Calendario romano
Non so dove vai, ma ti seguo
di Dante Balbo
Nei primi anni Novanta, con alcuni amici ci trovammo con il Vescovo Eugenio, perché avremmo voluto formare una piccola comunità, per vivere appieno la nostra fede. In quell’occasione ci capitò di domandare, quasi fosse poco più che una curiosità, cosa fosse il diaconato permanente, di cui avevamo vagamente sentito parlare. Il vescovo colse quella scintilla e capovolse gli argomenti: diventate diaconi e poi potrete vivere in comunità. Oggi la Chiesa celebra l’istituzione del diaconato da parte degli apostoli, ma quando i prescelti accettarono non immaginavano quanto lontano li avesse portati la loro vocazione. Stefano pagò con la vita la sua franca testimonianza, Filippo si ritrovò ad evangelizzare il ministro di una regina pagana. E pensa re che avrebbero dovuto occuparsi dell’equa distribuzione dei pasti, per evitare screzi fra le comunità greca ed ebraica! Anche per noi fu lo stesso. Partiti con le idee confuse, abbiamo vissuto esperienze che non avremmo immaginato. Penso ad uno di noi, chi faceva l’imbianchino e si è ritrovato assistente spirituale delle comunità migranti, oppure a me stesso, che mai avrei immaginato i frutti che avrei contemplato, collaborando al la storia di Caritas Ticino. Quando Gesù nel Vangelo dice di sé «io sono la via, la verità e la vita», sta suggerendo la bellezza di un incontro, in cui tutto ciò che ci è chiesto è di fidarci. Via, perché ogni strada passa per una persona che ci precede. Verità, perché nello svelarsi ci mostra quello che siamo, nella fragilità, ma anche nella bellezza dell’amore. Vita, perché vincendo la morte, ci ha portati nella sovrabbondanza infinita. Tommaso nel Vangelo vuole tutto chiaro, ha bisogno di sicurezze. Gesù gli risponde in altre parole: «Vieni con me e lo saprai!». Tantissimi uomini e donne hanno risposto alla chiamata, senza sapere dove li avrebbe portati, eppure si sono fidati e la loro stessa vita è la testimonianza che non li ha mai delusi. Da quasi trent’anni sono diacono, da 42 sposato. «Non so dove vai Signore, ma continuo a seguirti».
Calendario ambrosiano
Ascoltare la Parola per farsi abitazione di Dio
di don Giuseppe Grampa
Terminata la lettura e innalzato il libro dell’Evangelo, colui che ha letto bacia la pagina. Proprio nel testo di oggi troviamo la ragione di questo gesto di venerazione e di affetto. Infatti due volte Gesù congiunge l’amore per Lui con l’accoglienza della sua parola: «Se qualcuno mi ama osserverà la mia parola». Amore per Gesù e custodia della sua parola sono un unico dinamismo. Del resto altre volte Gesù ha stabilito una chiara identificazione tra la sua persona e le sue parole: «Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà (…). Chi si vergognerà di me e delle mie parole (…) anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui (…)» (Mc 8,35.38). Si comprende allora nella pagina di oggi il legame profondo tra osservanza delle sue parole e amore per la persona di Gesù. Questo legame tra amore e ascolto della parola mi sembra significativo anche per l’esperienza dell’amore umano che si nutre dell’ascolto reciproco. Quando all’interno di una coppia o di una famiglia vengono meno le parole, l’ascolto reciproco, il dialogo, probabilmente l’amore reciproco sta spegnendosi. A chi ascolta e realizza la sua parola Gesù promette di prender casa presso di lui. Ognuno di noi se ascolta e realizza le parole di Gesù diviene abitazione di Dio. Tra le emozioni che la visita a Gerusalemme riserva vi è certamente la sosta presso quanto resta dell’antico Tempio, quel cosiddetto «Muro del pianto», reliquia di pietra della dimora di Dio. Ma già i profeti annunciavano che la dimora di Dio non sarebbe stata più un edificio per quanto magnifico, ma il popolo stesso, la comunità dei credenti: «La mia dimora sarà presso di loro, sarò il loro Dio ed essi il mio popolo» (Ez 37,26). E noi sappiamo che questo abitare di Dio in mezzo a noi si realizzerà nel corpo di una donna, Maria di Nazareth. Ma anche i nostri corpi sono il Tempio di Dio, la sua dimora (1Cor6,19).