di Cristina Vonzun
«Attraverso quali buone pratiche si realizza il camminare insieme nelle comunità parrocchiali e nelle Reti pastorali? E in che modo, nelle parrocchie e nelle Reti, si vive il discernimento e si decidono insieme le tappe del cammino comune?». A queste due domande poste dall’équipe Sinodo e Reti pastorali della diocesi di Lugano in vista della fase attuativa del Sinodo, hanno risposto parrocchie e Reti della diocesi di Lugano. Ne emerge il ritratto di una Chiesa che desidera camminare insieme e che riconosce nella sinodalità una direzione necessaria per il futuro. Il percorso appare tuttavia ancora in fase di maturazione: accanto a esperienze positive e consolidate, permangono diverse difficoltà e una percezione non sempre chiara del ruolo delle Reti. Ecco alcune tra le tante esperienze raccolte e a noi condivise dall’équipe Sinodo e Reti pastorali.
Incontri, confronto e corresponsabilità
In diverse reti la collaborazione prende forma attraverso organismi di partecipazione e discernimento, come i Consigli pastorali di Rete, che favoriscono il dialogo tra sacerdoti, religiosi e laici. Tra gli S. Lorenzo, nel Luganese, dove quattro volte all’anno si riunisce un Consiglio pastorale composto da rappresentanti delle diverse comunità, una religiosa, un diacono e un membro della Chiesa luterana. La Rete S. Salvatore dispone da cinque anni di un Consiglio pastorale che si riunisce tre volte all’anno per valutare problematiche e risorse e programmare iniziative comuni alle nove parrocchie rappresentate. Esperienze di collaborazione interparrocchiale sono segnalate anche nella Rete Verzasca e Piano, tra le parrocchie di Cugnasco e Gerra Piano, grazie a un Consiglio pastorale interparrocchiale, e in Vallemaggia, dove si sviluppano diverse attività condivise. La Rete Madonna della Fontana nel Locarnese riunisce il proprio Consiglio pastorale tre volte all’anno adottando il metodo sinodale della conversazione nello Spirito, mentre la Rete del Gambarogno può contare su un organismo particolarmente attivo e ricco di iniziative. In generale, laddove sono presenti, i Consigli pastorali svolgono un ruolo fondamentale nel coordinare le attività e nel promuovere una visione condivisa della missione ecclesiale. L’animatore della Rete della destra del fiume Ticino a Bellinzona ha scritto che la Rete «aiuta le comunità e le persone a conoscersi meglio» e quindi a collaborare con maggiore efficacia.
Celebrazioni comuni e pellegrinaggi
Uno degli ambiti in cui la collaborazione tra parrocchie in rete si manifesta con maggiore evidenza è quello liturgico e spirituale. In molte reti le comunità condividono momenti significativi dell’anno liturgico, come la Via Crucis, il Corpus Domini, il Triduo pasquale, le feste patronali e le celebrazioni di Avvento e Quaresima. Particolarmente ricca è l’offerta della Rete Valle di Blenio, che propone attività rivolte all’intera valle. Nella Riviera Sud, le sei comunità partecipano insieme ai Vespri d’Avvento, alle Via Crucis in Quaresima e alle feste patronali, celebrando inoltre in forma unitaria i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Anche in altre realtà i percorsi di iniziazione cristiana diventano occasione di comunione tra parrocchie, con cammini condivisi e celebrazioni comuni. Tra le tradizioni più consolidate figurano i pellegrinaggi, dalla salita annuale alla Madonna d’Ongero organizzata dalla Rete S. Salvatore, al pellegrinaggio quaresimale della Rete Madonna della Fontana. Accanto a questi appuntamenti, diverse comunità promuovono occasioni semplici ma preziose di incontro: colazioni comunitarie, pranzi condivisi, feste popolari, gruppi di volontariato e iniziative di mutuo aiuto.
Formazione e crescita nella fede
La formazione rappresenta un altro ambito nel quale le Reti pastorali esprimono una pratica sinodale. Nella Rete S. Lorenzo sono stati promossi percorsi comuni per catechisti e genitori nell’ambito dell’iniziazione cristiana, mentre la Rete Madonna della Fontana offre momenti di riflessione, approfondimento e condivisione aperti a tutto il territorio. Da segnalare anche la presenza, in diverse reti, di strumenti di comunicazione condivisi, come bollettini, siti web e altri canali informativi che favoriscono il senso di appartenenza e la circolazione delle informazioni.
Giovani, famiglie e oratori
Diverse le esperienze, tra queste c’è il progetto di pastorale giovanile della Rete S. Lorenzo, che ha previsto l’inserimento di un educatore dedicato. Nella Rete Monte Boglia, l’oratorio di Cadro, intitolato a Carlo Acutis, propone attività durante tutto l’anno, offrendo ai giovani e alle famiglie un punto di riferimento stabile per la crescita umana e spirituale.
Carità e attenzione al territorio
Anche l’impegno caritativo trova espressioni significative all’interno delle Reti pastorali. Nel Bellinzonese, il progetto «Buon Samaritano» offre un servizio di prossimità alle persone in difficoltà, in collaborazione con le associazioni caritative presenti sul territorio. La Rete Alta Leventina garantisce una particolare vicinanza ad anziani e malati attraverso visite regolari nelle case anziani, negli ospedali e nelle strutture sociali.
I risultati della consultazione saranno trasmessi in forma integrale agli animatori delle 25 Reti pastorali insieme alla sintesi delle risposte alle due domande.