Calendario romano
Essere insieme non è una scelta
di Dante Balbo
Mi fanno sorridere quelli che dicono: “Mi sono fatto da solo”. Semplicemente non è possibile, non perché ognuno di noi è necessariamente figlio, ma perché la nostra vita è costellata di incontri, circostanze, coincidenze, occasioni, persino malattie o disgrazie che possono diventare strumenti di crescita e di cambiamento. Purtroppo gli ultimi secoli di storia ci hanno inculcato che la fede va benissimo, se rimane un fatto personale, meglio se privato, sempre più separato dalla vita, una questione di culto o al massimo di scelte individuali. Quando ci azzardiamo a dire che certi valori sono pubblici e riguardano l’umanità intera e il suo inesorabile declino se non verranno rispettati, veniamo accusati di intolleranza e di imposizione brutale delle nostre convinzioni. La risurrezione e tutto il percorso pasquale hanno un unico obiettivo, un culmine nella preghiera che Gesù elevò al padre a conclusione dei suoi discorsi nell’ultima cena.
“Che siano una cosa sola, come io e il Padre siamo una cosa sola”. Non si tratta di volontarismo, ma di una condizione inevitabile per realizzare la nostra identità di cristiani. Siamo responsabili gli uni degli altri: se non camminiamo insieme, non andiamo da nessuna parte. A Pentecoste verrà lo Spirito santo, l’unico che può realizzare il miracolo della comunione.
Calendario ambrosiano
di don Giuseppe Grampa
Sulla strada sempre più invasa dall'oscurità, c'è uno sconosciuto viandante che si affianca a noi e fa strada con noi. Ancora una volta è Gesù che viene a cercare e a salvare chi sfiduciato fa ritorno al passato. La compagnia di Gesù, anche se non riconosciuto, ridona lentamente fiducia: la sua parola apre l'intelligenza e aiuta a capire il groviglio dell'esistenza, soprattutto il nodo oscuro della sofferenza e della morte. E da quei cuori invasi dalla sfiducia e dall'amarezza sgorga una preghiera, una accorata e dolcissima invocazione "Resta con noi Signore perché si fa sera e il giorno declina". La pagina di Emmaus non è solo parabola della condizione di ognuno di noi che dalla sfiducia viene alla speranza: questa pagina ci svela il volto della chiesa, comunità di discepoli. Attraverso la sua parola e il gesto dello spezzare il pane, i discepoli hanno la certezza della presenza del Signore. La pagina di Emmaus ci riserva un ultimo prezioso messaggio. Appena riconosciuto il Signore nello sconosciuto compagno di viaggio, senza indugio i due lasciano il pane appena spezzato, la cena non ancora consumata e tornano a Gerusalemme per dire agli altri discepoli: il Signore è vivente, noi l'abbiamo incontrato. Anche se l'ora è tarda, la strada buia e lunga non si può non tornare per comunicare la grande e buona notizia: l'uomo della croce è risorto, è vivente.