A un anno dall’inizio del pontificato di Papa Leone XIV, il pensiero di mons. Oscar Cantoni, cardinale elettore e vescovo di Como, «torna spontaneamente ai giorni intensi e carichi di emozione vissuti lo scorso anno: il dolore per la perdita di Papa Francesco, che ha segnato profondamente la vita della Chiesa e del mondo, e insieme il clima di preghiera, di responsabilità e di fiducia con cui il Collegio dei cardinali si è raccolto, nella luce dello Spirito Santo, per eleggere il successore di Pietro. Sono stati giorni in cui si è percepita con particolare forza la comunione ecclesiale e l’affidamento al Signore nel discernimento», confida il porporato.
In questi dodici mesi, sembra chiaro negli occhi e nel pensiero del cardinale come il Santo Padre «ci sta guidando con mitezza e determinazione verso uno stile evangelico essenziale, in cui la centralità di Cristo si traduce in attenzione concreta ai poveri, ai sofferenti e a quanti vivono situazioni di fragilità. Oggi possiamo riconoscere con gratitudine il volto di una Chiesa che vuole farsi sempre più vicina alle persone, capace di ascolto e animata da un profondo desiderio di comunione». In particolare, in questi primi mesi, mons. Cantoni ha colto «soprattutto un forte invito all’unità: una Chiesa che cammina insieme, senza divisioni, valorizzando i doni di ciascuno. Ma, in modo particolare, emerge con grande forza il tema della pace, che rappresenta oggi una delle urgenze più profonde del pontificato. In un mondo attraversato da guerre, violenze diffuse e crescenti polarizzazioni, Papa Leone XIV richiama con insistenza tutti – credenti e non – alla responsabilità del dialogo, alla pazienza dell’incontro e al rifiuto della logica dello scontro. La pace, infatti, non è soltanto assenza di conflitto, ma costruzione quotidiana di relazioni giuste, riconciliate e solidali. Il Papa ci invita a diventare artigiani di pace nei contesti concreti della vita, a partire dalle famiglie, dalle comunità e dalle società in cui viviamo, contrastando quella cultura dell’indifferenza e dell’aggressività che segna il nostro tempo».
Particolarmente significativo del pontificato di Prevost è sicuramente anche «l’invito a riscoprire lo slancio missionario, sulla scia di Evangelii Gaudium, per annunciare con gioia il Vangelo nelle realtà di oggi, spesso segnate da smarrimento e solitudine. Si tratta di un cammino che interpella tutti – pastori e fedeli – a una conversione personale e comunitaria».
Con quale parola si può riassumere questo primo anno? «Direi “comunione”: comunione con Dio e tra di noi, da cui nasce una Chiesa capace di costruire ponti, di generare speranza e di abitare il nostro tempo con fiducia. Una comunione che diventa anche lievito di pace, perché solo riscoprendoci fratelli possiamo davvero aprire strade nuove di riconciliazione nel mondo». (SG)