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Davanti all'IA, le Chiese ribadiscono l'imperativo della dignità umana

l 12 ottobre 2026, le chiese svizzere hanno pubblicato delle linee guida congiunte sull'uso dell'intelligenza artificiale (IA). Il documento, intitolato "L'umanità nell'era digitale", presenta dieci "capitoli" etici che prendono la dignità umana come principio guida.

Dopo l'enciclica papale Magnifica humanitas, uscita all'inizio del 2026, cinque grandi istituzioni cristiane della Svizzera hanno deciso di prendere posizione di fronte all'avanzata dell'IA e alle sue conseguenze sulla società. La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), la Chiesa evangelica riformata di Svizzera (CERS), l'organizzazione mantello Freikirchen.ch, la Chiesa cattolico-cristiana della Svizzera e l'Alleanza evangelica svizzera (AES) parlano così con una sola voce, attraverso delle «linee guida».

Il documento, di una ventina di pagine, si rivolge alle istituzioni ecclesiastiche, alle parrocchie e alle comunità e opere ecclesiali. L'obiettivo è «fornire loro criteri che consentano di porre domande decisive, di esaminare gli sviluppi e di giungere a un approccio sostenibile e prudente all'IA», oltre che di contribuire a un più ampio dibattito pubblico.

Oltre l'Apocalisse

Le Chiese intendono pesare in queste discussioni testimoniando una convinzione comune: «il futuro digitale può essere plasmato». Se la fede cristiana non impone al riguardo un piano preconfezionato, «incoraggia ad affrontare l'era dell'IA senza ingenuità e senza paura, ma ad esaminarne gli sviluppi con occhio critico […]» Il contributo essenziale delle Chiese può venire dalle loro tradizioni teologiche e dalla loro lunga esperienza nell'accompagnamento delle persone in tempi di sconvolgimento.

Il loro approccio non vuole essere né frontalmente negativo né apocalittico. «Il pericolo […] risiede meno nell'aumento delle capacità delle macchine che nel fatto che gli esseri umani rinuncino volontariamente alla loro libertà e alla loro responsabilità […]», osserva il documento. Invita a esaminare non solo i rischi, ma anche le opportunità di questa tecnologia.

Rischi di confusione dei confini

Ma «gli esseri umani sono più che macchine», ricorda L'umanità nell'era digitale. Le persone sono infatti «create e chiamate da Dio» e, in quanto tali, possiedono una dignità inviolabile «che non poggia né sulla prestazione né sull'utilità, ma sull'amore incondizionato di Dio […]»

Le Chiese mettono in guardia da due rischi concomitanti: una «antropomorfizzazione» della macchina – che può indurre una persona fragile a essere ingannata e sfruttata – e una «reificazione» della persona, ridotta a un insieme di schemi o di dati utilizzabili.

«Un'IA non sostituisce un interlocutore umano», sottolineano le linee guida. Perché gli esseri umani vivono in relazioni che affondano le radici nell'esperienza corporea e si costruiscono nel tempo – con Dio, con sé stessi e con gli altri. «I bambini, gli adolescenti e le persone vulnerabili hanno quindi particolare bisogno di spazi protetti in cui la fiducia, l'attenzione e il senso di appartenenza non siano generati da algoritmi, ma vissuti tra persone.»

Nell'enciclica Magnifica humanitas, papa Leone XIV si interroga sulle conseguenze dell'ascesa dell'intelligenza artificiale per l'umanità | disegno
Nell'enciclica Magnifica humanitas, papa Leone XIV si interroga sulle conseguenze dell'ascesa dell'intelligenza artificiale per l'umanità | disegno © Raphaël Zbinden

La formazione della personalità non deve quindi essere delegata. «Le applicazioni di IA possono accompagnare questo processo e sostenere l'educazione», ammettono le Chiese. Ma «a condizione che tali applicazioni stimolino la pratica, l'apprendimento e il giudizio personali, anziché sostituirsi a essi.»

Appello alla responsabilità

Le Chiese in Svizzera ricordano che i sistemi di IA non sono neutrali. Possono riflettere pregiudizi e distorsioni, perpetuare stereotipi o addirittura disinformare, generando una diffusa sfiducia su ciò che è vero. Di fronte a ciò, occorre instaurare una «cultura della verità e della trasparenza», anche a livello ecclesiale, sia nella predicazione e nella formazione, sia nel lavoro con i media.

Le Chiese, le parrocchie e le opere sono altresì chiamate ad assumersi le proprie responsabilità quando ricorrono ad applicazioni di IA nell'ambito della pastorale, della consulenza, della formazione o della vita parrocchiale. Una questione che si pone anche nel trattamento dei dati. «Nessun dato personale sensibile o attinente all'accompagnamento pastorale deve essere inserito in sistemi di IA di cui non siano state verificate l'affidabilità e le garanzie […]», esortano le linee guida. Per le istituzioni ecclesiali non si tratta soltanto di requisiti giuridici, ma dell'espressione della loro missione, che consiste nel rispettare la dignità di ogni persona.

Una tecnica al servizio dell'uomo

Il documento ricorda che all'uso del digitale si applica una responsabilità ecologica. Le istituzioni ecclesiali sono chiamate a controllare l'impiego di queste tecnologie, grandi consumatrici di risorse.

Le Chiese si preoccupano inoltre di una concentrazione di potere legata alla dipendenza sempre maggiore della nostra società dall'IA. «Una tale concentrazione mette a rischio la diversità culturale e sottrae sempre più queste infrastrutture indispensabili alla partecipazione democratica e al controllo pubblico.» Le istituzioni ecclesiali sono esortate ad applicare le buone pratiche e a impegnarsi per un accesso equo, regole trasparenti e una partecipazione effettiva al mondo digitale. Possono anche mettere in luce i rapporti di potere fondati sullo sfruttamento.

Le linee guida incoraggiano il dibattito collettivo su queste evoluzioni, al quale le Chiese devono partecipare. «Forti della fiducia nella presenza di Dio, le cristiane e i cristiani possono opporre alle paure diffuse una speranza fondata: quella di un futuro in cui non saranno gli esseri umani a servire la tecnica, ma la tecnica a essere al servizio degli esseri umani», conclude il documento.

fonte: cath.ch/com/arch/rz/trad. catt.ch

Papa Leone XIV a Ginevra per l'IA?

Secondo un articolo del giornale svizzero tedesco Sonntagsblick dell'11 ottobre, il Consiglio federale attiverebbe la propria diplomazia per convincere Leone XIV a intervenire alla conferenza mondiale sull'intelligenza artificiale organizzata a Ginevra nel giugno 2027.

Vi sarebbero già stati contatti con il nunzio apostolico, mons. Martin Krebs, e con l'osservatore permanente della Santa Sede presso l'ONU a Ginevra, l'arcivescovo Ettore Balestrero.

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