Cari amici lettori, la domenica successiva a Pasqua è, dal 2000, domenica “della divina Misericordia”, per volontà di Giovanni Paolo II che la istituì in occasione della canonizzazione di suor Faustina Kowalska. Il Pontefice polacco desiderava mettere al centro questo tema per offrire un segno di speranza a un mondo segnato dalle tragedie dei totalitarismi del Novecento. E il Vangelo di questa II domenica dopo Pasqua ben si presta a illustrare la divina condiscendenza di Cristo, che la manifesta verso la richiesta di Tommaso, l’apostolo “incredulo” (ma che in realtà fa l’atto di fede più alto dei Vangeli!).
Ma la memoria corre anche al 2016, quando papa Francesco volle proclamare un Giubileo straordinario dedicato proprio alla misericordia. Sono passati dieci anni da quell’evento ed è lecito chiedersi se ha lasciato qualche traccia nella vita della Chiesa. La risposta mi sembra positiva. All’epoca papa Bergoglio mise in campo diverse iniziative per “illustrare” plasticamente il senso della misericordia di cui parlava: dai “venerdì della misericordia”, in cui visitava a sorpresa disabili, detenuti, periferie degradate ecc., all’istituzione dei missionari della misericordia (tuttora esistenti e attivi).
Forse alcuni ricordano quando il Pontefice argentino tirò fuori una scatoletta medicinale con la scritta “Misericordina”, invitando a prenderne una dose come «medicina spirituale dell’anima» e invitando a pregare (il Rosario e la coroncina della Divina Misericordia).