È morto - ieri, Venerdì Santo - Vittorio Messori, tra coloro che più hanno segnato la saggistica cattolica negli ultimi 50 anni: avrebbe compiuto 85 anni fra pochi giorni.
Emiliano di Sassuolo, era nato in una famiglia anticlericale, sfollata nel bresciano e quindi approdata a Torino nell’immediato dopoguerra. Vittorio all’università era stato allievo di Firpo e Bobbio e si era laureato in Scienze Politiche con Galante Garrone e una tesi sul Risorgimento.
Nel 1964 la sua vita, che fino a quel momento era stata lontana dalla fede, cambia radicalmente, complice una lettura dei Vangeli. Quei testi scarni ed essenziali, scritti quasi due millenni prima, lo colpiscono al cuore trasformandolo, da quel momento, in un instancabile indagatore delle ragioni del credere.
Si iscrive all’Istituto di Cristologia della Pro Civitate Christiana di Assisi, dove trascorre un anno a studiare e dove incontra quella che sarebbe poi diventata sua moglie. Dopo aver fatto ritorno a Torino, inizia a lavorare alla Società Editrice Internazionale e collabora con diversi giornali e riviste. Nel 1970 entra a Stampa Sera e quindi diventerà redattore dell’inserto Tuttolibri della Stampa.
Nel 1976 esce il suo primo saggio, “Ipotesi su Gesù”, frutto di dodici anni di studio. Un libro che indaga sulla storicità del Nazareno rendendo accessibili a tutti contenuti solitamente confinati nella stretta cerchia degli esperti. È stato, senza volerlo né averlo pianificato, l’iniziatore di una nuova e moderna apologetica, condotta con estremo rigore.
Nel 1978 si trasferisce a Milano, per far nascere Jesus il nuovo mensile dei Paolini, nella cui redazione lavorerà alcuni anni per poi continuare a collaborare ma da esterno. Nel 1982 pubblica “Scommessa sulla morte”, denunciando la crisi del marxismo. Ma è la storicità dei Vangeli ad attrarlo particolarmente: a quel primo fondamentale libro dedicato a Gesù ne seguono altri che sistematizzano le ricerche alle quali continuerà a dedicarsi con passione per tutta la vita: “Inchiesta sul cristianesimo” (1987), un viaggio in dialogo con cristiani, credenti di altre religioni, atei, agnostici; “Patì sotto Ponzio Pilato” (1992), “Dicono che è risorto” (2000), “Ipotesi su Maria” (2005).
Ma a essere ricordato in modo particolare, per l’eco straordinaria che ebbe al momento dell’uscita, è un altro libro, scritto da Messori nel 1984 dopo alcuni giorni di colloqui con il cardinale Joseph Ratzinger durante le sue vacanze al seminario di Bressanone: “Rapporto sulla fede”. È il libro che presenta al grande pubblico il pensiero del cardinale che da qualche anno Giovanni Paolo II aveva chiamato alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, e che mette in guardia dalle derive ideologiche di certo progressismo.
Autore stimato da Papi e futuri Papi, nel 1994 gli viene proposto di intervistare Giovanni Paolo II. Ne nasce il libro “Varcare le soglie della speranza”, nel quale il Pontefice risponde a 35 domande formulate da Messori. Diventa collaboratore del Corriere della Sera e viene scelto per essere lui a comunicare, attraverso un editoriale, la decisione presa da Karol Wojtyla nei primi anni Duemila: nonostante l’avanzare della malattia, non avrebbe rinunciato al pontificato.
Sul piano intellettuale e spirituale, Messori fu profondamente influenzato da Blaise Pascal, al quale si richiamò costantemente. Per tutta la sua vita, l’annuncio della fede e le ragioni per credere, gli argomenti in favore della storicità dei Vangeli, sono stati al centro del suo interesse. Nel contesto secolarizzato, avvertì l’urgenza di annunciare innanzitutto la morte e resurrezione di Cristo testimoniando l’essenziale della fede.
Grande studioso delle apparizioni e dei miracoli di Lourdes, negli ultimi anni si era ulteriormente accentuata la sua devozione mariana e aveva profuso un notevole impegno investendo le sue personali risorse nel realizzare la cappella della Madonna dell’Ulivo nei giardini che circondano l’abbazia benedettina di Maguzzano, in prossimità del Lago di Garda, attualmente abitata dai Poveri Servi della Divina Provvidenza.
Vaticannews/Avvenire/red