Papa Francesco ha pubblicato l’8 aprile 2016 l’esortazione apostolica “Amoris laetitia”. Che cosa è successo da allora nella Chiesa cattolica, in termini evangelicamente migliorativi, circa le molte questioni inerenti la coppia, la famiglia e la società che quel documento epocale ha messo seriamente in evidenza con intelligenza e passione?
La risposta a questa domanda è certamente complessa.
Infatti è stato ed è assai ampio il dibattito a livello scientifico e
divulgativo che ne è scaturito (si vedano, per es., in lingua italiana, i saggi
di A. Grillo, B. Petrà, E. Biemmi, M. Belli e G. Noberasco) ed è stata ed è multiforme
la serie di effetti, tra luci e ombre, che quel testo di papa Francesco sembra
aver causato. Dove? Nel magistero delle conferenze episcopali, in quello dei
singoli vescovi e nella vita delle istituzioni ecclesiali cattoliche e dei
singoli credenti, esiti in notevole misura verificabili secondo tempi anche ben
maggiori di un quadriennio.Cionondimeno si può proporre qualche sintetica
osservazione, che aiuti la riflessione in campo educativo e sociale,
segnalando, proprio a distanza di qualche anno dalla sua pubblicazione, ambiti
e aspetti trattati da Amoris laeititia cheappaiono sempre più prioritari. Dal 2005 al 2017 sono stato il biblista di
riferimento per la Scuola di pastorale familiare delle Diocesi del Piemonte e
anche da queste bellissime esperienze umane e culturali ho tratto la
consapevolezza che questo sia un ambito della pastorale ecclesiale che merita
tanta attenzione intelligente, liberante ed appassionata. Un utile ausilio in
proposito può essere costituito anche da un volume davvero singolare rispetto a
tanti testi di divulgazione editi in riferimento a questa esortazione
apostolica. Mi riferisco al libro scritto da Rosanna Virgili e Rosanna Fersini (titolo: Nell’intimità della tua casa, Ancora, Milano 2017 = NdC), che appare come un’efficace e significativa“guida” di raccordo tra il documento di papa Bergoglio e la vita della Chiesa
cattolica e della società di oggi e di domani.Anzitutto
occorre dire che restano sempre più eloquenti e troppo spesso non considerati
adeguatamente due momenti di Amoris laetitia, certo assai discussi (cosa non inspiegabile visti tantitradizionalismi e moralismi durissimi a morire). Sono due elementi di
discontinuità rispetto a non pochi contenuti e modalità di formazione ed
educazione cristiana proposti anche nei decenni successivi al Concilio Vaticano
II.Il primo è all’inizio del documento bergogliano (n. 3):
«Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr. Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”».
Come è capitato di ricordare più volte in questi anni,
la logica di queste considerazioni è cattolica in senso ampio. Infatti non si
dice che tutto in ambito familiare e matrimoniale possa e debba essere regolato
verticisticamente dall’autorità vaticana per ragioni di sostanza culturale e
pastorale essenziali. “Discernimento” è, qui e in molti altri passi del
documento in questione e dell’intero magistero bergogliano, un concetto
decisivo a cui fare riferimento vista anzitutto la multiformità di condizioni che
vivono le relazioni di coppia e di famiglia nel nostro tempo (di cui papa
Francesco delinea, spesso con efficacia, luci e ombre – cfr. nn. 32-57).Il secondo passo, forse ancora più discusso, è nella parte finale di Amoris laetitia (n. 305):
«Un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa “per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”…A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa. Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che “un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà”. La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà».
In queste parole, con buona pace di coloro che hanno continuato ad operare educativamente e pastoralmente come se questa esortazione apostolica non fosse mai stata scritta e pubblicata, vi è la volontà di calare l’amore evangelico del Dio di Gesù Cristo nella vita concreta delle persone del nostro tempo, assumendosi tale responsabilità, in coscienza e con creatività educativa e culturale.
Rileggendo globalmente Amoris laetitia, vi sono sottolineature, che, a maggior ragione
dopo qualche anno dalla pubblicazione del testo, esigono la massima attenzione,
se si vuole guardare seriamente al futuro delle relazioni umane fondamentali attraverso
contributi educativi e formativi davvero umanizzanti.- Il ruolo della Parola di Dio: la familiarità con le Scritture primo e neo-testamentarie e con la Parola di Dio ivi contenuta è certamente aumentata anche nei contesti familiari rispetto ad alcuni decenni fa, ma non è certamente così significativa come sarebbe cristianamente auspicabile. Se, per esempio, si leggono il libro di Osea e il cap. 13 della prima lettera di Paolo ai Corinzi e si considera quanto contenuto in due serie di passi di Amoris laetitia (cfr., per Osea, nn. 241.243.291.293.295.297.298.300.305.307.308.309.311; per 1Corinzi 13, nn. 91-119), ci si rende ben conto non soltanto della disarmante attualità dei testi biblici, ma di quanto sia costruttivo un confronto tra i testi antichi in se stessi e varie esigenze della vita relazionale contemporanea. Troppe volte si propongono a coppie e famiglie occasioni educative e formative che sono poco o per nulla radicate biblicamente. Sarebbe il caso di rivedere anche queste occasioni ecclesiali, come d’altra parte tutte le proposte di catechesi per ragazzi, giovani, adulti e anziani alla luce di questa esigenza fondante di rapporto serio ed esistenziale con le Scritture.
- La strada verso il matrimonio: la preparazione alla celebrazione del matrimonio e alla vita matrimoniale è questione certamente complessa. Investe anzitutto l’educazione alle relazioni umane e all’affettività, che inizia certamente dall’infanzia e conosce momenti decisivi nell’adolescenza, momento in cui è sempre più fondamentale un’alleanza positiva tra la famiglia e altre agenzie educative, come, per es., la parrocchia nelle sue proposte educative. Parecchio si sta facendo, ma serve molto di più e a livello assai più generalizzato e capillare.
Ovviamente hanno una grande importanza i corsi di preparazione al matrimonio cristiano. Essi sono oggi anzitutto scuole di dottrina cristiano-cattolica sul tema? Oppure sono occasioni articolate di confronto con la dimensione sponsale e matrimoniale in cui il confronto con la Parola di Dio e la considerazione delle dimensioni fisiche, psicologiche, culturali e sociali devono trovare presentazioni/trattazioni al passo con le esigenze del presente? La risposta a questo interrogativo non è semplice, ma la seconda alternativa è quella da realizzare ovunque. Resta imprescindibile offrire a chi si prepara al matrimonio il dialogo con l’esperienza di donne e uomini che già la vita matrimoniale conducono seriamente da tempo, ma non appartengono a generazioni più o meno lontane da quelle a cui appartengono i futuri sposi. In molte occasioni si è già ampiamente in queste prospettive positive, in tante altre poco o per nulla. Con queste attenzioni alla concretezza della vita e non a teorie morali astratte sarà possibile aiutare realmente fidanzate e fidanzati - che, spesso, già convivendo da tempo, hanno già sperimentato anche taluni problemi della vita insieme - a essere consapevoli di poter iniziare o continuare a percorrere un «cammino che insieme li porterà sulle vie della fede nel Dio che è Amore. Ogni vocazione è una chiamata a essere per l’altro/Altro. Nella vocazione la propria vita si spende nel Dono e quella dell’altro si riceve come Dono» (NdC, p. 58). E alla coscienza di questa chiamata si può giungere soprattutto se non si propongono prospettive etiche impraticabili e discorsi che sono figli di altre epoche a livello morale, culturale, sociale e religioso.
- L’accompagnamento della vita matrimoniale: in contesti sociali in cui si riscontrano, di volta in volta, tragiche solitudini, aspre discriminazioni economiche ed educative, ricerche di brandelli di affetto e di soddisfazione individuale, appare sempre più necessario supportare le famiglie, quali che siano le loro configurazioni, nella loro vita quotidiana, quando si manifestano difficoltà, in particolare, negli ambiti del lavoro, della casa, della gestione dei minori e degli anziani. Le comunità cristiane non si possono sostituire alle competenze tecniche dei servizi sociali cantonali o locali, ma possono favorire delle reti di solidarietà affettive e materiali, che consentano a famiglie in difficoltà per tante ragioni di fronteggiare tali situazioni anche drammatiche, fornendo testimonianze fattive dell’amore del Dio di Gesù Cristo. Sicuramente esistono tanti esempi luminosi in questi ambiti, ma queste forme di accompagnamento devono essere sempre più prioritarie nell’azione sociale di una comunità cristiana, rispettando attentamente la privacy di persone e famiglie, ma facendo anche della logica del cosiddetto “buon vicinato” una modalità di vita costituzionale del tentare di essere cristiane e cristiani, in particolare quando il sostegno può arrivare da famiglia a famiglia.
- Crisi e ferite di coppia e di famiglia: ecco un ambito che ha conosciuto nei millenni tantissimi episodi assai eterogenei. Come ricordano le autrici de Nell’intimità della tua casa (p. 72),
«Molti possono essere i motivi scatenanti, diversissime le tipologie, differenti i modi di caderci e anche di uscirne; mille i cromatismi sentimentali che accompagnano le crisi di coppia e infinita l’intensità delle sofferenze che provocano. Sta di fatto che le crisi sono esperienze universali nei rapporti familiari e che esse tendono a ripetersi, dopo essere state superate, sempre in forme diverse. Ma una convinzione è fondamentale nelle parole di Francesco intorno alle crisi: “Ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore” (Amoris laetitia, n. 232). Quasi a dire che ogni crisi nasconde un “vangelo”, un annuncio di salvezza! Essenziale è farne una lettura urgente e attenta».
D’altra parte, è pure vero che
«Ci si incontra, ci si innamora e tutto sembra bello: l’altro appare come una persona unica e proprio per questo degno della nostra scelta. Se poi subentra una rispondenza intellettiva allora si può anche idealizzare l’altra persona attendendo sempre comportamenti coerenti con le nostre aspettative. Tuttavia, in ogni cammino di coppia prima o poi emergono aspetti della personalità rimasti in ombra precedentemente ed è proprio in quel momento che subentra la delusione e si apre per i coniugi la strada dei litigi e delle incomprensioni…La comunità cristiana deve essere accanto a chi vive le crisi matrimoniali, conoscere e condividere il loro carico di dolore e di angoscia (cfr Amoris laeititia, n. 234). Senza la presenza di altre persone, di amici sinceri, di chi sappia stare vicino senza giudicare, è più difficile riuscire a parlarsi davvero. Questo è il compito della comunità cristiana: essere un filo su cui chi è distante possa di nuovo contattarsi, chi è sfiduciato possa ritrovare le parole per ricominciare» (NdC, pp. 76.80).
Questo discorso può valere certamente anche per coloro che, da divorziati risposati, desiderano avere una vita cristiana anche sacramentalmente piena. La rottura della vita di coppia è certamente un male, ma in alcune circostanze appare un male minore rispetto ad un rapporto che sopravvive svuotato dell’amore. Le discussioni avvenute nei due Sinodi sulla famiglia hanno affrontato ripetutamente anche questo tema e lo stesso papa Francesco ne ha parlato esplicitamente in Amoris laetitia (cfr. n. 241), citando anche l’esort. apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II.
Che cosa si è fatto, a livello delle singole Diocesi e parrocchie, per rispondere all’invito che papa Francesco ha rivolto (cfr. Amoris laeititia, nn. 305-312) a pensare “percorsi di riconciliazione” atti a far superare condizioni di triste esclusione, che, senza creare confusione, aiutino a far superare una persuasione, viva sino ad Amoris laetitia (e forse nella mente e nel cuore di non pochi ancora vitale…) e così espressada un grande teologo morale come il domenicano Giordano Muraro: «È proprio vero – come dicono alcuni – che c’è perdono per tutto eccetto che per il fallimento nell’amore?»[1]. Molte Diocesi si sono organizzate o si stanno organizzando per recepire le articolate sollecitazioni di papa Francesco (si pensi, per es., in Italia al Documento della Conferenza Episcopale Campana, Linee guida per la recezione della Amoris laetitia, 30.1.2017 e a quelli analoghi della Conferenza Episcopale Piemontese [31.1.2018] e di quella Lombarda [8.4.2018] e, più recentemente, alla lettera del vescovo di Belluno, Renato Marangoni, Una parola da confidarvi: Scusate [22.11.2019]) e altre iniziative senz’altro seguiranno.
Si
tratta di cammini congegnabili a partire da grande capacità di ascolto delle
persone divorziate e risposate, da reale coscienza delle dinamiche della vita
di coppia e di famiglia, da allergia a moralismi e tradizionalismi di qualsiasi
tipo, da creatività pastorale intelligente e appassionata. Papa Francesco ha
confidato e confida certamente nel fatto che queste qualità siano molto
presenti tra i suoi confratelli nell’episcopato e nel presbiterato, oltre che
in qualsiasi altra componente del Popolo di Dio. Verosimilmente tutti
potrebbero dare un loro crescente contributo positivo anche in questo ambito
pastorale tutt’altro che marginale, anche in considerazione del numero elevato
di matrimoni che falliscono e di nuove unioni che si costituiscono…- L’identità globale dell’amore: in una società di relazioni umane spesso assai precarie, in cui vi è un bisogno sempre maggiore di madri e padri responsabili, preoccupati di trasmettere valori umanizzanti interpretando con saggezza vitale quello che essi reputano fondamentale a partire dalla loro identità culturale, quale è l’identità complessiva dell’amore che fa essere realmente umani?
«Il linguaggio dell’amore è triplice: riguarda l’affettività e l’emozionalità nella coppia, coinvolge la fraternità nell’amicizia ma si radica anche nell’agire pubblico, nei gruppi sociali, nelle comunità, nell’agape. Quali fattori oggi occupano lo spazio che secondo l’Amoris laetitia spetterebbe all’amore amabile, cioè quello capace di generare vincoli, coltivare legami, creare nuove reti di integrazione, costruire una solida trama sociale (cfr Amoris laetitia, n. 100)? Sono molti i fattori che lo ostacolano: in primo luogo, come dice Papa Francesco, il pessimismo che mette in risalto i difetti e gli errori altrui e ci impedisce di essere tolleranti. Vi è poi l’assenza della “riflessione” su see stessi e sul proprio passato. Costretti a interpretare il “personaggio attivo” ci identifichiamo nel ruolo del robot, decisi ad agire per agire. Il fare diventa più importante del pensare e così l’azione rischia di smarrire il senso che l’ha generata. Le relazioni sociali basate sullo scambio di mercato o sulla reciprocità durano molto poco e spesso lasciano delusioni e rancori. Vi è poi l’indignazione di fronte ai mutamenti che mettono in crisi le nostre certezze. Il cambiamento nel rapporto tra padri e figli, tra professori e alunni, tra migranti e non, produce la costruzione di muri tra le persone e tra i popoli» (NdC, pp. 128-129).
Un amore che cerca di realizzarsi secondo modalità analoghe a quelle con le quali il Dio di Gesù Cristo ama gli esseri umani (le versioni evangeliche ne parlano ripetutamente): questa l’identità complessiva che rende le coppie di sposi immagini dell’amore di Dio per l’umanità di tutti. Se il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi (cfr. Amoris laetitia, n. 121), allora nella Chiesa cattolica non c’è da fare altro che puntare a favorire, in ogni modo possibile, a livello educativo e pastorale, le condizioni che rendano credibili anche queste parole di papa Francesco. Non poco si sta facendo, molto di più si potrà fare con apertura di cuore e di mente, coraggioso discernimento e senso della realtà per le generazioni attuali e future…
[1] G. Muraro, Alla ricerca di una via d’uscita. Riflessioni e indicazioni teologiche per affrontare il problema dei separati e dei divorziati, in “CredereOggi” 23 (4/2003), p. 95.
Ernesto Borghi, biblista, presidente dell'Associazione biblica della Svizzera italiana e coordinatore della Federazione Biblica Cattolica per la zona «Europa del Sud e dell’Ovest».