Quali sono le sfide all'unità cristiana? Un'analisi interdisciplinare tra Anne Durrer, segretaria generale per quasi un decennio della piattaforma ecumenica in Svizzera, e Florian Lüthi, suo successore al momento del passaggio di consegne.
La «CTEC»: ecco un nome ben curioso per un luogo d’incontro unico in Svizzera. Ma è così che se ne parla negli ambienti interessati. E, al di fuori di queste cerchie, poche persone conoscono la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane, che riunisce dodici confessioni del nostro Paese. È però un organismo «che non tratta i grandi dossier teologici, molto tecnici, ma che intende favorire la dimensione relazionale dell’ecumenismo», sottolinea subito Anne Durrer, segretaria generale dell’istituzione dal 2017 e fino a fine settembre 2026. «Inoltre, le preoccupazioni di questo gruppo di lavoro riguardano numerose questioni sociali contemporanee», aggiunge il suo successore, Florian Lüthi, entrato in funzione qualche settimana fa.
Entrambi provengono dalla Chiesa cattolica romana, che rappresenta uno dei due pesi massimi istituzionali della CTEC. L’altro è la Chiesa evangelica riformata in Svizzera, che ospita il suo segretariato generale. «Una funzione limitata a un solo posto al 50%, ben modesta di fronte all’ampiezza del compito», riconosce Anne Durrer. Senza contare la diversità dei membri della piattaforma. Si possono citare le Chiese anglicana, metodista o luterana, la Chiesa cattolica cristiana, ma anche diverse giurisdizioni ortodosse così come l’Esercito della Salvezza o la Federazione battista.
Interessarsi all’altro con rispetto
«In questo concerto di Chiese – riassume Anne Durrer – ho scoperto teologie spesso diverse. Ma conoscendo le persone che le incarnano, si riesce a interessarsene con rispetto, anche se non se ne condivide necessariamente il discorso.» Eppure, ammette la segretaria generale uscente, «l’unità sarà piena solo quando si potrà condividere la stessa mensa eucaristica». Non tutte le Chiese, infatti, si accordano reciprocamente l’ospitalità alla messa o alla santa cena. Una divergenza che supera il quadro locale e quindi le competenze della CTEC, che preferisce allora concentrarsi sull’organizzazione di eventi ecumenici (in particolare gli incontri del Forum cristiano), su prese di posizione comuni o su una presenza cristiana nello spazio pubblico.
In una società che si secolarizza, le divisioni all’interno del cristianesimo sono sempre meno comprensibili
Per favorire le relazioni, la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane prepara celebrazioni comuni a livello nazionale: per la pace in Ucraina, o in occasione dei 1700 anni del credo di Nicea, o ancora legate alla salvaguardia del Creato. «È su queste tematiche che un incontro è possibile – commenta Florian Lüthi –: al nostro livello non riusciremo a risolvere i grandi disaccordi teologici; ma possiamo già vivere ciò che è comune, poiché condividiamo la stessa confessione di fede, così come le stesse preoccupazioni per la pace o la preservazione del Creato.»
E il nuovo coordinatore della CTEC aggiunge: «In una società che si secolarizza, le divisioni all’interno del cristianesimo sono sempre meno comprensibili: per farsi ascoltare bisogna presentarsi come Chiese cristiane. È questo che vogliamo favorire. Perché le etichette confessionali spesso non dicono più nulla alla gente.»
Difendere la domenica
Nel dibattito pubblico, la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane è ben lungi dal voler sollevare dispute: i suoi responsabili sperano di «confessare i valori comuni che animano le Chiese: se si pensa alle sfide dell’intelligenza artificiale, per esempio, o delle nuove tecnologie, vogliamo ricordare il posto centrale dell’essere umano», spiega Florian Lüthi. Una delle grandi sfide per la CTEC, che il trentasettenne di Bienne individua in questo contesto? «La difesa della domenica come giorno festivo. Un impegno che possiamo portare avanti con altri partner», prospetta questo perfetto bilingue, attivo anche in seno a Vox Ethica, il servizio cattolico di etica nel nostro Paese. «È una forma di lobbismo in cui la voce cristiana può far sentire valori comuni a favore dell’essere umano o del Creato», conferma Anne Durrer.
fonte: cath.ch/protestinfo/mw/rz/trad. catt.ch
Nell’agenda della CTEC Svizzera
21 novembre 2026: celebrazione ecumenica nazionale alla collegiata di Neuchâtel in occasione della ratifica della versione riveduta della Charta Oecumenica europea.
10 dicembre 2026: Giornata dei diritti umani: pubblicazione di un sussidio per le Chiese legato a questo tema. Il testo proporrà piste di riflessione e testi biblici per una celebrazione o un dibattito.
Dal 18 al 25 gennaio 2027: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: la CTEC propone il materiale per le parrocchie e i gruppi di preghiera o di riflessione. MW