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Leone XIV: "La vera giustizia non può essere soddisfatta con la sola punizione"

“Prevenire e contrastare la criminalità organizzata” è fondamentale perché si possano “costruire società sicure, giuste e stabili”, ma tutto ciò va fatto rispettando e tutelando i “diritti umani universali”, per questo serve “l'impegno delle forze dell'ordine” e “il coinvolgimento” della compagine sociale “nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale”.

Leone XIV lo sottolinea ai partecipanti alla seconda Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE, ricevuti stamani, 15 maggio, in udienza e riuniti da ieri e fino a oggi, a Roma, per confrontarsi sul tema #STOPDROGA – Combattere insieme il narcotraffico per difendere sicurezza, salute e legalità. 

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO IN INGLESE DI PAPA LEONE XIV

Unità fra prevenzione del crimine e giustizia penale

Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Pontefice, salutando i presenti, “provenienti da molti degli Stati partecipanti all'OSCE, da Vancouver a Vladivostok”, rileva, parlando in inglese, che una tale rappresentanza “testimonia la volontà collettiva di affrontare un fenomeno che alimenta le reti criminali” e che compromette il futuro delle società e raccomanda di impegnarsi nel rispetto della giustizia.

La Santa Sede è fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione del crimine e la giustizia penale debbano procedere insieme in unità. Infatti, l'autentica attuazione dello Stato di diritto rimane indispensabile per lo sviluppo umano integrale.

La vera giustizia

Il Papa avverte inoltre che “nessuna società veramente giusta può durare se non rimane sovrana la legge”, non deve prevalere “la volontà arbitraria dei singoli” e “nessuna persona o gruppo, a prescindere dal potere o dallo status, può mai arrogarsi il diritto di violare la dignità e i diritti degli altri o delle loro comunità”. E aggiunge che “la Santa Sede appoggia” le iniziative volte “a istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile, capace di prevenire e contrastare la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti.

La vera giustizia non può essere soddisfatta con la sola punizione, tali sforzi devono altresì abbracciare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, finalizzati alla rieducazione e al pieno reinserimento dei condannati nel tessuto sociale.

Nell’ambito della giustizia penale, inoltre, per Leone XIV il rispetto della “dignità di ogni persona, compresi coloro che hanno commesso reati, esclude l'uso della pena di morte, della tortura e di ogni forma di punizione crudele o degradante”.

Un approccio multidisciplinare

E per aiutare quanti “sono schiavi della tossicodipendenza”, il Pontefice raccomanda “programmi completi” che offrano “cure mediche, supporto psicologico e un percorso di riabilitazione duraturo”, “un approccio multidisciplinare” che consideri “la persona umana nella sua interezza”, e che non si fermi soltanto a “misure puramente repressive e soluzioni permissive, entrambe incapaci di liberare gli individui dalle catene della dipendenza”. Perché occorre far sì che ogni individuo possa “riscoprire e vivere pienamente la dignità” donatagli da Dio.

Il ruolo dell’educazione

Per la prevenzione, poi, secondo Papa Leone, gioca un ruolo chiave “l’educazione”, “il fondamento dello sviluppo umano integrale” che offre “a bambini e giovani gli strumenti per riconoscere” le conseguenze dell’uso delle droghe.

Nel nostro tempo, in cui i social media diffondono così spesso informazioni errate e pericolose che banalizzano questi rischi, l'educazione deve iniziare in famiglia e rafforzarsi a scuola, trasmettendo conoscenze scientifiche accurate sugli effetti rovinosi dei narcotici sul cervello, sul corpo, sulla condotta personale e sul bene comune della comunità.

L’omaggio a forze dell’ordine e magistratura

Offrendo le sue riflessioni sulla prevenzione e sul contrasto alla criminalità, il Papa rivolge inoltre il suo pensiero “a tutti gli agenti delle forze dell'ordine e ai membri della magistratura che hanno sacrificato la propria vita o subito lesioni nell'esercizio coraggioso del loro dovere”. Una “testimonianza” che dovrebbe suscitare in ciascuno “sentimenti di gratitudine, responsabilità e rinnovata determinazione”.

La Chiesa cattolica, attraverso le sue numerose istituzioni in tutto il mondo e attingendo alla sua lunga esperienza nell'accompagnare coloro che sono afflitti dalla dipendenza, è pronta ad approfondire ulteriormente il suo legame di feconda cooperazione con la società civile.

Lavorare insieme per il bene comune

Chiesa e società civile, insiste il Pontefice, possono “insieme, in uno spirito di reciproco rispetto e responsabilità condivisa”, promuovere "politiche che servano veramente il bene comune e l'inalienabile dignità di ogni essere umano”. Da qui l’auspicio che la Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella Regione OSCE possa “portare frutti abbondanti e duraturi in strategie di cooperazione transnazionale, prevenzione efficace e autentica speranza”. 

Vaticannews


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