Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Comunità parrocchiali ticinesi aggregate: gli esempi di Centovalli, Val Colla e Media Leventina

di Laura Quadri 

Dar vita a nuove forme di collaborazioni amministrative più efficaci, pur mantenendo vive e salde le tradizioni plurisecolari che hanno contraddistinto la vita parrocchiale locale e preservarle. È questa la nuova strada che stanno percorrendo alcune realtà territoriali nella Diocesi di Lugano. Ultime tra queste, in ordine temporale, le parrocchie delle Centovalli, che lo scorso 21 maggio, durante un’assemblea costitutiva alla presenza dei rappresentanti della Curia diocesana, hanno dato vita, per una migliore gestione amministrativa, alla « Parrocchia unica delle Centovalli», ente che ora riunisce le comunità parrocchiali di Intragna, Golino, Palagnedra, Borgnone, Verdasio e la Rettoria di Rasa.

Una strada, quella dell’aggregazione parrocchiale, che, qualora venga scelta dai fedeli e dai locali consigli parrocchiali, può essere attuata passo a passo grazie anche alla consulenza ad hoc fornita dal Gruppo di lavoro diocesano, nato proprio per affiancare le parrocchie nei loro compiti: «Ad oggi, per le parrocchie che volessero collaborare, ci sono tre possibilità, studiate dal nostro Gruppo a partire dalle indicazioni date dal Codice di diritto canonico», spiega don Massimo Gaia, delegato di de Raemy per la pastorale, che presiede i lavori del Gruppo.

Nuove forme di collaborazione

«La prima riguarda l’aggregazione: tutto viene concentrato in un’unica sovraparrocchia con un consiglio parrocchiale unico per tutte le singole parrocchie. Dal punto di vista organizzativo l’amministrazione è unica, ma rimangono le parrocchie con le loro tradizioni. È bene sottolineare che, dunque, è qualcosa di molto diverso rispetto a una vera e propria fusione. Piuttosto l’immagine ideale è quella della sinergia: un unico gruppo che si occupa di un vasto territorio». Si tratta di una procedura «che abbiamo bene in chiaro. Abbiamo elaborato delle linee guida che possono aiutare le parrocchie ad attuarla ».

Seconda forma possibile, invece, «è quella del consorzio: un accordo delle parrocchie per la gestione di un singolo tema o dossier. Ad esempio, assumere la figura di un segretario amministrativo che si faccia carico, per ogni parrocchia, dei compiti di segretariato. Come in questo caso, le parrocchie possono consorziarsi quando hanno in vista un obiettivo ben preciso».

Infine, «una terza forma prevede la semplice e puntuale collaborazione tra le parrocchie, che può essere sancita anche formalmente, se lo si desidera». Per la Curia, specifica don Gaia, «non sussiste certo alcun obbligo a intraprendere queste strade, ma se avvertiamo che l’idea di una collaborazione affiora certamente la incoraggiamo».

La Media Leventina: realtà in cammino 

Incoraggiamento che risuona anche in Media Leventina, dove raggiungiamo fra Edy Rossi-Pedruzzi, che con i frati cappuccini cura ormai da diversi anni la pastorale delle tredici parrocchie locali. Ma non solo: in molti anni è riuscito a creare un gruppo di lavoro interparrocchiale che sta ora seriamente considerando la possibilità di un’aggregazione. «L’af-fidamento delle parrocchie ai frati cappuccini residenti a Faido è avvenuto a tappe grazie soprattutto alla lungimiranza di mons. Nicola Zanini, già Vicario generale della nostra Diocesi. Da lì si è iniziato a pensare, dal 2016 in poi, a una serie di incontri con tutti i membri dei Consigli parrocchiali locali, con un obiettivo semplice quanto essenziale: conoscersi a vicenda, ciascuno nel proprio ruolo e impegno per le parrocchie», racconta. Un’idea lungimirante, che ha permesso ai vari enti di «mettere in comune, anzitutto, le problematiche vissute. Inoltre ci siamo dotati di strumenti nuovi per gestire problemi ormai radicati da tempo: una sorta di formazione continua comune, con relatori esterni. Ad esempio, sulla storia delle nostre parrocchie, abbiamo riflettuto con l’apporto dello storico Fabrizio Viscontini. Con Gabriele Serena abbiamo invece ricordato le origini della legge civile-ecclesiastica che regola anche la vita delle nostre parrocchie. Infine, abbiamo svolto una riflessione sui contributi alle parrocchie stabiliti dai Comuni, a fronte delle nuove fusioni comunali in atto». Proprio a proposito di questo ultimo tema avviene il primo passo verso un cambiamento. «Ci siamo accorti al riguardo di alcune discrepanze, con parrocchie che ricevevano di più e quelle che ricevevano di meno. Da qui l’esigenza di varare una convenzione più precisa, convenzione che riguardasse tutte le parrocchie assieme. Nel lavoro di un paio d’anni, le 13 parrocchie della Media Leventina hanno così finalmente stipulato una convenzione con il Comune, che ha riconosciuto alle parrocchie il loro prezioso contributo nell’occuparsi di aspetti, oltre che religiosi, storici e culturali, e di cura del territorio».

Gli incontri tra i vari consigli parrocchiali sono poi proseguiti con regolarità, finché «a un certo punto si è iniziato ad accennare a una prospettiva aggregativa vera e propria. Un progetto ad ora appena abbozzato, ma con un’idea già abbastanza chiara di una futura amministrazione comune. È un progetto aperto, un cantiere. Ma sono convinto che l’aggregazione sia, qui come altrove, una bella prospettiva per il futuro».

La cura delle tradizioni in Val Colla 

Futuro che è già realtà in Val Colla, dove ad oggi il locale Consiglio parrocchiale di San Lucio Val Colla riunisce e gestisce dal 2025, grazie a sette membri eletti, l’amministrazione per quattro parrocchie. «L’aggregazione è stata una grande occasione per avere anzitutto una visione d’insieme sulle realtà vissute dalle singole parrocchie, mettendo in comune le risorse», spiega l’attuale Presidente del Consiglio parrocchiale, Fabio Martinelli. «A Certara grazie anche alla Missione Interna potremo presto effettuare restauri importanti alla chiesa: piccole azioni, ma rese possibili dagli sforzi comuni. Nel 2026 all’assemblea operativa c’erano 30 fedeli partecipanti: un bel numero per noi, rispetto al passato». Cura del calendario liturgico comune, tenuto conto delle festività care a ogni parrocchia, con l’attenzione per le tradizioni precedenti l’aggregazione, ma un’amministrazione congiunta, che dà nuova linfa: questa in sintesi il senso dell’iniziativa, che ha permesso «una professionalizzazione e una gestione più oculata», sottolinea Martinelli, nella speranza «di una strada aperta che possa ispirare anche altri».

News correlate

News più lette