In una piazza San Pietro gremita per la solennità della Domenica delle Palme, tra i ramoscelli d’ulivo e le palme, si è levato un appello forte, netto, senza ambiguità. Papa Leone XIV ha scelto parole essenziali ma incisive, capaci di attraversare il silenzio dei quarantamila fedeli presenti e raggiungere un mondo ferito da conflitti e violenze:
“Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra”.
È un messaggio che scuote le coscienze e interpella credenti e non credenti. Il Pontefice non si limita a una condanna generica della guerra, ma ne denuncia la radice più profonda: la pretesa di legittimarla in nome di Dio. Una distorsione, afferma con forza, che contraddice il cuore stesso del Vangelo.
“Dio non ascolta la preghiera di chi fa la guerra”, ha ribadito, evocando immagini dure: mani sporche di sangue che si alzano inutilmente verso il cielo.
Nel cuore della Settimana Santa, mentre la Chiesa contempla la Passione di Cristo, il Papa invita a riconoscere nei sofferenti di oggi i “crocifissi del nostro tempo”.
Le piaghe di Gesù diventano così lo specchio delle ferite dell’umanità: quelle delle vittime dei conflitti, dei popoli oppressi, di chi vive senza speranza sotto il peso della violenza.
Lo sguardo si allarga in particolare ai cristiani del Medio Oriente, segnati da guerre che impediscono perfino di vivere pienamente i riti più sacri. Ma il pensiero del Pontefice abbraccia anche altri drammi spesso dimenticati: i marittimi morti nei conflitti, le loro famiglie, e i migranti che continuano a perdere la vita nel Mediterraneo, come nei recenti naufragi al largo di Creta.
“Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace”, ha ricordato Papa Prevost, quasi a restituire alla creazione la sua vocazione originaria, oggi tradita dall’egoismo umano.
Cristo: re della pace
Al centro della riflessione resta la figura di Cristo, “Re della pace”, che entra a Gerusalemme non come un condottiero ma in umiltà, rifiutando ogni violenza. Gesù non si difende, non combatte, non risponde al male con il male: è questa la logica disarmante che il Papa propone come alternativa concreta alla spirale della guerra.
Il contrasto è potente: da una parte la mitezza di Cristo, “carezza per l’umanità”; dall’altra le armi, i soprusi, la brutalità che segnano la storia contemporanea. È proprio in questo contrasto che nasce l’appello più accorato: “Abbiate pietà! Deponete le armi!”.
Non si tratta solo di un invito spirituale, ma di una richiesta concreta, urgente, rivolta ai responsabili delle nazioni e a ogni uomo e donna. La pace, sottolinea il Pontefice, non è un’utopia, ma un cammino possibile fatto di riconciliazione, giustizia e coraggio.
A chiudere la celebrazione, lo sguardo si è rivolto alla Vergine Maria, testimone del dolore sotto la croce. A lei il Papa ha affidato le lacrime delle vittime, nella certezza che il male non avrà l’ultima parola. Un messaggio di speranza che attraversa il dolore e lo trasforma in attesa: le guerre, ha ricordato citando don Tonino Bello, non sono eterne, e le lacrime saranno asciugate.
A Gerusalemme Pizzaballa non può entrare al Santo Sepolcro
Il patriarca di Gerusalemme e padre Ielpo, custode di Terra Santa, la mattina della domenica delle Palme sono stati fermati dalla polizia isreaeliana mentre in forma privata si recavano a celebrare al Santo Sepolcro. Patriarcato e Custodia in un comunicato congiunto deplorano l’azione della polizia.
29/03/2026
La polizia israeliana impedisce alle Palme al cardinale Pizzaballa l'accesso al Santo Seplocro
Il Patriarca e il custode padre Ielpo volevano celebrare in forma privata. In un comunicato congiunto parlano di "grave precedente” che “ignora la sensibilità di miliardi di persone che, in questa settimana, volgono lo sguardo a Gerusalemme”.
fonte: agenzie/catt.ch