Distacco, incontro, incomprensione sono le tre dimensioni della missione cristiana. Leone XIV le ricorda nella Messa crismale presieduta, per la prima volta come Vescovo di Roma, stamani, 2 aprile, nella Basilica Vaticana. È Giovedì Santo, giorno in cui la Chiesa fa memoria dell’Eucarestia, ma anche dell’agonia del Getsemani e dell’inizio della Passione che condurrà alla Pasqua di Risurrezione. È anche il giorno in cui vengono consacrati gli oli che poi saranno utilizzati per i vari sacramenti durante l’anno - come Battesimo, Cresima o unzione degli infermi - ed è soprattutto la giornata sacerdotale per eccellenza, quella in cui vescovi e presbiteri rinnovano le promesse sacerdotali.
Tutto il popolo di Dio è missionario
L’omelia del Papa amplia questo orizzonte e riflette sulla missione a cui Dio consacra tutto il suo popolo. “La missione cristiana è la stessa di Gesù, non un’altra”, afferma. Ad essa “ciascuno partecipa secondo la propria vocazione”, senza mai rompere la comunione. La Chiesa “apostolica” è la Chiesa inviata, consacrata nel servizio ai poveri, ai prigionieri, agli oppressi.
Il distacco: nessun luogo diventi recinto
Perché ciò avvenga è necessario, in primo luogo, il distacco da “ciò che è familiare e certo”, affinché “nessun luogo diventi un recinto, nessuna identità una tana”. “Non c’è pace senza partenze – sottolinea il Papa -, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio”.
La disponibilità a perdere, a svuotarsi, non è fine a sé stessa, ma condizione di incontro e di intimità. L’amore è vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudità.
L’incontro: no alle logiche di dominio e alla prevaricazione
Di qui, deriva l’urgenza dell’incontro, ovvero della seconda dimensione della missione cristiana, spesso stravolta, nel corso della storia, da “logiche di dominio”.
È prioritario ricordare che né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto.
È l’incarnazione che prende forma di inculturazione, rimarca Leone XIV: come vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, come cristiani “siamo ospiti”, aperti ad accogliere ed essere accolti anche nei luoghi in cui “la secolarizzazione sembra più avanzata”.
L’incomprensione: la croce è parte della missione
Testimonianza viva dell’intero Corpo di Cristo, la missione non è “avventura eroica di qualcuno”, bensì un camminare insieme nella Chiesa, passando anche attraverso l’incomprensione e il rifiuto, la terza e più drammatica delle dimensioni.
La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata.
L’esempio di San Romero
Quando, nella vita, sembra che tutto sia finito – sottolinea ancora il Pontefice – è allora che “possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni”. Il Papa ne ricorda uno, a lui "particolarmente caro": San Óscar Arnulfo Romero Galdámez, arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo del 1980 mentre celebrava la Messa e canonizzato il 14 ottobre 2018. In sua memoria, il 24 marzo di ogni anno si celebra la Giornata dei missionari martiri. “I santi fanno la storia”, conclude quindi Leone XIV, e “in un mondo conteso tra potenze che lo devastano”, sorge “un popolo nuovo, non di vittime ma di testimoni”.
In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo!
Al termine della messa, il Papa ha sostato in preghiera davanti alla statua lignea che riproduce la Vergine di Montserrat, nota come "La Moreneta", posta accanto all’altare. Quindi, ha percorso la navata centrale della Basilica, salutando e benedicendo i presenti.
fonte: vaticannews