Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Domenica 24 maggio: i commenti al Vangelo nella domenica di Pentecoste

Calendario romano

Mettimi come sigillo sul tuo cuore

di Dante Balbo

Amore è una parola esigente, nonostante sia stata offesa e banalizzata in molti modi, quando ci tocca, spalanca lo sguardo all’infinito, chiede che, almeno nel desiderio, ci sia un per sempre.

L’amore non si accontenta, ci chiama nella totalità del nostro essere, coinvolge il corpo, i pensieri, le emozioni, i progetti, le attese, le speranze, lo spazio e il tempo. È capace di cambiare il mondo, di far apparire la bellezza, dove prima c’era l’ordinario, la fantasia al posto dei gesti usati. Questo ha fatto e fa lo Spirito nella comunità degli apostoli e dei discepoli, nel giorno del suo impetuoso ingresso nella storia. Possiamo celebrare questo avvenimento, perché lo Spirito santo è amore, che non si è limitato a toccare di sfuggita la carne dei primi credenti, ma da loro si è lasciato trasmettere attraverso le generazioni fino a noi.

Se lo riconosciamo, ne facciamo esperienza e la vita cambia: è più luminosa, piena, capace di appassionarsi, di commuoversi, di insegnarci strade nuove, mostrarci soluzioni inaudite, farci conoscere la bellezza di ogni essere umano, anche quando deturpato dalla malattia, imprigionato nella rabbia, sepolto dalla tristezza. Lo Spirito, vento bruciante, acqua di vita, profumo inebriante di Cristo, pone un sigillo sul nostro cuore, che ci dà l’autorità dei re, la pietà dei sacerdoti, la lungimiranza dei profeti.

Calendario ambrosiano

Per stare dentro al mondo con la forza dello spirito

di don Giuseppe Grampa

C'è nell'Evangelo di oggi, domenica di Pentecoste, un tratto di singolare tenerezza: nell'imminenza della sua separazione dai discepoli, Gesù promette loro: "Non vi lascerò orfani". Poco prima si era rivolto a loro chiamandoli affettuosamente: "Figliolini miei, sono con voi ancora per poco"(13, 33). Gesù avverte la tristezza che avvolge il cuore dei discepoli: "Perché vi ho detto questo la tristezza ha riempito il vostro cuore" (16,6). "Ora siete nel dolore ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà" (ivi,22) perché dopo Gesù vi sarà l’altro Paraclito, un altro che starà accanto.

Gesù è il primo Paraclito, con Lui Dio finalmente sta accanto a noi. Dopo di Lui vi sarà un altro Paraclito che starà accanto a noi, lo Spirito di Gesù.
Sulle strade del mondo i discepoli di Gesù hanno la certezza d'essere da Lui accompagnati grazie al suo Spirito. Ma questo clima di confidenza e di tenerezza è turbato da un ripetuto cenno al mondo: mondo che non può ricevere lo Spirito, non lo vede e non lo conosce. E ancora "il mondo non mi vedrà più".
Vuol dire, allora, che senza disprezzo per il mondo il discepolo di Gesù deve avere uno sguardo lucido, capace di riconoscere tutti i segni negativi , tutte le molteplici forme di male che deturpano il volto dell'uomo e della terra.
Dobbiamo stare dentro il mondo ma con la forza dello Spirito di Gesù che suscita nella coscienza di ognuno di noi il coraggio dell'indignazione e la forza di rispondere al male sempre e solo con l' inerme forza del bene.

News correlate

News più lette