Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (29 gennaio 2026)
Advertisement
  • Di che cosa parliamo quando parliamo della spiritualità che incontra la cura?

    Di che cosa parliamo quando parliamo della spiritualità che incontra la cura? Un incontrarsi a volte sottile, leggero come le ali di un uccello che dialoga con il vento, altre tumultuoso come la tempesta in mare aperto. Il 23esimo Convegno della Fondazione di Ricerca psico-oncologica e dell’Associazione «Triangolo » proprio sul rapporto tra spiritualità e cura, svoltosi lo scorso 29 settembre, portava un curioso titolo: «La parte degli angeli» ( angel share), che evoca quella porzione di Whisky, che evapora dai barili di legno durante la maturazione. Si potrebbe allora dire, metafora permettendo, che ne è la sua anima donata agli «angeli». È l’invisibile che tracima portando con sé nel suo profumo, nella sua capacità di evocare i sensi più profondi la sua parte nascosta e segreta. Un’immagine che richiama la condizione di eccedenza e di ineludibile trascendenza, che appartiene all’umano indipendentemente dal proprio personale credo religioso. La spiritualità è allora quella parte degli angeli, che irrora e da vita alla Cura. La spiritualità abita infatti l’invisibile concreto, tanto quanto la tecnica sta nel visibile e nel misurabile, della speranza, che ne è la sua anima. Spiritualità, speranza e Cura, tre mondi in cui si sentono i battiti del cuore dell’esistenza. La Cura è così spiritualità e la spiritualità è Cura, gesto, parola, sguardo, presenza, commozione verso chi tende la mano in cerca di aiuto. L’uomo ha bisogno di cura, l’uomoècura, è cura per sé, è cura per l’altro, è cura per il mondo. Se noi togliamo questa dimensione condanniamo il mondo alla sua rovina, lo priviamo della sua « riserva simbolica », che la spiritualità contiene. Se la Terapia ha bisogno di competenza e di rigore, la Cura ha bisogno di essere bagnata incessantemente nelle acque dell’amore, della solidarietà e della tenerezza del gesto, dello sguardo e della parola. Tutto ciò da forma al linguaggio affettuoso della spiritualità, «sentinella» della dignità della Persona e della sua inalienabile singolarità e custode nella Cura dell’opera della speranza. In essa l’opera della speranza svolge un compito generativo, di cui il curante è sovente un vero e proprio «ostetrico della vita». Nove sono i «passi di danza» di quella spiritualità in situazione, che chiamiamo Cura:

    1. quello che apre alla trasformazione, che fa del presente la dimora del futuro e del viaggio una permanente scoperta;

    2. quello che la lega all’immaginario, che abita dentro l’esistenza, nell’orizzonte delle cose ideali da raggiungere e da sognare. La speranza qui cammina nel vento di una missione, che ognuno di noi ha depositata dentro di sé;

    3. quello che fa accadere lo stupore della vita, che svela la meraviglia contro il già fatto, il già saputo, contro la banalità del mondo;

    4. quello che la fa parlare con il linguaggio del Possibile, là dove sempre è possibile qualcosa anche quando tutto sembra impossibile;

    5. quello che non la fa vivere solitaria, ha bisogno di compagnia e di comunione, di amicizia e di fratellanza e di una comunità accogliente, senza la quale il suo respiro diverrebbe faticoso;

    6. quello che indica la via contro la rassegnazione di fronte al destino. Un destino che diviene così destinazione, da esilio ad esodo;

    7. quello che le insegna l’arte dell’attesa. La spiritualità nella Cura ha bisogno della forma lenta della vita. Qui sta la tensione tra il dolore di qualcosa che non arriva e la gioia di qualcosa che nuovamente bussa alla tua porta;

    8. quello che apre all’amore del gesto di Cura, che è tenerezza, gentilezza, abbraccio dato e ricevuto;

    9. quello di essere messaggera dell’Altrove e dell’Oltre, di abitare insieme il quotidiano e il mistero di «ciò che è già ma non è ancora». Messaggera la spiritualità, come quell’« invisibile concreto » che dice della fondamentale trascendenza dell’uomo, che permette di volare oltre le nubi della tempesta contro la gravità dell’esistenza.

    di Graziano Martignoni, psichiatra

    News correlate

    Sono diversi i modi per mettersi in cammino sulla strada della spiritualità

    L'importante è permettere a nuove porte di aprirsi: è questo in sintesi il messaggio emerso il 14 gennaio per il ciclo "Spiritualità per tempi incerti" al Cittadella di Lugano organizzato dal gruppo di Studio biblico ecumenico del Luganese.

    Fede e sfide esistenziali: a Lugano un dialogo su senso e spiritualità

    Mercoledì 14 gennaio, alle 20.15, al Centro Cittadella di Lugano, Gianluigi Gugliermetto e Luigino Bruni riflettono sulla cura dell'interiorità di fronte alle tragedie e alle incertezze odierne. Un incontro ecumenico aperto a tutti per cercare nuovi significati e risposte profonde alle sfide della nostra epoca.

    "La sua potenza divina sa sempre farsi spazio"

    Il commento sul Vangelo della IV domenica di Avvento curato dalle donne dell'Unione femminile cattolica ticinese che si lasciano ispirare dal pensiero della mistica "delle strade", assistente sociale e poetessa francese Madeleine Delbrêl ((1904-1964). Una parola per la vita quotidiana.

    Dalla valle di Blenio e da Claro storie di chi ha scelto di formarsi come assistente pastorale nella cura

    Luca Turlon, diacono permanente e Lara Allegri, infermiera, condividono le motivazioni della scelta di formarsi come assistenti spirituali in ambito sanitario. Un percorso che ora è CAS - Certificate of Advanced Studies - all'USI promosso da Facoltà di teologia e Diocesi di Lugano. Iscrizioni entro il 19 dicembre al nuovo corso che inizia a febbraio.

    COMMENTO

    Le città possono essere i deserti dove trovare Dio oggi

    Le signore dell'Unione femminile cattolica ticinese, ispirandosi ai testi della sociologa e mistica francese Madeleine Delbrel, proseguono le riflessioni di Avvento iniziate su catholica e su catt.ch. Meditazioni che attualizzano il Vangelo di ogni domenica di questo tempo della Chiesa.

    COMMENTO

    Popolo di Dio - Chiesa: dal fallimento alla speranza

    Dal fallimento alla speranza, è possibile? "Diciamocelo subito: sì. Dipende da noi; dipende dalle nostre scelte e dalle nostre decisioni". Continuano su catt.ch le riflessioni di don Krzemien - prete polacco che opera in Ticino - sul tema di crisi e fallimento di chi appartiene al Popolo di Dio.

    News più lette