente come il risultato di una grande strategia di mobilitazione della Chiesa francese. Non c’è dietro questi numeri, una macchina pastorale che abbia improvvisamente trovato la formula del successo. Lo ha spiegato bene ai microfoni di vari media, il cardinale Bustillo, arcivescovo di Ajaccio, figura carismatica, diventato cardinale nel 2023 con Prevost: la Chiesa si trova davanti a persone che chiedono il battesimo perché vogliono capire, credere, dare un senso alla propria vita. E qui comincia la vera sfida. Perché un risveglio della domanda religiosa non si trasforma automaticamente in un risveglio della vita cristiana. Chi arriva alla fede in questa Francia secolarizzata dove non pochi filosofi e pensatori contemporanei hanno evidenziato la perdita da parte del cattolicesimo della capacità di strutturare la società ma la sopravvivenza di frammenti cristiani nell’individuo, identificati nella domanda sul senso, sul limite, sulla morte, c’è bisogno di un accompagnamento alla fede, oltre il catecumenato. Non è casuale allora che Leone XIV, incontrando a Parigi catecumeni e neobattezzati, abbia insistito proprio sulla necessità da parte della Chiesa di accompagnare questo cammino e di offrire una formazione che permetta alla fede di crescere. È forse questa la prima grande questione lasciata dal viaggio francese: se la fede torna a bussare alla porta, la Chiesa deve essere pronta non solo ad aprire quella porta ma soprattutto a non lasciare solo chi entra.
La questione della laicità
Poi c'è la questione della laicità e del piccolo gregge cattolico. All'Eliseo, davanti a Emmanuel Macron e alle autorità francesi, il Papa ha rivendicato il contributo delle religioni alla vita pubblica e al bene comune. La vera laicità, nella prospettiva proposta da Leone, è uno spazio nel quale anche i credenti possono portare le proprie convinzioni nel dibattito pubblico. A Lourdes, davanti alla Grotta di Massabielle, il Papa ha pronunciato parole particolarmente nette. La Grotta, ha detto, «si erge come un santuario della speranza cristiana» dove «nessuna fragilità viene respinta». Ad ascoltarlo uno pensa alle tante storie di fragilità accolta che ha personalmente incontrato nei pellegrinaggi di noi ticinesi a Lourdes.
E in un Paese nel quale il fine vita è uno dei grandi temi del confronto pubblico, ha aggiunto di fronte ai malati, sempre a Lourdes: «Nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità» e «ciò che è legale non è necessariamente morale».
È forse il passaggio più netto dell’idea di laicità di Leone espressa in questo viaggio: una legge non esaurisce la domanda su ciò che è eticamente corretto e rispettoso della vera dignità umana; e la voce dei credenti, anche in minoranza, ha pieno diritto di entrare nel confronto pubblico per ricordarlo.
Detto a Lourdes - un “epicentro” della cura dei più fragili - il messaggio è dirompente anche per la forza delle immagini dei malati e dei loro accompagnatori che circondano Leone.
Le “radici cristiane”
Così, le “radici cristiane” ricordate dal Papa il giorno dopo, a Metz, non hanno il sapore dello slogan, ma la forza sia di un valore da coltivare nei cuori di chi torna a Dio e di chi non è mai partito, sia di un humus a cui attingere con umiltà per quella parola e testimonianza fondata nel Vangelo che la Chiesa propone anche all’attenzione del dibattito pubblico.
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