In occasione dell’anno di pontificato di Leone arriva nelle librerie «Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia» (Libreria Editrice Vaticana, 56 pp., euro 26), volume di oltre 500 pagine che raccoglie per la prima volta gli scritti e i discorsi di Robert Francis Prevost, risalenti al periodo in cui era priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino (2001-2013). In corso di traduzione in trenta Paesi del mondo, si tratta di una raccolta di omelie, discorsi, lettere e messaggi dell’agostiniano Prevost. Un testo illuminante che può anche essere
consultato per temi.
Un estratto dal sapore di Concilio Vaticano II
Abbiamo scelto un breve estratto in cui l’allora priore degli agostiniani offre una riflessione che richiama il gusto e il sapore dell’invito del Concilio alla Chiesa ad essere nel mondo
contemporaneo per coglierne i segni dei tempi. Prevost e lo applica alle sfide del carisma agostiniano.
La Chiesa come “comunità di comunità”
«Come è possibile vivere “umanamente” in una società che, da un lato, genera isolamento e solitudine e, dall’altro, manipola e rende schiavi interi gruppi sociali? Come risponderemo a questa sfida?», si chiede Prevost, che lascia la risposta a Agostino: «Agostino lo fa a partire
dalla propria esperienza: non esiste modo più pieno e autentico di vivere come persone e come cristiani se non nella vita comunitaria, camminando insieme e sostenendosi reciprocamente, così come si riteneva facessero i cervi quando attraversavano un fiume (cfr. Ottantatré questioni diverse, 71, 1). La sfida che ci sta davanti consiste nello scegliere uno stile di vita capace d’incarnare tale ideale e di offrirlo al mondo attuale: vivere in fraternità, creare comunità,
modellare una Chiesa come “comunità di comunità”. Il mondo attende ansioso un modello di relazioni umane fondato sull’uguaglianza, sulla condivisione, sul servizio, sull’amore autentico, in contrasto con gli idoli del potere e dell’accumulo egoistico che caratterizzano l’egoismo esclusivo della nostra epoca».
L’aumento dell’ingiustizia e della povertà nel mondo
«Amare la Chiesa – prosegue Prevost – è una caratteristica fondamentale del nostro carisma. Per Agostino, essere “religioso” significa vivere come «fedeli perfetti che sono nella Chiesa» (Contro le lettere di Petiliano, 2, 104). La Chiesa, che si è autoproclamata «luce delle genti e sacramento
universale di salvezza» nel fiducioso contesto del Concilio Vaticano II, è oggi percepita da molti come un ostacolo nel cammino verso Dio. Vive una crisi dolorosa e, allo stesso tempo, riconosce l’urgenza di una nuova e vigorosa evangelizzazione. Essere Chiesa in modo autentico ed essere “uno con la Chiesa” è una sfida reale per noi. La Chiesa deve diventare una comunità fraterna al
servizio del Regno, segno di un mondo nuovo di speranza, più giusto e più umano. Questo può essere il primo servizio che gli Agostiniani offrono alla Chiesa, da rendere attraverso la nostra vita di contemplazione e di azione, come presenza riconoscibile della Chiesa in mezzo al Popolo di Dio. Uno dei problemi più gravi e urgenti del nostro tempo è l’aumento dell’ingiusta povertà e
dell’oppressione, non solo nel cosiddetto “Terzo mondo”.
Oggi non è possibile essere cristiani voltando le spalle al “grido dei poveri” che lottano per la giustizia. La miseria di milioni di esseri umani costituisce la prova dell’esistenza del peccato nel mondo; è un effetto negativo di una globalizzazione che arricchisce pochi e impoverisce molti. Diventa così sempre più importante che ci domandiamo: «Dove troveranno da mangiare i più poveri tra noi?».
Ancora una volta, Agostino ci offre il fondamento teologico della nostra preoccupazione: Cristo si è fatto povero ed è presente nel nostro mondo nei poveri, nei membri più deboli e bisognosi del suo Corpo. «Adori Cristo nel capo e lo bestemmi nelle membra del suo corpo. Egli ama il suo corpo. Se tu ti sei separato dal suo corpo, il capo no. Esso dall’alto ti grida: tu mi onori a
vuoto e senza motivo. Sarebbe come se uno ti volesse baciare il capo ma pestarti i piedi; potrebbe avvenire che ti schiacci i piedi con scarpe chiodate, mentre vuole abbracciarti e baciarti: tu gli grideresti, nel bel mezzo delle sue espressioni di onore: Che fai? Non vedi che mi schiacci?» (Commento alla Prima Epistola di s. Giovanni, 10, 8).
Il cristiano autentico abbraccia la causa della giustizia e della pace
Un impegno cristiano autentico esige di abbracciare la causa della giustizia e della pace, che
Agostino chiama «due amiche» (Esposizioni sui Salmi, 84, 12) come condizione
per vivere davvero il Vangelo della fraternità e per dare un minimo di credibilità alla nostra testimonianza della Buona Novella in un mondo pluralista e spesso conflittuale. «I tempi sono cambiati. Il mondo e la Chiesa sono cambiati. [...] Come Agostiniani siamo stati invitati a coltivare una fedeltà creativa alle nostre origini e a dar testimonianza nel mondo odierno della vitalità e dell’importanza del vivere in comune, con “una mente ed un cuore diretti verso Dio” (La Regola, 3). [...] Se vogliamo continuare la nostra missione di servi dell’umanità dobbiamo essere capaci di rimanere in contatto con la realtà, per ascoltare attentamente la voce di un mondo in continuo
cambiamento. [...] Come abbiamo risposto a questo invito a rinnovare la nostra vita in comune e a realizzare nel mondo la nostra testimonianza della Buona Novella? Possediamo metodi tradizionali per trasmettere il Vangelo che hanno dimostrato il loro valore nel corso del tempo: dal pulpito, nelle aule ed attraverso l’istruzione catechistica. E tuttavia, se vogliamo essere onesti con
noi stessi, dobbiamo rafforzare la natura comune della nostra vita e della nostra attività. È questa una sfida che oggi dobbiamo affrontare» (Documento del Capitolo generale ordinario dell’Ordine di s. Agostino, 2001, B-2 ss.)».
Una serie di domande per la vita dei cristiani e della Chiesa
Quale allora la conclusione, si chiede Prevost: «Riflettere in modo onesto ed efficace sulla nostra vita e sul nostro carisma non può ridursi alla ripetizione di ciò che abbiamo fatto. Stiamo solo ripetendo quanto facciamo da cinquant’anni o più? Siamo capaci di un vero processo di rinnovamento? Restiamo spettatori mentre la storia umana scorre attorno a noi, o partecipiamo
attivamente a costruirla? Siamo coraggiosi nel leggere i segni dei tempi? Ci dicono qualcosa i problemi che abbiamo davanti quali il terrorismo, la globalizzazione, la sofferenza di milioni di persone? O viviamo voltando le spalle a questi aspetti del nostro mondo? Cerchiamo mezzi realmente efficaci per evangelizzare e condividere la nostra spiritualità, o ci accontentiamo di
usare gli stessi linguaggi e le stesse formule vetuste degli ultimi cinquant’anni? Domande come queste — e altre che ciascuno potrebbe aggiungere — devono guidare l’“inquietudine” che caratterizza quanti desiderano essere eredi spirituali di Agostino. Egli ci ispira a cercare sempre, a trovare nuove vie per rispondere ai bisogni delle persone del nostro tempo». E con le parole di
Agostino, Prevost coclude: «Siamo viandanti. Che significato ha “camminare”? Lo dico in breve: “Progredire”. Non vi capiti di non intendere e di camminare con maggior pigrizia. Fate progressi, fratelli miei, esaminatevi sempre, senza inganno, senza adulazione, senza accarezzarvi. Nel tuo intimo infatti non c’è con te uno alla cui presenza ti debba vergognare e ti possa vantare. Vi è colui al quale piace l’umiltà, egli sia a provarti. Anche tu metti a prova te stesso.
Ti dispiaccia sempre ciò che sei, se vuoi guadagnare ciò che non sei. In realtà, dove ti sei compiaciuto di te, là sei rimasto. Aggiungi sempre, avanza sempre, progredisci sempre», così conclude Prevost.
Leggere una pagina come questa oggi, nel 2026 della storia, fa tremare. Qui c’è un sunto spettacolare dell’etica sociale cattolica e l’eco profondo e determinato di uno stile di essere Papa che oggi ritroviamo negli interventi pubblici di Leone, che in un crescendo di contenuti e parole mostrano tutta la freschezza, l’attualità, la forza del Vangelo e del Concilio, capace di dialogare a testa alta e con pacata intelligenza con i potenti di questo mondo, nelle sfide della storia di oggi.
CV
Il libro: Liberi sotto la grazia, Robert Francis Prevost, Lev 2026