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Mostra Just EUman a Strasburgo: il Parlamento europeo si divide sulla vita nascente

di Federico Anzini

Quattordici pannelli alti due metri e un video proiettato in loop. Dal 14 al 17 settembre lo Spazio Emilio Colombo dell'edificio Weiss, al Parlamento europeo di Strasburgo, ospita «Just EUman – Come nasce un cittadino europeo», un percorso sullo sviluppo della vita umana dalla fecondazione al parto. Lo promuove l'eurodeputato Paolo Inselvini, eletto con Fratelli d'Italia nel gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, e lo cura l'associazione italiana Pro Vita & Famiglia. Poche ore ed è diventato un caso politico: da sinistra è arrivata la richiesta di farlo togliere.

Quattordici pannelli e un video

L'allestimento segue le tappe dello sviluppo embrionale e fetale e proietta in continuo il filmato «Baby Oliver». Per Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, si tratta di «rendere visibile l'origine della vita» davanti a chi decide. Difendete pure l'aborto, ha detto, ma per quello che è: non «la soppressione di un grumo di cellule, ma di una vita umana». Il presidente dell'associazione, Antonio Brandi, ha legato la questione a tutte le altre: «senza il diritto alla vita non ci possono essere altri diritti».

La richiesta di rimuoverla

La copresidente del gruppo The Left, Manon Aubry, ha chiesto alla presidente del Parlamento Roberta Metsola di rimuovere l'esposizione. L'eurodeputata del Partito democratico Alessandra Moretti l'ha definita «un'offesa»; Carolina Morace, del Movimento 5 Stelle, «un oltraggio a tutte le donne», con richiesta di un'indagine sulle procedure di autorizzazione.

«La mostra mostra, e basta»

Sulla vicenda è intervenuta la giornalista Costanza Miriano. La sua tesi: la propaganda che ha aperto la strada all'aborto legale in Italia - ma analogamente nel resto del mondo - si è retta su affermazioni false, dal grumo di cellule informe fino al caso della diossina di Seveso, quando si predissero nascite gravemente malformate che non ci furono. E ricorda le conversioni di chi praticava aborti e ha smesso dopo aver visto un'ecografia durante l'intervento. Da qui la conclusione: una mostra che espone un dato medico senza commento non sostiene nulla, mostra. Se quel dato disturba, il problema non è il pannello. «Una libertà che si fonda su una bugia non è libertà, è un inganno», scrive. E le donne che abortiscono, aggiunge, sono prima di tutto ingannate.

Che cosa dice Leone XIV

Nel discorso al Corpo diplomatico del 9 gennaio 2026, papa Leone XIV ha respinto «categoricamente qualsiasi pratica che neghi o strumentalizzi l'origine della vita», indicando l'aborto come atto che «interrompe una vita nascente», e ha giudicato deplorevole destinare risorse pubbliche alla soppressione della vita anziché al sostegno di madri e famiglie. Nello stesso passaggio ha fissato l'orizzonte: «L'obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita».

I numeri e chi accompagna

La Svizzera non è nell'Unione Europea e a Strasburgo non vota. Il regime dei termini, approvato dal 72% dei votanti nel 2002, lascia la decisione alla donna entro la dodicesima settimana: nel 2025 l'Ufficio federale di statistica ha registrato 12'301 interruzioni di gravidanza, 337 delle quali in Ticino. Su quel terreno lavora dal 1975 l’Associazione ticinese «Sì alla vita» che pubblica ogni anno il bollettino con le cifre cantonali: oltre 3'000 bambini aiutati a nascere in mezzo secolo, tre già nati nel 2026 grazie anche al suo sostegno e due attesi entro dicembre, più gli aiuti materiali alle famiglie per le spese ordinarie, ormai non solo nei primi mesi di vita.

Le immagine - come quelle della mostra “Just EUman” - non legiferano. Un immagine non argomenta, non replica: sta lì e chiede a chi guarda di dire che cosa vede. Per questo è più difficile da maneggiare di un discorso. I pannelli oggi si smontano, le domande che hanno sollevato restano aperte e viaggiano senza bisogno di permessi. Chi le raccoglie non si trova davanti a una tesi da respingere, ma a un volto. Da lì, di solito, ricomincia qualcosa.

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