Calendario romano
Non basta una vita per il seme donato
di Dante Balbo
Il Vangelo di questa domenica ci propone una parabola conosciuta, paradossale come molte di quelle che Gesù raccontava, la parabola del «Buon seminatore». In essa un seminatore, alquanto distratto, esce a seminare, ma non si preoccupa di dove cade il seme. Getta i semi anche là dove è improbabile che portino frutto: sulla strada, tra i sassi, in mezzo ai rovi e, finalmente, su terra fertile.
Noi siamo abituati a pensare che dobbiamo collocarci in una delle categorie che è lo stesso maestro a spiegare: i superficiali di diverso genere, oppure quelli che hanno accolto la parola di Dio e la fanno fruttare.
Se ci rifletto, la mia vita non è stata tutta uguale, perché a volte sono stato strada, distratto tanto da non ricordarmi la parola di salvezza appena uscito di Chiesa; altre volte terreno sassoso, che non ha permesso alla voce di Dio di mettere radici; in certi momenti la vita mi ha preso con le sue preoccupazioni, persino cose di chiesa, così angoscianti da scordare che è in Lui la mia fiducia.
Le poche volte che sono stato terreno fertile, per Grazia di Dio me ne sono accorto dopo, così che non ho potuto esserne troppo orgoglioso.
Da questo si distinguono i Santi: hanno lo sguardo negli occhi del loro Signore e osservano dove cade il seme, per poterlo curare, annaffiare con le loro lacrime, rispettare anche se germoglio fragile. Ma chiedetelo e vi diranno che una vita non basta per accogliere la Parola che salva.
Calendario ambrosiano
Gesù chiede una coscienza limpida
di don Giuseppe Grampa
Alla domanda «Quelli che si salvano sono pochi o tanti?», Gesù non risponde. La risposta è custodita nella libertà di ognuno di noi. Eppure possiamo in qualche misura rispondere alla domanda, non con un numero ma con alcune consolanti certezze. La prima: dalla parte di Dio vi è una volontà efficace di salvezza per tutti gli uomini, nessuno escluso. Così Paolo: «L’amore di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti» (2Cor 5,14). Nessuno è quindi escluso, questa la prima certezza.
La seconda certezza è annunciata nella Prima lettura. Basterà la presenza di cinquanta giusti perché l’umanità sia salvata. E se saranno solo 45 o 40 o 30 o venti o dieci?…abbiamo capito che basterà un solo giusto, basterà l’intercessione di Abramo, il giusto, l’amico di Dio, ed è bastato e per sempre basterà Gesù che sulla croce spalanca le braccia perché l’umanità sia salvata. L’appello è per tutti e quanti cercano nel rispetto della loro coscienza le vie del bene, non sono certo lontani da Lui.
Ma perché la porta della salvezza è stretta? Perché l’accesso è per tutti ma non è gesto scontato, ovvio. Non bastava per i contemporanei di Gesù aver nelle vene il medesimo sangue, quello di Abramo, e per noi oggi non basta esser anagraficamente cristiani e magari praticanti: bisogna essere operatori di giustizia, è necessaria la limpidezza della coscienza che liberamente, consapevolmente, si consegna nella fede al Signore e alla sua Parola.