Con l’antropologo Franco La Cecla, sul Corriere del Ticino, un inquadramento dell’epidemia di coronavirus dal punto di vista della socialità.
Come si può leggere questa situazione da un punto di vista della socialità?
«A livello sociale, questi fenomeni hanno strani rimbalzi. Può darsi anche che portino a un aumento del tasso di socialità. Potrebbe esserci una sorta di “effetto Decamerone”, con la riscoperta della preziosità della vita in un periodo segnato da un’epidemia - in quel caso era la peste - Anche oggi potrebbe esserci un effetto di questo tipo. In Cina, per esempio, dicono sia stato registrato un effetto molto forte, online, di ripresa di una certa ironia, della voglia di raccontare, di raccontarsi, da parte di chi è in isolamento. Non è detto avvenga una compressione del sociale. In queste fasi, in cui si esce dalla routine, è probabile avvenga la scoperta di un aspetto non direttamente funzionale della socialità. Poi, certo, tutto ciò va calcolato insieme al fatto che la gente esce di meno, si incontra di meno, ma nell’insieme spesso, negli stati d’emergenza, oltre agli aspetti molto negativi, ce ne sono anche di più positivi. Ci si sente accomunati da qualcosa, molto più di prima».