Calendario romano
Un prodigio d’amore
di Dante Balbo
A volte mi capita di discutere con qualcuno che accusa i cristiani di sentirsi superiori e di giudicare gli altri con sufficienza, convinti di avere la verità in tasca e di poterla gettare in faccia al mondo. Niente di più sbagliato, anche se non siamo esclusi dal pregiudizio e dall'errore di sentirci a posto, perché non facciamo nulla di grave. L'esperienza di fede non è l'acquisizione di principi, né di norme morali, che sono una conseguenza, ma un incontro che ridà senso alla nostra vita, che ci raccoglie quando siamo smarriti, che ci salva quando siamo perduti.
Gesù si è scelto una compagnia insolita, mettendo insieme persone molto diverse, tutte bisognose di una ragione di vita: giovani idealisti, guerriglieri, collaborazionisti dei romani, ladri, imprenditori, nobildonne e una ex indemoniata.
La chiesa nella X domenica del Tempo Ordinario ricorda uno di loro, Matteo, che divenne il redattore di un Vangelo, ma che fino a quel momento, si arricchiva riscuotendo le tasse per conto dei romani.
Gesù non ha paura di mescolarsi agli amici dell'apostolo, anzi, è l'occasione per esporre la sua missione: salvare i malati, cioè tutti noi, se accettiamo la nostra vera condizione.
Per questo ha ben detto Papa Francesco che la Chiesa è un ospedale da campo, in cui i fedeli sono i primi ad essere curati dall'amore di Dio, un prodigio in cui ad essere scelti sono sempre gli ultimi.
Calendario ambrosiano
In ogni la comune umanità
di don Giuseppe Grampa
Sostiamo anzitutto sulla motivazione del nuovo agire, straordinario, che Gesù chiede ai suoi discepoli. Due volte Gesù ci rimanda all'agire del Padre, ci invita a guardare e imitare il Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi e manda la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. Questa, per noi ovvia, discriminazione tra buoni e cattivi, giusti e ingiusti agli occhi di Dio non ha valore alcuno, non usa due pesi e due misure. E di nuovo Gesù rinvia addirittura alla perfezione del Padre come criterio del nostro agire: sembra davvero paradossale questa parola che comanda alle creature di vivere come vive il Creatore. Un'altra volta, quando Gesù consegnerà ai discepoli il comandamento dell’amore fraterno: «Amatevi gli uni gli altri», aggiungerà «come io vi ho amati». Di nuovo la misura dell’amore deve esser trovata non in noi ma in Dio, nel suo amore per noi. Amatevi non solo come io vi ho amati ma amatevi perché io vi ho amati, grazie al mio amore, in forza del mio amore riversato in voi.
Aggiungiamo ora una parola per il comandamento così arduo, così straordinario: amate i vostri nemici. Ovvero: non considerare nessuno tuo nemico, cancella dal tuo vocabolario questa parola che ti impedisce di riconoscere in ogni uomo la comune umanità. L'evangelo ci sfida a rompere questa logica perversa in nome della comune umanità che trova il suo fondamento nel riconoscimento di una paternità che è la nostra origine.