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I commenti ai Vangeli di domenica 26 aprile, quarta Domenica di Pasqua

Calendario romano

Cosa devo fare? Voltati!

di Dante Balbo

Il tempo scorre veloce, senza darci tregua. Pensiamo che sia successo ieri e invece sono passati anni. Non è solo un fatto di accelerazione dei processi sociali, delle condizioni di vita stressanti, ma un fenomeno della vita di tutti, oggi come secoli o millenni fa. Ci sono però dei momenti che non dimenticheremo mai, scritti nel profondo, che hanno segnato il nostro futuro. Sono le occasioni in cui il tempo si è fermato, ci siamo trovati davanti a un bivio, professionale, sentimentale, di scelta di vita, di pericolo di morte, di vocazione. Una mattina a Gerusalemme, un rumore ha attratto molta gente: un vento possente che ha investito una casa.

A volte anche per noi questi istanti sono capitati perché abbiamo lasciato che la curiosità ci guidasse. Dalla casa sono usciti uomini e donne che parlavano in molte lingue diverse, ma soprattutto un pescatore galileo ha chiesto attenzione e poi ha annunciato l’incredibile.

Quel Gesù che è stato ucciso quasi due mesi prima è stato resuscitato anche se i presenti lo avevano condannato chiedendo che fosse crocifisso. Forse non erano molti quelli che avevano gridato davanti a Pilato perché Gesù morisse, visto che la piazza era piena di gente proveniente da tutti i luoghi conosciuti allora, ma il modo in cui Pietro parlava, i fenomeni che erano appena accaduti, li chiamano in causa e si sentono trafiggere. Per un dono dello Spirito Santo, intuiscono che se Gesù è risorto, tutto può cambiare, la vita intera può risorgere.

Allora nasce la domanda che sempre accompagna questi momenti decisivi della vita: cosa devo fare?

La risposta di Pietro è importante, ma bisogna liberarla dalle nostre incrostazioni. Lui dice che la prima cosa da fare è convertirsi. Quando sentiamo questa parola pensiamo che bisogna diventare più buoni, rinunciare a tutto, piangere sul nostro peccato.

Tutto vero, ma la prima cosa da fare, se la prendiamo alla lettera, è voltarsi, cambiare strada, lasciarci incontrare dallo sguardo di Gesù, avere il coraggio di pensare che da soli non ce la facciamo e lui può darci la vita che non finisce mai.

Calendario ambrosiano

Dal pastore al gregge, la nascita di un popolo

don Giuseppe Grampa

Sulle labbra di Gesù così come in molte pagine del Primo Testamento l’immagine del pastore e del gregge rivela l’intensa relazione di cura del pastore per il suo gregge, suo decisivo bene. Ma temo che oggi questa immagine evochi piuttosto una condizione di passività. Oggi dire di un insieme di persone che è un gregge non è precisamente fare un apprezzamento. Ma nel Vangelo tale relazione non ha niente di negativo. Ben cinque volte si dice che il Pastore dà la vita e questo verbo allude all’amore incondizionato che trova nella croce la sua decisiva manifestazione. Il Pastore dà la vita. Ancora, quattro volte ricorre il verbo «conoscere» che nella Bibbia indica un coinvolgimento carico di amore: il Pastore «chiama le sue pecore una per una» (Gv 10,3). «Dare la vita» e «conoscere»: non una relazione autoritaria né di comando ma di conoscenza e dedizione fino al dono di sé.

Le pecore, invece, «ascoltano». Viene alla mente uno dei testi più importanti per la tradizione ebraica: «Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio. Il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze» (Dt 6,4). Israele, il popolo di Dio è un popolo che ascolta. E anche il discepolo di Gesù sta seduto ai suoi piedi in ascolto delle sue parole, come Maria di Betania al punto che Gesù dice: «Maria ha fatto la scelta migliore». Ma allora queste pecore che ascoltano non sono affatto passive, sono deste, aperte a comprendere, insomma pecore intelligenti. Non si sta dentro il Popolo di Dio, diciamo pure dentro il gregge, come gregari, ma come soggetti liberi, consapevoli.

La pagina evangelica si conclude con una grande apertura universale: il Pastore che ha offerto la sua vita per la moltitudine, per tutti, raccoglierà in un unico popolo, un unico gregge quanti ascolteranno la sua voce. Significativo che Gesù dica: vi sarà un solo gregge e un solo Pastore; non un solo ovile ma un solo popolo che tutti raccolga nella fedeltà all’unico Pastore.

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