Sammy Basso è morto il 5 ottobre 2024 a soli 28 anni. Era affetto dalla progeria, conosciuta anche come sindrome di Hutchinson-Gilford, una malattia genetica estremamente rara che porta a un invecchiamento accelerato nei bambini. Ciononostante, ha vissuto al sua vita con atteggiamento positivo: la sua voglia di vivere e una fede robusta gli hanno permesso di affrontare e superare innumerevoli fatiche e difficoltà, diventando un esempio per tutti. Uno spirito che emerge anche dalla lettera che ha lasciato scritto per il momento della sua morte: “Voglio che sappiate innanzitutto che ho vissuto la mia vita felicemente, senza eccezioni, e l’ho vissuta da semplice uomo, con i momenti di gioia e i momenti difficili, con la voglia di fare bene, riuscendoci a volte e a volte fallendo miseramente. Fin da bambino, come ben sapete, la Progeria ha segnato profondamente la mia vita, sebbene non fosse che una parte piccolissima di quello che sono, non posso negare che ha influenzato molto la mia vita quotidiana e, non ultime, le mie scelte. Non so il perché e il come me ne andrò da questo mondo, sicuramente in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia. Non ascoltate! Non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio, né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio.”
Il libro scritto dai suoi genitori con la prefazione di Jovanotti
Ora il suo coraggio e la sua positività sono raccontati in un libro dai suoi genitori Amerigo e Laura, insieme alla giornalista di Famiglia Cristiana Chiara Pelizzoni. In Sammy – Una vita da abbracciare (San Paolo), attraverso testimonianze di familiari, amici e persone che hanno lavorato con lui, viene mostrato come Sammy è riuscito a trasformare la sua condizione in un inno alla vita e all’amore.
La prefazione del libro è stata scritto dal cantante Jovanotti. Famiglia Cristiana la riporta per intero:
A scuola ci insegnano che il cuore è un muscolo involontario. Poi nella vita può capitare di imparare che sì, è involontario, ma fino a un certo punto. Ci sono incontri, azioni, cose che ci succedono che ci insegnano a risvegliarlo, lo allenano, lo ingrandiscono, lo rendono più vivo, perfino un po’ “volontario”. Sono soprattutto gli incontri.
Io ho incontrato Sammy ed è stata una benedizione sentire il suo affetto e la sua amicizia, ma incontrando lui ho incontrato un mondo di cui lui era un luminoso vitale energetico centro di gravità. Il mio cuore quando incontravo Sammy faceva il pieno di volontà. Non era involontario per niente, era pura volontà di esserci e di apprezzare il semplice fatto di essere vivo, di attraversare l’esperienza di vivere.
Ho incontrato Sammy ed è stato un dono perché incontrare l’allegria, la curiosità, l’intelligenza incarnate insieme in una persona è un dono raro.
Anche chi ha conosciuto Sammy solo sentendolo parlare in tv lo ha incontrato, perché in un momento di lui c’era quello che basta per innamorarsi e per sentirsi coinvolti in un mistero glorioso racchiuso in quel corpo minuscolo che a prenderlo in braccio si rischiava di farlo volare via
Sammy aveva due genitori che non avevano la progeria, quindi quando li vedevi insieme loro tre non facevano l’effetto “Simpsons”, l’unico alieno era Sammy. Eppure l’affetto, la forza che arrivava da loro erano in grado di far apparire Sammy altissimo, normalissimo, un gigante. Bastavano due parole scambiate con lui e ti dimenticavi il suo aspetto strano, la sua voce da cartoon, per essere semplicemente in compagnia di un buon amico, un tipo sveglio, simpatico, unico.