di Laura Quadri
Può un Salmo accompagnare il racconto delle scoperte scientifiche oggi più innovative? All’inaugurazione del nuovo anno accademico della Facoltà di Teologia di Lugano, giovedì scorso, Marco Bersanelli, professore di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e tra i responsabili scientifici della missione spaziale Planck dell’Agenzia Spaziale Europea, non ha avuto dubbi.
16/10/2026
Facoltà di teologia di Lugano: un ateneo in continua espansione
Inaugurato il 15 ottobre l’anno accademico 2026-2027 alla Facoltà di teologia di Lugano con il passaggio delle consegne tra il prof. René Roux e la nuova rettrice Gabriela Eisenring, in carica dal 1. settembre. Omaggiati i professori Hauke e Jerumanis diventati emeriti. I dati della crescita della FTL.
Dall’uomo alle stelle
Intrecciando immagini del cosmo e interrogativi sull’uomo, ha quindi voluto porre anzitutto una domanda, da scienziato e uomo di fede: quale rapporto lega la nostra esistenza alla totalità dell’universo? Il percorso comincia dalla materia di cui siamo fatti. «Possiamo rispondere a questa domanda solo se guardiamo alle stelle». Nel loro cuore, spiega lo scienziato, gli elementi leggeri si trasformano in elementi più pesanti, gli stessi che costituiscono la vita dell’uomo, poi restituiti allo spazio. «Tutto il carbonio e tutto l’ossigeno di cui noi siamo corporalmente costituiti è stato fabbricato nel cuore delle stelle». Un legame che continua nel presente: «Così le stelle sono doppiamente essenziali per la nostra esistenza corporale: hanno prodotto i mattoni di cui siamo fatti e una stella come il Sole è quella che ci dà l’energia di cui la vita ha bisogno». Bersanelli mostra gli scatti esclusivi del James Webb Space Telescope e dal telescopio ALMA, tra i più importanti al mondo: «Più osserviamo lontano nello spazio e più vediamo la realtà nel passato. La galassia M101, ad esempio, si trova a circa venti milioni di anni luce. Questo ha una conseguenza straordinaria: le immagini che oggi prendiamo con i telescopi ci mostrano questa galassia come era venti milioni di anni fa».
Davanti a queste distanze, la conoscenza incontra lo stupore: «L’immensità, da una parte, riusciamo a misurarla; dall’altra non riusciamo a immaginare quel senso di sproporzione che fu già dell’antico autore del Salmo 8: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché te ne ricordi?”».
L’universo, inoltre, ha una storia: «L’universo è un fiore che si apre: si espande». A raccontarne le origini è anche una luce remotissima, studiata con la missione spaziale Planck. «Esiste una luce, emanata dallo sfondo apparentemente nero e buio del cielo, che ci porta un messaggio ancora più primordiale. Il mio mestiere è proprio studiare quella luce». Da questa storia emerge l’uomo, capace di interrogare ciò da cui proviene: «Noi dipendiamo dalla natura, eppure siamo quel punto della natura, come diceva Pascal, nel quale accade qualcosa che sfugge a qualunque sommatoria di grandezze fisiche: la capacità del pensiero, la capacità di amare, riconoscere il vero e di stupirci di questa storia».
In dialogo con Giovanni Pellegri
Nel dialogo con Giovanni Pellegri, direttore dell’Ideatorio USI, Bersanelli affronta il rapporto tra casualità e senso. E se anche alcune fasi della storia dell’universo fossero state nominate dal caso? «Noi attribuiamo in modo meccanico un nesso tra casualità e assenza
di un senso. Eppure proprio gli incontri imprevisti possono segnare profondamente una vita, come nel Vangelo, quando i primi apostoli, in un giorno qualunque, incontrano Gesù». Resta aperta la questione della vita su altri pianeti: lo studio delle atmosfere degli esopianeti potrebbe offrire nuove risposte nei prossimi decenni. Ma Bersanelli ama «sostare sulla domanda», nell’attesa dello svelarsi delle cose. E quale posto occupa l’uomo nell’immensità del cosmo? «Siamo minuscoli di fronte all’enormità dell’universo», ma «altrettanto straordinariamente enormi rispetto a una particella elementare». Su questa scala intermedia «la natura ha generato la complessità della vita». La riflessione approda infine al rapporto tra scienza e fede: «La convinzione che la realtà è amica mi viene proprio dalla fede», confida lo scienziato.
Richiamando Dante e l’ordine che unisce tutte le cose, conclude: «Le cose della natura hanno un senso, sono amiche, perché sono segno di Dio e sono create, mi sono date».