di Cristina Vonzun/catt.ch e catholica/cdt
“Il ruolo della Chiesa è quello della vicinanza, dell’ascolto e di una presenza capace di condividere il dolore, al di là delle appartenenze religiose”. Così si esprime l’amministratore apostolico della diocesi di Lugano, Alain de Raemy, interpellato da catt.ch dopo i drammatici episodi avvenuti tra giovedì 9 e venerdì 10 luglio 2026 a Faido e Leontica.
La Leventina e la Valle di Blenio, due realtà montane solitamente tranquille, sono state improvvisamente sconvolte da una violenza senza precedenti tra giovedì e venerdì scorsi. Abbiamo raccolto l'opinione di mons. de Raemy e la testimonianza di alcuni operatori pastorali che vivono quotidianamente accanto alla popolazione delle due valli: il parroco di Leontica, don Andrea Iskra, fra Boris Muther, cappellano dell’Ospedale di Faido e il diacono permanente della Valle di Blenio, Luca Turlon.
Don Andrea Iskra descrive una popolazione ancora profondamente scossa da quanto accaduto. Sabato sera il parroco ha celebrato, come di consueto, la Messa prefestiva nella chiesa di Leontica. “Le persone erano ancora incredule e durante la celebrazione abbiamo pregato per tutti coloro che sono stati coinvolti nella tragedia. Ho cercato di incoraggiare i presenti, assicurando la mia vicinanza spirituale e invitandoli ad affidarsi a Dio nella preghiera”.
Luca Turlon sabato si è recato a trovare alcuni anziani della valle di Blenio per portare loro il conforto dell'Eucaristia. Il diacono permanente ci dice di aver percepito nelle case visitate un clima di paura e timore.
Anche fra Boris Muther, cappuccino e cappellano dell’Ospedale di Faido, il luogo dove giovedì scorso si è consumato il femminicidio, esprime il proprio sgomento: “In questo momento abbiamo tutti bisogno di una conversione del cuore. Se accadono tragedie di questo genere significa che esiste un malessere diffuso, che ormai raggiunge anche località di valle”. Alla domanda su come contrastarlo, risponde indicando tre vie essenziali: “La preghiera, l’amicizia e la parola condivisa”.
Sul mistero del male riflette anche mons. de Raemy.
“È difficile comprendere il mistero dell'anima umana e la sofferenza che una persona può vivere fino a compiere un gesto tanto estremo: è il mistero della nostra libertà e della mente umana”, dice mons. Alain.
L'amministratore apostolico invita quindi a vivere nell’affidamento, nella preghiera e nel discernimento spirituale. “Solo Dio può conoscere fino in fondo ciò che è avvenuto nel cuore di chi ha compiuto un simile atto. In un piccolo paese ci si conosce tutti e sembra di sapere tutto gli uni degli altri, ma vicende come questa ci ricordano quanto della vita delle persone resti comunque nascosto. Il rispetto della privacy e quella riservatezza che caratterizzano la Svizzera, soprattutto nei villaggi di montagna, sono valori importanti, ma occorre vigilare per permettere alle persone di esprimere i propri sentimenti. Per questo motivo, invito tutti a rimanere aperti all’incontro e al dialogo, affinché chi vive una sofferenza possa trovare qualcuno a cui affidarsi e con cui parlare”.
Mons. de Raemy ha inoltre comunicato a don Andrea Iskra l’intenzione di visitare prossimamente la comunità di Leontica, per esprimere personalmente la vicinanza della diocesi di Lugano alla popolazione colpita da questa dolorosa tragedia.
Il fatto di sangue di Faido e gli eventi di Leontica
La Polizia cantonale ticinese ha ricostruito lunedì pomeriggio 13 luglio, nel corso di una conferenza stampa, la sequenza degli eventi che ha portato al femminicidio di Faido di giovedì sera e alla successiva esplosione di Leontica, costata il ferimento di tre agenti e la morte del presunto autore dell'omicidio: il 59enne che giovedì sera ha ucciso l'ex moglie a Faido per poi farsi esplodere 24 ore più tardi nella casa di un famigliare a Leontica, ferendo alcuni poliziotti. Una terza persona era stata messa sotto protezione dai poliziotti, perchè si sentiva minacciata dall'uomo.