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È morta Emma Bonino, la storica leader del Partito Radicale italiano

Emma Bonino è morta nella mattinata di venerdì 11 settembre, a poche ore dal suo trasferimento in una struttura privata dopo aver trascorso diversi giorni ricoverata in terapia intensiva a seguito di una crisi respiratoria. Ad annunciarne la scomparsa è stato il suo partito italiano +Europa.

Salita alla ribalta del mondo politico italiano per il suo impegno nel partito Radicale, e come leader delle campagne dello stesso partito che, negli anni '70, legalizzarono l'aborto e il divorzio, Bonino, nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo,  ha ricoperto ruoli politici chiave sia in Italia che nell’Unione europea, per sei volte è stata eletta alla Camera dei Deputati, successivamente al Parlamento europeo e poi per due volte al Senato.

Emma Bonino fu chiamata a ricoprire la carica di commissario europeo nel 1995 dall’allora premier Silvio Berlusconi. Negli anni è stata ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi, vicepresidente del Senato della Repubblica italiane e, successivamente, con il governo Letta, ministro degli Affari Esteri. Bonino è stata l’artefice della nascita dell'Ufficio umanitario della Commissione europea, nonché tra i fondatori dell’organizzazione Nessuno Tocchi Caino, per la battaglia per l’abolizione della pena di morte. Di lei si ricorda l’impegno, assieme a Marco Pannella, contro la fame del mondo: i due leader radicali fecero del tema della malnutrizione e denutrizione nei Paesi in via di sviluppo un tema politico prioritario nell’agenda del diritto internazionale. Per questo furono ricevuti in udienza in Vaticano da Giovanni Paolo II il 13 febbraio del 1986, occasione in cui Pannella e Bonino presentarono al Papa il manifesto-appello e le iniziative internazionali promosse dal Partito Radicale per spingere l'ONU e i governi occidentali a intervenire d'urgenza contro la malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo ribadendo così la convergenza con Giovanni Paolo II sui temi di carattere umanitario e internazionale.  

Nel 1994 è il capo della delegazione del governo italiano all’Assemblea generale Onu per la “Moratoria sulla pena di morte”. L’anno successivo Silvio Berlusconi la propone come commissaria europea, sarà responsabile della politica estera di Bruxelles. Molti i suoi viaggi per la fine del conflitto in Bosnia, in Kosovo dove denunciò per prima la pulizia etnica in corso, in Ruanda, Somalia e Sudan. In Afghanistan denuncia il regime dei talebani. E ancora in Sierra Leone.

Nel 2017, divenne leader di +Europa, una lista di partito liberal-federalista europea che lanciò in vista delle elezioni politiche italiane del 2018. Europeista convinta, Bonino credeva in una Europa unita nelle diversità dei suoi popoli, in  un quadro di sussidiarietà. Fino alla fine ha continuato a sostenere le sue idee, anche nella fragilità sopraggiunta con il cancro, che la debilitava.

Il 5 novembre del 2024, Papa Francesco di ritorno dalla Università Gregoriana, andò a trovarla, appena dimessa dopo settimane di ricovero per problemi respiratori, offrendole dei cioccolatini e dei fiori e salutandola con il saluto piemontese “cerea”. Una visita di cui Bonino parlò successivamente, raccontando soprattutto la sua emozione e la sua sorpresa. Di quel pomeriggio resta la foto simbolo del Papa e di Emma Bonino entrambi in sedia a rotelle, su una terrazza romana illuminata dal sole.

La Bonino fu una leader radicale che alla testa di tante battaglie, alcune inaccettabili per la Chiesa, altre condivisibili. Sulla pena di morte e la Bosnia si guadagnò apprezzamenti internazionali.

Fonti: Vatican News e Avvenire

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