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Balerna: ai piedi di Sant'Antonio per invocare la salute nell'omonimo santuario

“Si quæris miracula, mors, error, calamitas, dæmon, lepra fugiunt, ægri surgunt sani”: “Se cerchi i miracoli, la morte, l'errore, la calamità e il demonio sono messi in fuga, gli ammalati tornano sani”. Sono queste le prime parole di un ben noto inno a Sant’Antonio da Padova, voluto nel 1866 da Pio IX. Tradizione popolare vuole che lo si reciti soprattutto al fine di recuperare le cose perdute…anche la salute.

Lo sanno bene i pellegrini e i devoti che in questo periodo si recano numerosi sul colle Cereda a Balerna, per raggiungere il santuario dedicato proprio a Sant’Antonio. Il luogo è legato a una storia di accoglienza sin dalla sua costruzione, quando i balernitani chiedono che vi si trasferisca in forma stabile un guardiano, possibilmente “un eremita impegnato il più possibile dal profilo spirituale e assistenziale”, come recitano le fonti del tempo. Proprio grazie alla presenza amica di un eremita, tra il 1855 e il 1867, il Santuario si fece “casa accogliente” per numerosi balernitani, confinati nel romitorio adiacente la chiesa, a causa dell’epidemia di colera in corso, proveniente dalla Lombardia.

Ad aprire loro le braccia, oltre che Sant’Antonio, fra Daniele Ortelli, eremita di cui Balerna ancora oggi fa memoria. Ortelli infatti si sarebbe prodigato lungo tutta l’epidemia nell’assistenza ai malati, suscitando la gratitudine della popolazione, particolarmente scossa in quei frangenti dalla virulenza di una malattia che avrebbe ucciso oltre la metà delle persone colpite. Ben 35 i balernitani accolti al romitorio che avrebbero incontrato la morte in isolamento, come ricorda la lapide che si può vedere ancora oggi al Santuario.

Quando poi, nel 1867, si manifesta una nuova ondata del “morbo asiatico”, pur essendo ormai anziano, Ortelli non si sottrae alla missione caritativa e si adopera “nel cercare di prestare qualche cura a chi soffre, nel consolare chi non ha più speranze, nel seppellire degnamente i defunti”, come spiega il prof. Paolo Ostinelli in una pubblicazione dedicata al Santuario in occasione del giubileo del 2006. “Dal racconto assai toccante di quanto vede il frate – nota il professore – dettato dallo stesso Ortelli un anno più tardi, si percepisce quale deve essere lo stato d’animo di chi, impotente, non può impedire il corso delle cose e vede morire anche uno dei suoi collaboratori”.

Una situazione drammatica, che per certi versi ricorda da vicino la drammaticità del tempo presente. Forse per questo l’affluenza dei pellegrini al Santuario è ora aumentata: “La gente sale a diverse ore del giorno per un momento di preghiera individuale e per un pensiero al Santo”, ci rivela Luca Pagani, sindaco di Balerna nonché Presidente dell’Associazione Pro Sant’Antonio. “Ho fatto anche scorrere il registro delle intenzioni di preghiera: vi troviamo soprattutto richieste di intercessione del Santo per preservarci dalla malattia e perché la pandemia finisca al più presto, così come l’auspicio di poter riacquistare serenità. All’aumento di queste intenzion scritte, fa da corollario l’aumento dei lumini accesi in Chiesa”.

Laura Quadri

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