Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Domenica 28 giugno: i commenti al Vangelo per la liturgia romana e ambrosiana

Calendario Romano

Croci e incroci, scelte e scelti

di Dante Balbo

Ho fatto scelte professionali, di studio, di luoghi dove abitare, di persone e di appartenenze. Spesso mi sono illuso che fossero razionali, sensate, frutto di riflessione, ma nella maggior parte dei casi, sono state dettate dagli affetti, dalle emozioni, dalle circostanze. Non credo di essere particolarmente superficiale: semplicemente la vita funziona così, se siamo onesti.

Ci sono però dei punti fermi, delle scelte fondamentali che riguardano quello che siamo e saremo. Anche questi dipendono da eventi e occasioni che abbiamo avuto la fortuna di vivere, che, a posteriori, possiamo rileggere come segni di una predilezione, di uno sguardo amorevole. Gesù nel vangelo di questa XIII domenica del Tempo ordinario ci chiede proprio di scoprire dove andiamo, perché esistiamo, cosa vogliamo fare di questa vita che ci è stata donata gratuitamente. Non ha mezze misure: o lui è al centro del nostro universo, oppure il mondo va a rotoli.

Ad ogni incrocio dei nostri sentieri c’è una croce, che non significa una sofferenza ingiusta da desiderare, ma la strada più difficile, quella che non abbandona il nostro Signore. Non possiamo percorrere questo cammino e fare scelte coraggiose, se non riconosciamo di essere stati scelti, amati da Gesù per primo e, se lo mettiamo al primo posto, tutti gli altri diventano amabili.

Calendario Ambrosiano

Uscire da sé per incontrare Gesù

di don Giuseppe Grampa

Gesù ci è presentato nella prima riga del Vangelo odierno in cammino verso Gerusalemme. E sulla strada vi sono tre incontri che fissano le condizioni per essere con Gesù, con lui e come lui uomini della strada. La prima condizione è non essere uomini del nido e della tana. Si impara a volare solo lasciando la sicurezza del nido. Gesù ci invita a guardare avanti risolutamente senza nostalgie regressive. Al secondo interlocutore Gesù chiede d’esser libero non solo e non tanto dal legame filiale ma da quel complesso di abitudini e tradizioni che trasmesse appunto di padre in figlio possono rappresentare un legame paralizzante.

E infine il terzo interlocutore vorrebbe volgersi indietro al complesso di legami, esperienze che costituiscono il suo passato, la sua casa. Di nuovo l’Evangelo chiede di guardare avanti, di non attardarsi nella nostalgia della propria storia, facendo del domani la ripetizione del già visto, del già vissuto.

Possiamo raccogliere il triplice appello evangelico così: avere il coraggio di cercare e guardare l’altro, quanto è diverso da me. Una esperienza oggi sempre più diffusa per la crescente presenza tra noi di «altri», molti ‘altri’, ma una esperienza spesso sorgente di disagio e paura. Quanta paura, a causa di tante diverse alterità, di smarrire la nostra identità. Aprirsi all’altro vuol dire uscire da sé, appunto dal nido e dalla tana, l’altro come libertà dalla cura ossessiva per se stessi, il proprio mondo, le proprie cose per correre la grande avventura dell’incontro.

News correlate

News più lette