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Desertificazione: in Mongolia il mondo cerca accordi sulle risposte

A Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, si è aperta oggi, 17 agosto, la 17ª Conferenza delle Parti (COP17) della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), alla quale partecipano 196 Paesi e l’Unione europea. Per due settimane governi, istituzioni finanziarie, imprese, scienziati e società civile discuteranno soluzioni concrete per il ripristino dei terreni, la gestione sostenibile del suolo e il rafforzamento della resilienza alla siccità.

La conferenza si svolge in un momento particolarmente delicato a livello globale su questo tema - con l’estate torrida in Europa e i timori per gli effetti sui prossimi mesi del riscaldamento dell’Oceano Pacifico dovuto al fenomeno noto come El Niño. Degrado del suolo e siccità costano all’economia mondiale quasi 900 miliardi di dollari all’anno, interessano fino al 40% delle terre emerse e coinvolgono circa 3,2 miliardi di persone. Dal 2000 le siccità sono aumentate di quasi un terzo e provocano perdite annuali di almeno 300 miliardi di dollari.

Aprendo i lavori il primo ministro mongolo Nyam-Osor Uchral ha sottolineato la necessità di passare dalle dichiarazioni ai risultati concreti. Tra le priorità indicate vi sono una maggiore integrazione tra ambiente, clima e biodiversità, più investimenti nel ripristino dei terreni, una collaborazione più stretta tra governi, istituzioni finanziarie e settore privato e una maggiore attenzione alle comunità locali e ai pastori. Scienza, tecnologia e innovazione dovranno inoltre essere trasformate in soluzioni applicabili e finanziabili.

Secondo la segretaria esecutiva dell’UNCCD, Yasmine Fouad, il degrado del suolo e la siccità non sono più problemi ambientali lontani, ma minacciano direttamente produzione alimentare, disponibilità d’acqua, economie e sicurezza delle comunità. Per questo la COP17 dovrebbe diventare una conferenza attuativa, capace di portare su larga scala soluzioni già disponibili e trasformare gli impegni internazionali in risultati misurabili.

Il caso della Mongolia

La Mongolia rappresenta un caso particolarmente significativo: circa il 77% del suo territorio è degradato e la pastorizia sostiene il reddito di un abitante su tre. Nel 2023 e nel 2024, una grave siccità estiva seguita da inverni caratterizzati dal fenomeno dello dzud (un'ondata di freddo particolarmente intenso dopo un'estate arida ndr) ha causato la perdita di oltre sette milioni di capi di bestiame, evidenziando la vulnerabilità delle comunità delle regioni aride.

Uno dei temi centrali sarà la resilienza alla siccità. Più di 70 Paesi nel mondo hanno già elaborato piani nazionali contro la siccità, rispetto ai soli tre del 2013. Gli investimenti nella prevenzione risultano particolarmente convenienti: ogni dollaro investito nella resilienza può generare fino a 10 dollari di benefici, mentre alcune soluzioni basate sulla natura possono arrivare a rendimenti 27 volte superiori al costo.

Tutto questo però richiede stanziamenti ingenti. Ogni anno nel mondo servirebbero circa 355 miliardi di dollari per contrastare degrado e siccità, ma gli investimenti attuali ammontano a soli 77 miliardi, lasciando un deficit di 278 miliardi di dollari. Il settore privato contribuisce oggi soltanto per circa il 6% dei finanziamenti destinati al ripristino dei terreni e alla resilienza alla siccità. La COP17 cercherà quindi di mobilitare maggiori capitali privati e pubblici, mirando a ridurre i rischi per gli investitori.

Emergenza pascoli

Grande attenzione sarà dedicata anche ai pascoli, che coprono il 54% delle terre emerse e sono fonte di sostentamento per circa due miliardi di persone. Producono un sesto del cibo mondiale e circa il 70% dell’alimentazione destinata al bestiame, ma fino alla metà dei pascoli mondiali oggi è degradata o a rischio. La conferenza dovrebbe promuovere un nuovo quadro politico e la Rangelands Flagship Initiative per favorirne la gestione sostenibile e rafforzare i mezzi di sussistenza dei pastori.

Durante la seconda settimana di lavori si terranno quattro giornate tematiche dedicate a finanza, acqua, terra e persone, sistemi alimentari e salute del suolo. Saranno inoltre coinvolti popolazioni indigene, comunità locali, giovani, donne, parlamentari, sindaci, imprese e investitori.

La COP17, che si concluderà il 28 agosto, prenderà le decisioni destinate a orientare il lavoro dell’UNCCD nei prossimi anni. L'obiettivo principale è trasformare gli accordi politici in investimenti, partenariati e azioni concrete capaci di fermare e invertire il degrado del suolo, combattere la desertificazione e rendere le comunità più resilienti alla siccità e ai cambiamenti climatici.

Fonte: Asia News

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