Le donne saranno un giorno ordinate diaconesse? Mentre gli ultimi segnali provenienti da Roma sembrano piuttosto negativi, la teologa Phyllis Zagano, che ha partecipato a una commissione di riflessione, crede in questo sviluppo e ritiene che l'ostacolo principale sia più culturale che teologico.
«Non possono dire di no, ma semplicemente non vogliono dire di sì.» Così Phyllis Zagano descrive la posizione dei responsabili vaticani sul diaconato femminile. Idee che sviluppa ampiamente nel libro Il Vaticano e le donne diacono (Vatican and Women Deacons), uscito nel maggio 2026.
Phyllis Zagano non è certo estranea al dibattito. La teologa americana, professoressa associata di religione alla Hofstra University, nello Stato di New York, è stata membro del primo gruppo di esperti creato da papa Francesco per studiare la questione del diaconato femminile. Le sei donne e i sei uomini che componevano questa commissione si sono riuniti quattro volte tra il 2016 e il 2018, spiega in un intervento sul media italiano Settimana News (28 agosto 2026).
Una seconda commissione incaricata di studiare il diaconato femminile è stata poi creata da Jorge Bergoglio nel 2020, diretta dal cardinale Giuseppe Petrocchi, di cui Phyllis Zagano non faceva più parte, ma che era anch'essa paritaria (cinque donne, cinque uomini).
Una porta ancora aperta
Il cardinale ha consegnato a papa Leone XIV, il 4 dicembre 2025, una lettera che riferiva le conclusioni degli studi di questa seconda commissione, suscitando grande scalpore. Il testo esprimeva un parere negativo sulla prospettiva delle donne diacono. La missiva di otto pagine affermava in particolare che “lo status quo riguardo alla ricerca storica e all'indagine teologica, considerate nelle loro reciproche implicazioni, esclude la possibilità di procedere verso l'ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell'ordine».
Su Settimana News, Phyllis Zagano fornisce precisazioni sulle circostanze, la portata e il contenuto di questa lettera. Spiega in particolare che il suo «status» è stato frainteso. «Molti media hanno presentato la pubblicazione di questa lettera come una ‘decisione’ riguardante le donne diacono. In realtà, la lettera di Petrocchi non conteneva alcuna ‘decisione’. La commissione è stata creata solo per studiare la questione delle donne diacono […].»
Il Documento finale del Sinodo sulla sinodalità (adottato da papa Francesco come parte del suo magistero) afferma inoltre che «la questione dell'accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta e occorre proseguire il discernimento in merito». Phyllis Zagano osserva inoltre che la Chiesa non ha mai promulgato una dottrina che vieti specificamente l'ordinazione delle donne come diacono.
Dibattiti viziati?
L'ultima parola spetta ora al papa. Questi può fare tre cose: ritenere (sulla base degli elementi forniti dalla commissione) che gli elementi storici, teologici e ministeriali siano sufficientemente convergenti e decidere che non è possibile aprire il diaconato alle donne; commissionare un nuovo studio; oppure aprire il diaconato alle donne.
Nel primo scenario, quello del rifiuto, il pontefice potrebbe comunque riprendere l'altra raccomandazione della Commissione Petrocchi, ossia sviluppare i ministeri istituiti e riconoscere maggiormente la diaconia battesimale delle donne.
Phyllis Zagano, dal canto suo, è ottimista sulla possibilità di un diaconato femminile ordinato. Conclude nel suo libro, ripreso dal National Catholic Reporter (NCR), che «lo scenario più probabile è la presentazione, da parte del papa attuale o del prossimo, di un motu proprio […] che conceda ai vescovi l'autorizzazione a ordinare donne diacono».
La via da seguire per arrivarci passerebbe, secondo lei, per «l'osservazione del modo in cui la Chiesa valorizza i doni delle donne, una solida conoscenza dell'insegnamento della Chiesa, nonché una fiducia incrollabile nell'azione dello Spirito Santo».
Ritiene che i dibattiti sul diaconato femminile siano stati finora sensibilmente viziati.
Lacune di competenza?
La teologa punta il dito contro una forma di mala volontà all'interno del Vaticano. Documenta, nel suo libro, la prassi secondo cui «da 50 anni ci si limita a far rimbalzare la questione in modo continuo e opaco tra diverse commissioni interne, alcune delle quali non contano alcun vero esperto in materia di diaconato […]». Alcuni membri delle commissioni avrebbero inoltre «tentato di far deragliare l'evoluzione della questione per ragioni ideologiche». Cita in particolare Joseph Ratzinger, che, mentre era prefetto della Commissione teologica internazionale, avrebbe rifiutato di promulgare una posizione favorevole alle diaconesse.
Alcuni argomenti del gruppo di esperti sarebbero fondati su una comprensione limitata della storia e del diaconato
Mette inoltre in discussione la rappresentatività delle conclusioni trasmesse dal cardinale Petrocchi. Nessuna riunione della Commissione si sarebbe svolta alla presenza di tutti i membri originari, in particolare a causa di una serie di malattie.
Visioni storiche divergenti
Alcuni argomenti del gruppo di esperti sarebbero inoltre «fondati su una comprensione limitata della storia e del diaconato». Phyllis Zagano si oppone infatti a una parte della tradizione teologica recente, in particolare ad alcune conclusioni della Commissione teologica internazionale del 2002.
Quest'ultima aveva riconosciuto l'esistenza storica delle diaconesse, pur ritenendo che quelle dell'Antichità non fossero esattamente equivalenti agli uomini diacono, in particolare a causa di differenze nei riti e nelle funzioni.
La teologa americana ritiene che questa lettura minimizzi alcuni elementi storici. Rimprovera in particolare alla Commissione di aver attribuito un'importanza insufficiente ad alcuni riti antichi associati alle donne, che presentano, a suo avviso, tutte le caratteristiche di un'ordinazione.
Che tipo di ministero?
In questa nozione di «ordine» risiede il nodo della riflessione. La lettera del cardinale Petrocchi si riferisce alla teoria dell'«unicità degli ordini», che collega il diaconato al sacerdozio, spiega Phyllis Zagano. Secondo questa teoria, poiché la Chiesa insegna che le donne non possono essere ordinate sacerdoti, non possono quindi nemmeno essere ordinate diacono. La teologa risponde invocando l'insegnamento magisteriale attuale, che afferma la natura sacramentale dell'ordinazione diaconale e distingue chiaramente il ministero diaconale da quelli del sacerdozio e dell'episcopato. Sostiene che, anche nelle più alte sfere del Vaticano, questa «importante confusione teologica» tra i due ministeri abbia impedito qualsiasi progresso nel dibattito sulle vocazioni femminili.
Il papa potrebbe permettere ai vescovi che lo desiderano di chiedere l'autorizzazione a ordinare donne là dove il loro contesto culturale e pastorale lo consente
«Gli oppositori del diaconato femminile si sono impadroniti del rapporto negativo di questa seconda commissione per ricorrere allo stesso stratagemma che utilizzano da decenni: creare la falsa impressione che esista un insegnamento magisteriale definitivo contrario all'ordinazione delle donne al diaconato, per poi usare questa impressione per porre fine a ogni dibattito successivo.»
Per la teologa, il principale ostacolo attuale al diaconato femminile non sarebbe dunque un'impossibilità teologica dimostrata, bensì la difficoltà culturale e antropologica della Chiesa a concepire le donne come ministre ordinate.
Donne non create a immagine di Dio?
Phyllis Zagano riconosce che la Chiesa non si trova ovunque allo stesso stadio culturale. Propone quindi un principio di sussidiarietà. Piuttosto che imporre il diaconato femminile a tutta la Chiesa, il papa potrebbe permettere alle conferenze episcopali o ai vescovi che lo desiderano di chiedere l'autorizzazione a ordinare donne là dove il loro contesto culturale e pastorale lo consente.
Al di là del semplice posizionamento sul diaconato femminile, la teologa interroga le implicazioni della visione degli oppositori all'ordinazione delle donne. Scrive così su Settimana News: «La lettera [del cardinale Petrocchi, ndr] non riconosce che il postulato e l'argomentazione negativa implicita su cui si fonda – secondo cui le donne non possono rappresentare Cristo come sacerdoti e, di conseguenza, nemmeno come diacono – limitano la comprensione dell'umanità delle donne. Sebbene la lettera affermi che la creazione di nuovi ministeri per le donne nella Chiesa ‘costituirebbe un segno profetico, in particolare laddove le donne subiscono ancora situazioni di discriminazione basata sul genere’, limitare le donne a ministeri non ordinati potrebbe produrre l'effetto opposto, poiché il documento potrebbe essere interpretato come un'affermazione secondo cui le donne non sono create a immagine e somiglianza di Dio.»
fonte: cath.ch/settimananews/ncr/arch/rz/trad. catt.ch