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no_image COMMENTO

Il patriarca Bartolomeo I rilancia il dialogo cattolico-ortodosso

di Gino Driussi

«Attendiamo, per grazia e con l’aiuto dall’alto, il ripristino della piena comunione con la Chiesa di Roma nell’unico Corpo della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Lo ha dichiarato il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, in un’allocuzione pronunciata recentemente a Budapest a conclusione dei lavori del 27esimo Congresso internazionale della Società per il diritto delle Chiese orientali intitolato «Il Vescovo di Roma. Prospettive future a partire dalle antiche tradizioni per cattolici e ortodossi». Si tratta di un organismo scientifico internazionale costituito nel 1969 (Bartolomeo, allora giovane archimandrita, ne fu tra i fondatori) che riunisce studiosi appartenenti alle Chiese cattoliche orientali, alle Chiese ortodosse e alle antiche Chiese orientali.

Bartolomeo I ha 86 anni ed è patriarca ecumenico di Costantinopoli da quasi 35 anni. Nell’intento di rilanciare il dialogo cattolico-ortodosso che langue da un po’ di tempo (l’ultima sessione della Commissione internazionale teologica mista si è svolta nel 2023 ad Alessandria d’Egitto, assente la Chiesa ortodossa russa), partendo da una famosa dichiarazione di Joseph Ratzinger (non ancora papa Benedetto XVI), secondo cui «Roma non può esigere dall’Oriente una dottrina del primato maggiore di quella che fu formulata e vissuta nel primo millennio», ha fissato come primo obiettivo il ristabilimento della Pentarchia, ossia dei cinque antichi patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, che nel primo millennio erano in comunione tra di loro e che riconoscevano al vescovo di Roma - il patriarca d’Occidente - un primato d’onore («primus inter pares», come lo è Bartolomeo nel mondo ortodosso).

Un segno di speranza

Tale primato è stato poi riaffermato anche dall’allora patriarca ecumenico Atenagora il 25 luglio 1967 in occasione della visita di papa Paolo VI al Fanar di Costantinopoli, che definì il pontefice romano come colui che «presiede nell’amore». Ed è proprio considerando che il ripristino della Pentarchia costituirebbe un segno positivo e di speranza, «specialmente alla luce del perdurante significato che la sua istituzione conserva per il mondo contemporaneo e per il futuro dell’ecumene cristiana», che Bartolomeo ha annunciato di avere invitato i patriarchi degli altri tre antichi Troni d’Oriente ancora in comunione tra di loro (Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) a una Sinassi fraterna in occasione della festa patronale della Chiesa di Costantinopoli, il prossimo 30 novembre «per discernere in modo conciliare le grandi e urgenti sfide che il popolo di Dio, che porta il nome di Cristo, deve affrontare nel nostro mondo in rapida evoluzione».

In relazione alla concezione ortodossa del primato romano, Bartolomeo lo ha definito: «un primato di servizio amorevole, esercitato all’interno - e mai al di sopra - della comunione delle Chiese sorelle», non nascondendo la distanza che ancora sussiste tra le due concezioni ecclesiologiche cattolica e ortodossa: riferendosi al titolo di patriarca d’Occidente, ha affermato che esso corrisponde a concreti diritti patriarcali, ma non costituisce - nella prospettiva ortodossa - l’espressione di una giurisdizione universale e immediata.

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